Tenere alta la guardia e la conoscenza per combattere ogni violenza di genere

In Italia una donna su tre ha subìto una qualche forma di violenza fisica o sessuale e in tempi di lockdown sono raddoppiate le donne che si sono rivolte al numero antiviolenza. Dalla nostra Bcc sostegno a chi contrasta questa piaga sociale

«In questi mesi caratterizzati dal lockdown abbiamo assistito con sgomento al diffondersi di una pandemia nascosta, la “shadow pandemic” che lo scorso 25 novembre è stata al centro della giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Una pandemia che non è sotto i riflettori, ma che ha peggiorato la situazione di pericolo vissuta dalle donne e dai minori dentro le mura domestiche, e che è necessario combattere senza se e senza ma, con il sostegno di tutti, denunciandola e dissociandoci apertamente da qualsiasi forma di violenza, a partire da quella digitale, che purtroppo è la più comune e che di fronte alla quale in troppi si limitano ad alzare le spalle, bollandola come una semplice goliardata. Non è così. E non si può tollerare nessuna inaccettabile forma di silenziosa accettazione o accondiscendenza».
Carlo Crugnola, direttore generale della nostra banca, così spiega la decisione del consiglio di amministrazione e della direzione generale della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate di dedicare il secondo principale intervento natalizia al sostegno di chi opera per combattere la violenza di genere, destinando un contributo a due tra le più attive associazioni del nostro territorio: Amico Fragile di Varese e E.VA Onlus di Busto Arsizio.
Un tema su cui la nostra banca si è già spesa più volte in passato, con un’azione che nella primavera 2019 è culminata nella partnership proprio con E.VA onlus «perché -spiega il nostro presidente Roberto Scazzosi- su un tema purtroppo molto attuale come quello della violenza sulle donne non bisogna mai abbassare la guardia. Gli effetti nefasti della violenza sono a breve e a lungo termine e spesso portano le donne all’isolamento, all’incapacità di lavorare, a limitarne la capacità di prendersi cura di sé e dei propri figli. Inoltre, i bambini che assistono alla violenza all’interno dei nuclei familiari soffrono di disturbi emotivi e del comportamento. Gli effetti della violenza di genere, insomma, si ripercuotono sul benessere dell’intera comunità: dobbiamo fare quanto è in nostro potere per fermarla».
E anche se dell’argomento se ne è molto parlato recentemente, in particolare nelle due settimane tra il 25 novembre, che si è colorato di arancione per celebrare la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, e il 10 dicembre, giornata internazionale dei diritti umani, non se ne parla mai abbastanza. A dimostrarlo i dati dell’Istat, che svelano un fenomeno dalle proporzioni impressionanti, dal momento che in Italia il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono quelle di partner o ex partner, parenti o amici, con gli stupri che sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner. Secondo il rapporto Istat dello scorso anno sulle vittime di omicidi, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva, come un amico o un collega di lavoro.
E in questi tempi di isolamento per ragioni sanitarie, in cui le famiglie sono più a stretto contatto e trascorrono più tempo assieme, è aumentato il rischio di violenze su donne e figli, soprattutto quando in famiglia ci sono state gravi perdite economiche o di lavoro. I dati, sempre dell’Istat, indicano che durante i vari periodi di lockdown e di distanziamento sociale le chiamate al numero antiviolenza 1522 sono state il 119,6% in più rispetto agli stessi mesi del 2019.
«Una piaga che in questi ultimi mesi è più che raddoppiata, quindi -conclude il direttore generale, Carlo Crugnola-. Anche per questo si deve potenziare la rete di protezione, per sostenere le donne che vogliono affrancarsi dalla violenza domestica, ed è necessario agire sulla prevenzione della violenza di genere».

IL SOSTEGNO DELLA NOSTRA BCC A DUE ASSOCIAZIONI

E.VA (Emergenza contro la ViolenzA) Onlus – Busto Arsizio

Nata nel 2011 per combattere il problema della violenza di genere, ha promosso il progetto di un servizio antiviolenza ideato dalle istituzioni del comune di Busto Arsizio, costituendo un’equipe multidisciplinare in grado di sostenere le vittime sotto differenti aspetti e che si rivolge a tutte le donne vittime di qualsiasi forma di sopruso: violenze fisiche, abusi, stalking, maltrattamenti, offese, umiliazioni, prepotenze. Dal 2013 è stata riconosciuta associazione aderente al numero nazionale 1522 istituito dal ministero per le Pari opportunità: chi chiama dalla provincia di Varese trova il sostegno telefonico delle operatrici del servizio “Mai più sole”.

Amico fragile onlus – Varese

Costituita nel novembre 2010 da un gruppo di donne medico e di imprenditrici e con il supporto dell’istituto di Medicina legale e Sanità pubblica dell’università dell’Insubria, fornisce assistenza sociosanitaria e di tutela dei diritti civili a chi subisce abusi e mette in atto azioni di sensibilizzazione e prevenzione nella società civile e nelle scuole, rivolte a studenti, docenti e genitori. Inoltre, gestisce il centro antiviolenza all’interno dell’ospedale di circolo di Varese, perché il ciclo perverso della violenza ha il più delle volte la prima segnalazione proprio nel pronto soccorso ospedaliero.