Innovazione ed economia circolare, il Syncro Group continua a crescere

L'azienda di Busto Arsizio è protagonista internazionale nel mercato dei macchinari della plastica grazie ad una visione glocal: una presenza globale e un servizio capillare

Si definisce un’azienda glocal. Giocando sull’apparente dicotomia tra i termini “locale” e “globale” il Syncro Group di Busto Arsizio trova il suo essere protagonista all’interno del mercato internazionale della plastica. Ma le dicotomie piacciono: così il bello si abbina al contesto prettamente industriale, le tematiche green vanno di pari passo con il tema dello sviluppo e la tecnologia, con tutto il comparto 4.0, si sposa all’elemento umano. «Il Syncro Group è una struttura globale, ma al contempo molto capillare. Ci piace chiamarla glocal per il suo operare su scenari internazionali avendo però la cura e l’attenzione che sono tipiche di un rapporto diretto, vicino e pronto», spiega il presidente e CEO Gabriele Caccia (nella foto) che 15 anni fa pose la prima pietra dell’intero gruppo dando vita a Syncro.
«Nella nostra storia abbiamo saputo anticipare i tempi, parlando di ecologia quando ancora era un tema riservato a pochi; abbiamo pensato all’industria 4.0 quando nessuno ne parlava e abbiamo voluto introdurre il design in un contesto, quale è quello delle macchine per l’estrusione della plastica, dove spesso l’estetica cede volentieri il passo alla mera funzionalità». Una vision che nel 2007 portò Caccia a proporre al mercato una soluzione che potesse “syncronizzare” tutti i processi legati alle linee di estrusione delle materie plastiche. Giovane ingegnere fresco di importanti esperienze internazionali, Caccia diede così continuità alla storia del padre, imprenditore a sua volta fino al 1998 con l’azienda di famiglia che operava nel medesimo settore. «Tutto è partito da un’idea: davanti a me c’era un mercato in stand-by, con i principali player che da tempo non sviluppavano nuove soluzioni. Era quindi il momento di giocare le nostre carte, svecchiando prodotti ormai consolidati ma soprattutto introducendo una concezione nuova per il settore: diventare l’unico fornitore di un “pacchetto” di prodotti per le aziende di produzione di materie plastiche, proponendo sistemi e accessori in grado di interfacciarsi e offrendo al cliente la possibilità di essere seguito da un unico fornitore in tutto il processo».
Un approccio che, visto oggi, potrebbe non aggiungere nulla a quello che è il quadro industriale. «Ma 15 anni fa nessuno parlava di 4.0, in pochi ipotizzavano di introdurre linguaggi unici tra le macchine per ottimizzare ogni singola fase di processo». Un approccio caratterizzato dalla tigre che è stata scelta quale simbolo di Syncro. «Un animale che quando individua l’obiettivo fa di tutto per raggiungerlo».
La risposta del mercato non è tardata ad arrivare. Solamente due anni più tardi, Syncro è sbarcata sul suolo americano, prima al nord (Stati Uniti) e pochi mesi dopo anche al sud, in Brasile; quindi è il momento dell’Asia e delle filiali in Giappone e Taiwan. All’interno di una rete tessuta su scala globale, Syncro ha attivato un servizio di assistenza e supporto capillare. «È un sistema di servizio integrato per stare sempre al fianco del cliente», precisa Caccia. «Il centro assistenza è strutturato per rispondere h24, operando su tutte le filiali». E può capitare che un problema riscontato su una linea negli USA possa trovare risposta nell’intervento di un tecnico cinese o italiano. Alla base c’è un’avanzata tecnologia basata sull’impiego della realtà aumentata, di smart glasses e di collegamenti in cloud, «ma l’elemento umano resta unico e fondamentale. È quell’apporto che permette di dare risposte in tempi brevi e di essere vicini al cliente, sempre».
I prodotti Syncro si distinguono per una solida meccanica, ma soprattutto per uno sviluppo accurato e innovativo dell’elettronica e della parte informatica. Non solo. «Li volevamo anche belli», sottolinea il presidente del Syncro Group. «Così alcuni anni fa abbiamo dato incarico a uno studio di design industriale di intervenire sulla parte estetica. Abbiamo ridisegnato le nostre macchine facendole più belle». Perché anche sulle linee produttive, come si dice in questi casi, l’occhio vuole la sua parte. Prosegue: «Abbiamo studiato anche l’impiego di materiali ecosostenibili». Il tema ecologico è sempre stato presente nell’azienda di Busto Arsizio. Non una moda, ma una sensibilità che oggi traspare in ogni minimo dettaglio nella nuova sede di viale dell’Industria a Sacconago. La “greenology” di Syncro, il suo pensare green diventa quindi azione. Una filosofia basata su «un’esigenza di mercato», ma anche sul fatto che «ci piace pensare di fare le cose per bene», aggiunge Caccia. Del resto, «la direzione che l’Europa ha indicato è chiara: riduzione della plastica, sia come produzione sia come rifiuto. E noi abbiamo voluto dare il nostro apporto dando corpo a quell’economia circolare di cui tanto si parla». Le famose tre R – riduci, riusa, ricicla – diventano una strategia di mercato.

Nel 2017, entra a far parte della squadra l’azienda inglese Plasmac, realtà con alle spalle una storia trentennale e leader nella produzione di estrusori e accessori per il riciclo degli imballaggi flessibili plastici. Plasmac viene portata a Busto Arsizio e l’anno successivo viene prodotta la prima macchina per il riciclo della plastica interamente made in Italy. Nello stesso periodo, il Gruppo vuole “chiudere” il cerchio: con l’acquisizione della modenese Plantech potenzia una linea di prodotti che intervengono su una riduzione del consumo energetico e sulla gestione delle materie prime. «Ancora una volta abbiamo precorso i tempi, dando valore a soluzioni ecologiche in un settore complesso quale è quello della plastica», osserva. E oggi Syncro Group si presenta come una realtà di calibro internazionale con tre sedi produttive in Italia, con 110 collaboratori e un giro d’affari di 30 milioni di euro complessivo. A queste si aggiungono le sedi produttive in USA e in Cina oltre a una serie di filiali disseminate in tutto il mondo.
«Siamo una realtà in crescita», ricorda Caccia. Un cammino che nemmeno la pandemia ha rallentato. «Il settore della plastica, in particolare quello legato al food e al medicale, ha avuto una crescita importante. Così come il tema del riciclo delle materie plastiche. Con loro, siamo cresciuti anche noi». Se la produzione non ha conosciuto sosta, l’emergenza sanitaria ha però imposto uno stop al comparto di ricerca e sviluppo. «È stato il nostro ambito più penalizzato. La difficoltà nel potersi confrontare in presenza, l’impossibilità di muoversi e andare dai clienti hanno portato al blocco di progetti o al loro ritardo. Come in tutto, anche nello sviluppo fondamentale è l’apporto umano».
E proprio l’apporto umano è il valore aggiunto che il Syncro Group ha trovato nella nostra Bcc. «Parliamo di una collaborazione che per noi è iniziata fin da subito, dove con un caffè ci si poteva scambiare consigli e indicazioni. Le banche in quanto aziende sono fatte di persone. E sono le persone spesso a fare la differenza», conclude Caccia. Se si condividono i principi, le dimensioni e i mercati non contano. «Ci piace lavorare con Bcc perché dà supporto ai quei piccoli artigiani e imprenditori che sono i nostri fornitori». E, anche in questo caso, il cerchio si chiude.