Una famiglia su tredici e un single su dieci vivono in condizioni di assoluta povertà

Da quando l'Istat ha dato il via alle serie storiche, sono stati raggiunti i livelli massimi di povertà, con il peggioramento più marcato registrato proprio nel nord ovest d'Italia. E la Caritas di Busto Garolfo ha quasi triplicato gli alimenti distribuiti a chi ne ha bisogno

Mentre il mondo corre, dolorosamente, verso i due anni dall’inizio della pandemia, gli outlook delle società di analisi socio-economiche provano ad analizzare gli esiti della crisi mondiale che ne è scaturita. Due sono i lati della medaglia -in realtà tra i tanti- che si possono approfondire: la produzione mondiale e la crisi economica delle famiglie. La prima è argomento da prima pagina su tutti i quotidiani in questi giorni di fine estate: materie prime che latitano, crescita vertiginosa dei prezzi, ritardi nelle consegne, con le immagini degli scaffali vuoti nei supermercati inglesi che stanno facendo il giro del mondo. Il commercio mondiale è entrato in una fase di profonda crisi, e, come sempre in questi casi, a fronte dei tanti che lamentano i ritardi e i prezzi in crescita, c’è chi specula e chi guadagna.
L’altro lato della medaglia, che, oltretutto, è quello che interessa di più ad una banca di territorio come la nostra, è la situazione economica, oggi e in prospettiva, delle famiglie. Ci aiuta a capirne di più il report Istat sulla povertà che, redatto a giugno 2021, segnala i trend in corso nelle dinamiche economico finanziarie del Paese; e purtroppo non ci sono buone notizie. Per l’Istat sono considerate in povertà assoluta le famiglie (o i single) che non possono permettersi le spese minime per considerare una vita accettabile. Queste spese minime comprendono l’insieme di beni e servizi che vengono considerati essenziali. Ad esempio le spese per la casa, quelle per la salute e il vestiario. Istat definisce la soglia di spesa sotto la quale si è assolutamente poveri, attraverso, appunto, un paniere di beni essenziali. Per fare degli esempi, per chi vive nel nostro contesto (nord Italia, provincia di Milano) un single è in povertà assoluta se sostiene una spesa mensile per consumi pari o inferiore a euro 753,87, mentre una famiglia con due figli piccoli è in povertà assoluta se sostiene una spesa mensile per consumi pari o inferiore a euro 1.538,30.
Il trend che registra Istat è particolarmente drammatico e palesa numeri davvero significativi: due milioni di famiglie (7,7% del totale delle famiglie italiane) e oltre 5,6 milioni di individui (9,4% del totale) sono in condizioni di assoluta povertà. Percentuali in crescita, quindi, con un Paese che, a fronte di un miglioramento occorso nel 2019, ‘batte il colpo’ e segna, purtroppo, i livelli massimi di povertà dal 2005, da quando, cioè, Istat ha iniziato le serie storiche. Un dato, sugli altri, emerge e spaventa: 1,3 milioni sono i minori (pari al 13% del totale) che vivono in povertà assoluta.
Purtroppo, il nord Italia, da sempre etichettato come il luogo del lavoro e locomotiva economica del Paese, risulta la regione geografica italiana con la crescita più marcata di famiglie in difficoltà, con un aumento al 7,6% (era al 5,8% del 2019) di famiglie in povertà assoluta. Anche in termini di individui è il Nord a registrare il peggioramento più marcato, con l’incidenza di povertà assoluta che passa dal 6,8% al 9,3% (10,1% nel Nord-ovest, 8,2% nel Nord-est). Sono così oltre 2 milioni 500mila i poveri assoluti residenti nelle regioni del Nord, contro 2 milioni 259 mila nel Mezzogiorno.
Il quadro fotografato dall’Istat si riflette anche sul nostro territorio, nonostante gli sforzi messi in campo da tanti, compresa la nostra Bcc, per stare vicino a chi era in difficoltà.
La Caritas di Busto Garolfo, ad esempio, ha incrementato drammaticamente il proprio impegno nell’aiuto diretto alle persone in difficoltà economica, tentando di dare risposte alle crescenti richieste che dalla comunità arrivavano; nei mesi più difficili del covid -quelli da marzo a giugno 2020- i volontari hanno aiutato 259 famiglie delle quali 80 italiane e 53 legate a nuove emergenze. Sono stati consegnati, sempre da marzo a giugno, 678 pacchi alimentari, che sono serviti a sostenere nell’emergenza 1.061 persone. La fonte di approvvigionamento principale delle derrate è stato il Banco Alimentare (per complessivi 30.000 kg). Per avere un parametro di riferimento, considerando il periodo tra febbraio e maggio, nel 2020 la Caritas di Busto Garolfo ha ricevuto dal Banco Alimentare 11.203 kg di alimenti, a fronte dei 3.872 kg del 2019: una differenza davvero significativa. Tutto questo tenendo conto che l’annus horribilis 2020 portava la Caritas Ambrosiana a prendere una decisione drastica, dal 13 marzo dell’anno scorso invitava, infatti, tutti i volontari over 65 a sospendere momentaneamente il servizio per i rischi correlati alla pandemia. La risposta della Caritas locale è stata straordinaria, in un momento storico così grave e caratterizzato soprattutto dalla quantità di parole che tutti, ad ogni livello, sprecavano, il gesto di maggiore attenzione arrivava esattamente dal comportamento opposto: non parlare, ma saper ascoltare. È quanto i volontari della Caritas hanno fatto nei mesi di grande emergenza, al di là dei numeri, che rappresentano il concreto intervento messo in campo ogni giorno per rispondere ai bisogni delle molte famiglie che hanno bussato allo sportello di ascolto.
Dal 27 marzo al 12 giugno sono state ricevute 334 telefonate di aiuto. Si è trattato di persone spesso già conosciute ma, in altre occasioni, assolutamente nuove, che chiedevano una mano per arrivare a fine mese. Persone che si sono trovate nell’impossibilità di avere un pasto oppure in difficoltà nel provvedere ai bisogni della famiglia, a saldare una bolletta, visto che il lockdown poneva fine a quel lavoro precario che permetteva loro quantomeno di sopravvivere.
L’azione dell’ascolto è stata fondamentale e ha permesso di comprendere la reale situazione per cercare di dare le risposte più corrette. Ma per ascoltare chi? Il vicino di casa, la persona un po’ più anziana, chi era rimasto solo. Una parola di conforto serve, sempre. Per far fronte a questo senso di paura, prima delle risposte concrete c’è l’ascolto. Un gesto di attenzione che non costa nulla, ma richiede uno sforzo di comprensione per arrivare ad una condivisione. Attualmente la Caritas sta aiutando una media di circa 30/40 famiglie la settimana.
Purtroppo, come abbiamo visto coi dati della Caritas, il trend negativo che l’Istat ha certificato non si ferma, anzi; ma non si fermerà nemmeno l’impegno della nostra Bcc al fianco del territorio, sia nel sostenere le tante associazioni di volontariato che operano nell’aiuto ai più fragili, sia nel dare l’impulso finanziario necessario alle imprese che stanno intraprendendo la via della ripartenza.
Simone Mantovani