Ripartire dalle persone

Ripartire dalle persone. Riprendendo quanto ho scritto sull’ultimo numero del nostro giornale La Voce, la ripartenza deve essere riprendendo i valori che storicamente ci hanno sempre mossi, ma, allo stesso modo, deve guardare alle persone. I fondamentali cui ho fatto richiamo non sono nulla senza le persone, senza scelte quotidiane, le stesse che ciascuno mette in atto ogni giorno, che siano coerenti con i proclami che vengono fatti. La ripartenza che stiamo vivendo e, dove l’Italia nel suo complesso si sta comportando ben al di sopra delle aspettative, deve essere muovendo i passi proprio a partire dalle persone. Che queste siano padri e madri, studenti, impiegati e operai, a capo di un’organizzazione o volontari, è importante riacquistare una dimensione umana del nostro essere. Questo non significa rinunciare alla modernità, ma ricollocare la persona al centro della propria azione. Perché dietro a una famiglia bisognosa ci sono persone, adulti e bambini; dietro a un’impresa c’è una persona chiamata ogni giorno a prendere decisioni che riguardano altre persone (i dipendenti e collaboratori); dietro a ogni socio e correntista della nostra Bcc ci sono persone, con le loro storie e i loro vissuti.
Per quanto sia oggi ancora difficile, purtroppo, parlare di un post-pandemia, i numeri ci fanno intravvedere una possibile via d’uscita. E allora, la domanda viene quasi spontanea: cosa abbiamo imparato da questa emergenza sanitaria? Ciascuno, probabilmente, ha in tasca la sua personale risposta. Questa stessa domanda ce la siamo posti noi come Banca di Credito Cooperativo. Cosa abbiamo imparato? O almeno, cosa ci ha insegnato? Faccio nuovamente mie le parole di Papa Francesco: “Nessuno si salva da solo”. Ma le leggo nell’ottica del cambiamento che è stato richiamato da Leonardo Becchetti, direttore del Festival Nazionale dell’Economia Civile che è in programma a fine settembre a Firenze. “La grande rivoluzione da attuare – dice Becchetti – è coniugare la logica del profitto ai temi della sostenibilità economica ed ambientale. All’interno di un percorso che abbia come obiettivo una ricchezza di senso della vita”.
L’aspetto centrale diventa la persona e il suo prendersi cura all’interno di relazioni che sappiano essere costruttive. È la capacità di essere attori in un processo che non è solamente cambio di paradigmi, ma anche di approccio. Non sono concetti nuovi per il movimento del Credito Cooperativo, che già attraverso Federcasse si fa promotore ogni anno del Festival dell’Economia Civile. Ma è un ribadire un metodo e un approccio che, la nostra Bcc nel suo piccolo, attua da anni. La persona è al centro delle iniziative di solidarietà e sostegno del territorio che ci vedono presenti. Sono le famiglie bisognose che si sono rivolte (e in misura sempre maggiore si rivolgono) alla Caritas per chiedere un aiuto e arrivare alla fine del mese. Sono gli imprenditori che necessitano strumenti per dare concretezza al lavoro e creare un volano di crescita territoriale. La persona è al centro di un’attività di relazione che per una Bcc non si ferma alla parte economica, ma è anche sociale, umana. La persona è la chiave di una nuova idea di futuro: ciascuno è chiamato a dare il proprio contributo. E la nostra Bcc, ancora una volta, c’è. Nel creare ponti e dare vita a rapporti basati sull’ascolto dove, insieme, si guarda al futuro.