Dalla memoria locale a un’azione di sistema il libro sulle vittime innocenti fa rete tra le Bcc

Il volume nato nelle scuole dell’Altomilanese e promosso dalla Bcc diventa un progetto condiviso a livello nazionale: il riconoscimento della Federazione, le adesioni di altre banche e le presentazioni a Milano e Torino confermano il valore educativo e civile di un’iniziativa che trasforma il ricordo in impegno concreto

«Un grande e premuroso lavoro di memoria, con un forte valore educativo e civico, capace di coinvolgere i più giovani e di promuovere una coscienza consapevole». È con queste parole che la Federazione italiana delle Banche di Credito Cooperativo ha risposto all’invio del volume La mafia porta via vite innocenti, riconoscendo il significato di un’iniziativa che, partita dal territorio, ha saputo attivare un dialogo ben più ampio.
Il libro nasce da un progetto educativo che ha coinvolto scuole dell’Altomilanese, chiamando bambini e ragazzi a confrontarsi con storie difficili: quelle di trentuno vittime minorenni della violenza mafiosa. Non un semplice lavoro di ricerca, ma un percorso di consapevolezza. Gli studenti hanno ricostruito vicende, dato voce a nomi spesso dimenticati, trasformando un elenco in un racconto collettivo fatto di volti, età, vite spezzate troppo presto. Dietro ogni pagina c’è un esercizio di empatia e responsabilità: entrare nelle storie, comprenderle, restituirle con rispetto.


Proprio questo approccio ha reso il progetto qualcosa di più di una pubblicazione. La nostra Bcc ha scelto di non fermarsi al sostegno editoriale, ma di compiere un passo ulteriore: inviare il volume alle Bcc dei territori in cui quelle storie sono accadute. Un gesto semplice, ma con un significato preciso: condividere la memoria e trasformarla in un’azione di sistema.
Le risposte non si sono fatte attendere. Accanto alla Federazione, che ha sottolineato il valore educativo dell’iniziativa e il ruolo del credito cooperativo nella formazione delle giovani generazioni, sono arrivate le riflessioni di diverse banche. La Bcc di Roma ha evidenziato come «la memoria, soprattutto in un tempo segnato dalla perdita di riferimenti, sia una bussola da cui ripartire» e ha ricordato che la mafia «non è un problema di una singola regione, ma una realtà diffusa che si combatte anche attraverso la conoscenza e il ricordo delle vittime». Dalla Campania, la Banca Campania Centro ha parlato di «progetto di grande valore civile ed educativo», capace di trasformare il ricordo in impegno concreto per le comunità. Dalla Sicilia, la Bcc Don Rizzo ha sottolineato l’importanza dell’educazione alla legalità e della diffusione di comportamenti responsabili, soprattutto tra i più giovani, mentre la Bcc di Scafati e Cetara ha richiamato il carattere nazionale del fenomeno mafioso, «una ferita che attraversa l’intero Paese e interpella direttamente anche il mondo economico».


Parole diverse, ma unite da un filo comune: la consapevolezza che la memoria non può restare confinata a un territorio, ma deve diventare patrimonio condiviso. È qui che il progetto compie il suo salto di qualità, trasformandosi da iniziativa locale a esperienza di rete, capace di coinvolgere il sistema del credito cooperativo in una riflessione collettiva.
Parallelamente, il libro ha trovato spazio anche in contesti pubblici di rilievo. A Milano è stato presentato a Book Pride, la fiera nazionale dell’editoria indipendente, dal 20 al 22 marzo al Superstudio Maxi, portando all’interno di una manifestazione culturale il tema della memoria e dell’impegno civile. Lo stand di ITL Libri ha ospitato il volume insieme ad altre pubblicazioni dedicate a temi sociali e culturali, contribuendo a far conoscere il progetto a un pubblico più ampio.
Il percorso è poi proseguito al Salone Internazionale del Libro di Torino, dove il 15 maggio il volume è stato nuovamente presentato, nel corso dell’incontro “Dire, fare e lottare contro la mafia oggi”, a cui hanno preso parte Nando Dalla Chiesa, don Massimo Mapelli e Giovanni Arzuffi. Un passaggio significativo, perché ha inserito il progetto in uno dei principali appuntamenti culturali nazionali, rafforzando il legame tra il lavoro svolto nelle scuole e il più ampio impegno civile contro le mafie.


Al centro resta il senso del libro: restituire voce a chi non l’ha più. Le storie raccontate non cercano effetti retorici, ma costruiscono una memoria concreta, fatta di nomi, date, contesti. Raccontano bambini e ragazzi colpiti per vendetta, per errore, per il solo fatto di trovarsi nel posto sbagliato o di appartenere a famiglie coinvolte, loro malgrado, in dinamiche criminali. E lo fanno con uno sguardo giovane, diretto, capace di parlare anche ai coetanei.
«È proprio questo il valore più forte del progetto -sottolinea il nostro presidente, Roberto Scazzosi-: aver trasformato la memoria in un’esperienza attiva. Non una commemorazione, ma un percorso educativo che coinvolge chi scrive, chi legge e chi decide di portarlo avanti. Le risposte arrivate dalle Bcc e dalla Federazione dimostrano che quella intuizione iniziale ha colto nel segno».

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