Univa: “Next Generation EU è l’occasione per costruire politiche di lavoro inclusive per i giovani”

Il Presidente nazionale dei Giovani di Confindustria, Riccardo Di Stefano: “Le priorità sono: investimenti pubblici e privati, infrastrutture, sostegno all’occupazione giovanile e femminile”

La situazione è ancora difficile, soprattutto a livello occupazionale. Il ricorso delle imprese del Varesotto alle varie forme di cassa integrazione è tornato a crescere. Nel mese di ottobre i dati segnano un balzo in avanti del +295% rispetto a settembre e del +836% rispetto a ottobre 2019. Nei primi 10 mesi di quest’anno il dato cumulato mostra un monte ore che è cresciuto del 798% rispetto allo stesso arco temporale del 2019. È questo lo scenario congiunturale che ha fatto da sfondo all’Assemblea 2020 del Gruppo Giovani Imprenditori dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese tenutasi in modalità video conferenza e i cui lavori si sono concentrati sul tema: “Impressioni di futuro sulla nuova impresa”.
“Per un’industria così fortemente internazionalizzata come quella italiana e varesina – ha commentato durante la propria relazione la Presidente dei Giovani Industriali di Univa, Giorgia Munari – è l’assenza di visibilità sugli ordini esteri a preoccupare più di ogni altro dato. Confindustria e Univa avevano messo in guardia l’opinione pubblica e le istituzioni sui rischi di un rallentamento a fine anno. Ed è quello che si sta concretizzando”.
Da qui la proposta anche in vista dell’utilizzo delle nuove risorse europee: dare priorità ad una politica del lavoro inclusiva rivolta ai giovani.
“Il tema delle competenze è cruciale”, ha affermato Munari: “L’utilizzo delle risorse del piano europeo Next Generation, lo dice il nome stesso, deve andare a favore delle nuove generazioni, abbiamo un’occasione senza precedenti per investire nella scuola, elevare le conoscenze e le capacità digitali dei nostri studenti e rendere il nostro territorio attrattivo per i futuri talenti”. La strada indicata dal Gruppo Giovani Imprenditori varesino è quello della formazione post-diploma degli Istituti Tecnici Superiori: “Da una parte abbiamo una disoccupazione giovanile nazionale al 30%, dall’altra parte abbiamo un’offerta di tecnici che escono dai percorsi post-diploma degli ITS insufficiente rispetto alle richieste delle imprese, soprattutto sul fronte delle competenze digitali. Dobbiamo investire per ridurre questo gap. È una situazione sclerotizzata a cui va posto rimedio, per non perdere l’aggancio con il futuro. Il filone che suggeriamo è di concentrare importanti risorse europee proprio sugli ITS: questo sarebbe un modo di occuparsi concretamente di scuola, con ripercussioni positive sul futuro delle nuove generazioni e sulla loro capacità di avere un ruolo nello sviluppo del Paese”.
Formare i talenti, però, non basta, ha messo in guardia Munari: “Occorrono strumenti per tenerli sul territorio”. Un problema astioso per Varese che deve competere con un mercato del lavoro come quello svizzero: “Siamo una provincia di confine. Sappiamo più di altri, insieme alle province della fascia Pedemontana, cosa vuol dire la fuga dei talenti. Un’emorragia di risorse del nostro Paese che dobbiamo bloccare con un inserimento agevolato pluriennale nel mondo del lavoro attraverso un sistema graduale di adeguamento delle aliquote contributive (più basse nei primi anni di impiego per poi risalire ai livelli normali col passare del tempo). Ciò in aggiunta o in alternativa agli sgravi contributivi per l’apprendistato. Anche questo è un tema su cui si potrebbe concentrare in modo proficuo le risorse del piano europeo Next Generation”.
Serve coraggio e lucidità, secondo Giorgia Munari: “Coraggio nel ripartire con la costruzione di nuovi modelli competitivi che hanno come fondamenta la formazione. Lucidità nel capire che la sostenibilità richiede progetti lungimiranti di lungo termine, perché solo così l’impresa può creare valore per se stessa e per le comunità in cui e con cui opera”.
Sul punto Munari ha trovato il pieno accordo del Presidente dell’Unione Industriali, Roberto Grassi, intervenuto durante l’Assemblea: “L’impresa sostenibile – ha affermato il Presidente di Univa – è quella che riesce a rivestire il ruolo di cerniera di trasmissione tra presente e progresso. Una parola, quest’ultima, progresso, che, più di altre, deve essere sinonimo di futuro. Non sempre, purtroppo, anche nel recente passato, è stato così nel nostro Paese che di nuova normalità ha bisogno da ben prima dell’arrivo del Coronavirus. Ma che, soprattutto, ha bisogno di tornare a crescere nel senso più ampio del termine. Non solo economicamente. Perché non c’è progresso senza una crescita collettiva sul terreno del benessere sociale che è fatto sì di ricchezza in senso stretto, ma anche di salute, stili di vita e relazioni positive”.
Temi che hanno fatto da spunto dell’intervista al Professore di Business Ethics e Sviluppo Sostenibile alla LIUC – Università Cattaneo, Massimo Folador, a cui hanno fatto seguito le conclusioni del Presidente nazionale dei Giovani Imprenditori di Confindustria, Riccardo Di Stefano: “Il 2021 non sarà l’anno della ripresa, rinviata al 2022. Deve quindi essere un anno-ponte, necessario a tenere insieme i fondamentali economici, e insieme costruire quella svolta necessaria, con l’aiuto di Next Generation EU, che ci aiuterà a disegnare il futuro che vogliamo con gli strumenti che riteniamo prioritari. E cioè investimenti pubblici e privati, infrastrutturazione, sostegno all’occupazione giovanile e femminile. Consideriamoli un pezzo del percorso per costruire quel futuro inclusivo, sostenibile ed innovativo che abbiamo in mente”.