«Sono le banche locali a starci più vicine»

Indagine di Confindustria Altomilanese: difficoltà nei rapporti per i grandi gruppi bancari

Un plauso all’operato della banca locale, quindi della nostra Bcc, è arrivato dagli industriali di Confindustria Altomilanese. In una conferenza stampa a inizio novembre, infatti, il presidente Corrado Bertelli e il direttore Alberto Duvia hanno illustrato l’indagine promossa tra gli associati sul rapporto con il sistema bancario. Delle 550 aziende aderenti all’associazione hanno risposto in 228, per confermare la difficoltà di rapporti che le grandi banche mostrano nei confronti delle aziende e il rinnovato clima di collaborazione che invece si instaura con le banche locali. Nel dettaglio, nel 30% dei casi le aziende di Confindustria Altomilanese «hanno confermato una restrizione nella concessione del credito, in particolare da parte delle banche di grandi dimensioni, mentre il comportamento delle “banche locali” sembra essere stato meno stringente – si legge nella nota dell’associazione -. Particolarmente penalizzata è risultata l’erogazione di credito sui cosiddetti “fidi di lavoro”, soprattutto alle imprese più deboli. Molto più diffuso, avendo toccato il 71% delle aziende intervistate, risulta essere l’aumento del costo del denaro a seguito di più elevati spread applicati sui tass». Passando a commentare la situazione attuale, il presidente Bertelli va in controtendenza: «Quello che stiamo vivendo – ha detto – non lo definirei uno tsunami di recessione, quanto un riequilibrio dei mercati a fronte di un’onda di crisi. Certo, ci sono settori che soffrono più di altri, come il tessile, ma c’è anche chi cresce». Bertelli mette al bando il pessimismo, parla di «cauta fiducia», ma prospetta un mutamento radicale nel corso del 2009. «Saranno le aziende più virtuose a sopravvivere e a uscire rafforzate da questa congiuntura», dice. Le aziende, in altre parole, che sono capitalizzate: «Come si fa a presentarsi alle banche a chiedere finanziamenti se si ha solo 20mila euro di capitale sociale e un giro d’affari di qualche milione di euro? – dice -. È ovvio che le banche non si fidano e chiedono garanzie sui beni dell’imprenditore». Il messaggio ai “suoi industriali” è chiaro: bisogna investire nella propria azienda, dotarla di capitali e non depauperarla degli utili. Di più: «Le aziende devono avere dei piani di sviluppo seri e concreti – continua -. È finita l’epoca delle imprese che restano vive solo perché fanno girare fatturato. Il sistema si deve rafforzare e questa crisi contribuirà a farlo». Si va verso quella che Bertelli definisce «una forte selezione», al termine della quale le aziende «più virtuose prenderanno i clienti delle aziende che verranno eliminate dal mercato. E non prevediamo crisi di lavoro, ma molti spostamenti da un’impresa all’altra”.

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