Sollievo tra gli imprenditori: «Superare la crisi è possibile»

I l quadro resta ancora negativo. Ma adesso, quantomeno, la caduta sembra essersi arrestata. Le imprese dell’Alto Milanese e del Varesotto sono convinte che il livello più basso sia stato ormai toccato. E, seppure lentamente, la ripresa stia per iniziare. O addirittura, per alcuni settori, sia già iniziata. Non si tratta di vedere il classico bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, quanto di leggere i segnali che il mondo economico ha lanciato nelle ultime congiunturali rilevate da Univa e da Confindustria Alto Milanese. Per entrambe le associazioni, infatti, i dati raccolti nella loro diversità e nella loro frammentaria omogeneità, stanno a delineare uno scenario che, tutto sommato, può essere ritenuto come positivo. Quella stabilità che emerge dalle due indagini che le associazioni di categoria hanno svolto relativamente ai primi tre mesi del 2010, indica almeno un punto da cui ripartire. I livelli economici, infatti, restano bassi, anche se la voglia di riscatto del mondo imprenditoriale pare avere una base maggiore di fiducia non solamente per sperare, ma anche per muoversi in vista di una ripresa. Le congiunturali delle associazioni di industriali del nostro territorio di riferimento parlano di una iniziale stabilizzazione. Il quadro, però, non è ancora generale ed esprime le classiche due facce: da una parte esiste una diversità di situazione a seconda dei diversi settori con andamenti differenti, dall’altra c’è un clima di maggiore fiducia che arriva proprio dalla volontà che il mondo imprenditoriale sta dimostrando, volendo reagire. Soprattutto adesso che la situazione in Italia appare in leggero miglioramento: infatti, per il 2010 è prevista una crescita, seppure esigua, del Pil italiano. A livello varesino, l’ultima congiunturale di Univa descrive un consolidamento rispetto al 2009: la caduta è rallentata ed è in atto una stabilizzazione sui valori bassi che sono stati toccati alla fine del 2009. Esistono, però, delle differenze tra i settori, velocità diverse e modalità di reazione che variano a seconda del comparto considerato. Sotto il profilo produttivo, nei primi tre mesi dell’anno, le imprese varesine si sono divise pressoché equamente tra quante continuano a registrare un miglioramento rispetto al trimestre precedente (35%), un peggioramento (33%) e una stabilità (31%). All’interno dei settori metalmeccanico e tessile-abbigliamento, l’indagine di Univa ha rilevato inoltre una certa disomogeneità di comportamento e di risultati tra le imprese; nel settore della gomma e delle materie plastiche, invece, i segnali sono di stabilità, mentre nel chimico-farmaceutico il miglioramento è più marcato. Sono però le prospettive a delineare una situazione differente rispetto al passato: il 43% delle imprese che sono state coinvolte nell’indagine prevede stabilità per i prossimi mesi, il 50% indica uno scenario in miglioramento, mentre solamente il 7% è pessimista. Sono dati che Univa legge in maniera chiara: viene confermata la frenata nella caduta dei valori economici e i primi passi verso una lenta crescita si manifestano sottoforma di consolidameno.
Leggermente diverso lo scenario che emerge dalla congiunturale di Confindustria Alto Milanese, dove sono in flessione sia la produzione sia il fatturato. Questo non ha fatto calare però la fiducia negli imprenditori, che si aspettano generalmente un incremento delle vendite. Cautela è la parola d’ordine che emerge; nessuno si sbilancia, anche se nessuno vuole restare fermo a guardare, subendo così una possibile ripresa senza esserne parte attiva. Ancora una volta, però, emerge l’importanza della solidità dell’azienda stessa. La sua storia e il suo sviluppo sono elementi fondamentali per poter guardare al futuro con fiducia. Chi ha costruito bene, non raccogliendo solamente, ma impostando un piano industriale proiettato verso lo sviluppo, si è ritrovato coinvolto ma non travolto dall’attuale crisi. Ecco due esempi, due testimonianze dirette di imprenditori e imprese che hanno saputo vivere le difficoltà senza diventarne vittime. La prima è la MPG – Manifattura Plastica Gallaratese che ha fatto della ricerca la sua linea giuda. «Un ambito nel quale abbiamo investito e continuiamo ad investire molto», spiega Giampiero Perego, titolare della MPG, azienda che si occupa della produzione di imballi in plastica per gli alimenti. «Il nostro settore è in costante evoluzione: basta pensare che negli ultimi anni siamo passati da imballi che avevano unno spessore da oltre un millimetro a contenitori da 0,6. Se questo ha significato una riduzione di utilizzo di materie prime, ha comportato uno sviluppo notevole in termini di ricerca e sviluppo per offrire al cliente un prodotto ugualmente affidabile sotto il profilo della resistenza». Gli investimenti sono alla base della solidità. «Parliamo degli investimenti in ricerca, sia di prodotto sia di processo, ma anche in macchinari e risorse umane: sono passaggi oggi non più trascurabili, anzi, obbligatori per chi vuole restare sul mercato, anche in questo momento di crisi». Altro elemento sono le certificazioni. «Sottoporsi a processi severi, pur di essere riconoscibili», continua Perego. Tutto questo porta alla solidità. Ma anche per un’azienda leader di mercato, la crisi si è fatta sentire. «Non possiamo dire di essere stati immuni. Fortunatamente, però, l’industria alimentare non si è fermata, perché, pur cambiando livello di prodotto, il consumatore ha continuato ad acquistare beni alimentari». Il vero attacco è arrivato dai competitor, che sono aumentati in un momento di difficoltà. «Aziende che lavoravano materie plastiche, davanti alla carenza di ordinativi hanno cercato di convertirsi alla produzione di contenitori per alimenti, proponendosi al mercato con prezzi inferiori». A questo punto, è entrata in gioco la storia e la solidità dell’azienda; una storia costruita puntando molto sull’export. «Siamo un’azienda con una forte vocazione all’esportazione: più del 35% della nostra produzione va all’estero. Ma parlare di esportazione quando ci si riferisce all’Europa ormai non ha quasi più senso: il mercato europeo deve essere considerato come normale», sottolinea Perego. In questo cammino, la nostra banca è stata di supporto per lo sviluppo e per la crescita. Anche in Europa. Ossserva il titolare della MPG: «Non bisogna lasciarsi ingannare dal nome localistico: Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate. È una banca che ci ha saputo supportare anche nelle operazioni internazionali e con la quale abbiamo costruito un rapporto stupendo». La seconda testimonianza arriva dalla Gimatex Industriale, azienda che ha fatto della qualità e dell’innovazione i propri punti di riferimento. E oggi, continua a mantenere un ruolo primario nel settore, nonostante «per il tessile non siano sicuramente suonate le campane a festa negli ultimi anni in Italia», precisa il presidente, Mario Castellotti. Soprattutto nell’ultimo periodo, quando la crisi si è fatta più acuta e non ha risparmiato la realtà di Busto Arsizio. «Si è fatta sentire in tutto il comparto, pesando moltissimo sia direttamente, sia indirettamente». Uno dei riflessi che ha avuto, per esempio, è stata «la restrizione che il sistema finanziario ha imposto nell’accesso al credito. Questo, in un momento in cui come azienda ci siamo trasformati passando da Gimatex spa a Gimatex Industriale», ricorda Castellotti. Un passaggio non solo di ragione sociale, ma anche di sostanza. «Abbiamo azzerato sulla carta 30 anni di storia, ritrovandoci in un momento particolarmente delicato senza un passato. Con l’aiuto di Univa e di alcuni istituti di credito siamo riusciti a non perdere del tutto il nostro valore». Un valore costruito su due precise scelte: «Abbiamo puntato e puntiamo tantissimo su un livello elevato di qualità e servizio. E abbiamo investito, e investiamo molto sull’innovazione tecnologica. La nostra realtà è molto tecnologica, flessibile e agile, in grado di gestire gli ordini in tempi brevi», prosegue il presidente della Gimatex Industriale. Due chiavi che hanno permesso alla società bustocca di crescere, ampliarsi e resistere anche di fronte all’ultima crisi. «La fase peggiore però dovrebbe essere passata», annuncia Castellotti. «Anche sentendo i nostri clienti, ci troviamo in un punto dal quale è possibile ripartire: certo difficilmente potremo avere delle impennate, ma i segnali di una risalita, anche se lenta, ci sono». Il fondo è stato toccato. Prosegue: «Il momento più acuto fortunatamente è stato messo alle spalle anche se ha avuto un impatto devastante sulla gente e sul mercato, abbassando i livelli di qualità e abituando a prodotti di bassa qualità». I segnali positivi arrivano dall’estero, per esempio dalla Cina «dove si sta creando una fascia di mercato attenta invece ai prodotti di alta qualità». In Italia il meccanismo stenta a partire. «Si parla molto di rivalutare il prodotto nazionale, ma sono al momento solo parole». Continua Castellotti: «Occorre avere una visione globale del mercato e degli andamenti: non è più possibile restare ancorati alla propria realtà, ma attraverso una costante innovazione, proiettarsi all’esterno. Anche al di fuori dell’Europa»

Primo trimestre 2010, la congiunturale di Univa per il settore

Settore metalmeccanico. Non è omogeneo il dato riscontrato: per il 35% degli imprenditori intervistati c’è stato un incremento nella produzione, mentre il 22% la situazione è stabile. Il 43% ha visto un peggioramento. Le aspettative a breve sono invece orientate ad un mantenimento degli attuali livelli produttivi o ad un loro miglioramento: il 41% delle imprese analizzate si aspetta una continuità di scenario economico, il 58% una evoluzione positiva, mentre solo l’1% un peggioramento. Uno scenario del tutto simile arriva dall’analisi del portafoglio ordini. Sul fronte dell’occupazione, le ore autorizzate di Cassa Integrazione Ordinaria sono state 3.693 mila, in riduzione del 17% rispetto al trimestre precedente, anche se in aumento del 37% rispetto al primo trimestre del 2009.

Settore tessile-abbigliamento. L’indagine ha messo in luce differenze di reazione e comportamento tra le imprese: sotto il profilo produttivo le imprese intervistate si sono divise tra chi ha registrato miglioramenti nei livelli produttivi rispetto al trimestre precedente (26%), una situazione di continuità (41%) e peggioramenti (33%). Anche sulle aspettative per il prossimo trimestre le imprese hanno mantenuto prospettive divergenti: il 42% del campione si aspetta per il prossimo trimestre un incremento nella produzione, il 39% una stabilizzazione sui livelli attuali e il 19% una flessione. Infine, anche per quanto riguarda il portafoglio ordini le imprese fanno registrare una certa disomogeneità di comportamento al loro interno dividendosi tra chi ha segnalato una crescita (40%) degli ordini rispetto al trimestre precedente, una continuità (30%) o una flessione (30%). In crescita le ore di Cassa Integrazione autorizzate: 1.342 mila, in aumento del 17% rispetto al trimestre precedente e del 7% rispetto allo stesso periodo del 2009.

Settore chimico e farmaceutico. L’andamento congiuntale del settore si conferma in miglioramento. Dal punto di vista produttivo, anche nel primo trimestre 2010 la maggior parte degli imprenditori intervistati (75%) ha dichiarato una crescita dei livelli produttivi, contro il 2% che ha registrato una situazione di continuità con la rilevazione precedente e il 23% un peggioramento. La crescita sarà lenta: nove imprenditori su dieci prevedono infatti stabilità. Solamente il 10% vede un incremento nella produzione. In miglioramento anche il portafoglio ordini per il 78% delle imprese. Le ore autorizzate di Cassa Integrazione Ordinaria sono tornate però a crescere: sono state 360 mila, in aumento del 64% rispetto allo scorso trimestre e del 62% rispetto ai primi tre mesi del 2009.

Settore gomma e materie plastiche. L’andamento del settore continua a mantenersi orientato verso un lento recupero: il 51% delle imprese ha registrato una situazione di continuità con i livelli produttivi del trimestre precedente, il 46% ha visto un miglioramento e solo il 3% ha dichiarato peggioramenti. Le aspettative riflettono l’andamento della produzione. Anche per questo settore la ripresa sarà lenta: nove imprese su dieci prevedono stabilità.

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