I nuovi poveri: donne, giovani e famiglie E chi ha perso il lavoro o chiuso l’attività

Le conseguenze innescate dalla pandemia hanno avuto un effetto profondo sulla coesione sociale e sulla tenuta del tessuto economico. Ma altissima è stata la risposta in chiave di mutuo soccorso, con 4 italiani su 10 mobilitati ad aiutare gli ultimi. Il sentiero per uscire dalla crisi si chiama solidarietà.

Per la prima volta in vent’anni, è stato registrato un aumento della povertà estrema su scala globale: stando ai dati dell’ultimo rapporto della Banca mondiale, a fine anno saranno tra 88 e 115 milioni le persone precipitate sotto la soglia di 1,90 dollari al giorno. E arriveranno a 150 milioni nel 2021. Tutto questo a causa delle conseguenze innescate dalla pandemia, che ha anche cambiato l’identikit dei nuovi poveri i quali, rispetto al passato, vengono in misura maggiore dalle città, sono più istruiti, lavorano nei servizi e nell’industria.
Anche in Italia la situazione è notevolmente peggiorata. Prima della pandemia nella Penisola c’erano 1,7 milioni di famiglie in condizione di povertà assoluta, per un numero complessivo di quasi 4,6 milioni di individui, e per i primi mesi del 2021 si stima che finiranno nel baratro della povertà assoluta 2,1 milioni di famiglie, per un totale di 5,7 milioni di italiani. A prevederlo, decine e decine di indagini e rapporti, a partire da quelli dell’Istat, di Banca d’Italia, del Censis, di Confcooperative e delle maggiori associazioni di categoria, fino al rapporto su povertà ed esclusione sociale della Caritas, da cui emerge che i nuclei familiari che hanno avuto bisogno di aiuto sono stati il 52%, contro il 48% del 2019. E si tratta soprattutto di donne, giovani e famiglie con minori, cui si aggiungono coloro che hanno perso il lavoro, piccoli commercianti o artigiani che hanno dovuto chiudere le proprie imprese, persone impiegate nel sommerso che non godono di particolari sussidi o aiuti pubblici e non hanno risparmi accantonati, come pure molti lavoratori a tempo determinato o con attività saltuarie.
Persone e famiglie che mai prima d’ora avevano sperimentato condizioni di vita così problematiche e che hanno dato vita ad un’emergenza sociale senza precedenti, per lo meno dalla fine della seconda guerra mondiale, soprattutto nel Mezzogiorno, con il 20% degli indigenti che si trova in Campania, il 14% in Calabria e l’11% in Sicilia. Ma situazione diffuse di bisogno alimentare si rilevano anche nel Lazio (10%) e nella nostra Lombardia (9%), dove il problema riguarda poco più di 950mila individui, ovvero il 20,7% degli italiani in povertà assoluta stimati dall’Istat. E come accadde nel dopoguerra, anche oggi è stata altissima la risposta in chiave di solidarietà e mutuo soccorso, soprattutto sul fronte degli interventi alimentari per chi si trova in difficoltà: come ha rivelato uno studio della Coldiretti, infatti, quasi 4 italiani su 10, per l’esattezza il 39%, dall’inizio dell’emergenza hanno dichiarato di partecipare a iniziative di solidarietà per aiutare chi ha più bisogno attraverso donazioni, pacchi alimentari o prendendo parte a campagne di spesa sospesa.
Tornando al rapporto predisposto dalla Caritas, a cui fa riferimento l’infografica pubblicata a pagine 12, nel periodo maggio-settembre 2020, confrontato con gli stessi mesi del 2019, l’incidenza dei “nuovi poveri” per effetto dell’emergenza Covid è passato dal 31% al 45% e quasi una persona su due tra coloro che si rivolgono alla Caritas lo fa per la prima volta. Aumentano, in particolare, il peso delle famiglie con minori; delle donne, che sono in crescita del 7,7%, e passano dal 50,5% al 54,4%; dei giovani, che fanno segnare un +12,9%, passando dal 20,1% al 22,7%; dei nuclei familiari di italiani (+8,6%), che ora risultano in maggioranza (52% rispetto al 47,9 % dello scorso anno); e delle persone che hanno una fissa dimora, che rappresentano la gran parte degli assistiti e che, passando dall’80,6% all’85,9%, fanno segnare un incremento del 6,6%. Scorrendo il rapporto della Caritas, si scopre che «tra le persone che chiedono aiuto si sono affacciati quest’anno anche tanti piccoli commercianti e lavoratori autonomi: rispetto a questo fronte, le Caritas diocesane hanno erogato sostegni economici specifici. In ben 136 diocesi sono stati attivati fondi dedicati, utili a sostenere le spese più urgenti (affitto degli immobili, rate del mutuo, utenze, acquisti utili alla ripartenza dell’attività, e così via). Complessivamente sono stati 2.073 i piccoli commercianti e lavoratori autonomi accompagnati in questo tempo». Più nel dettaglio, le Caritas diocesane hanno assistito 450mila persone, tra cui prevalgono i disoccupati, le persone con impiego irregolare fermo a causa delle restrizioni imposte dal lockdown, i lavoratori dipendenti in attesa della cassa integrazione ordinaria o in deroga e i lavoratori precari o intermittenti che, al momento della presa in carico non godevano di
ammortizzatori sociali.
Perché la pandemia ha avuto effetti davvero devastanti sul reddito delle famiglie e, così, come si evince da un’elaborazione del Censis sui dati di Banca d’Italia (di cui all’infografica di pagina 14), nel 14,9% dei casi il reddito delle famiglie si è ridotto di oltre il 50% nel corso del 2020, con percentuali ancor più alte per le donne (16,8%) e, soprattutto, per la fascia d’età tra i 18 e i 34 anni (21,2%). Giovani che restano la fascia più penalizzata, con percentuali sopra la media di riduzione del reddito tra il 25% e il 50% (19,5% dei casi, contro la media di 17,9%) e di riduzione del reddito “storico” di circa un quarto (19,4% dei casi, contro la media del 18%). Questa riduzione della capacità economica delle famiglie rischia di aumentare considerevolmente l’incidenza della povertà minorile, che in Italia già oggi colpisce più di 1,1 milioni di bambini e che potrebbero sfiorare i 2 milioni entro i primi mesi de 2021. E la povertà economica dei minori va di pari passo con la crescente povertà educativa, che ha visto nel blocco delle attività scolastiche un peggioramento sostanziale: basti pensare che l’Istat ha certificato che durante il confinamento uno studente su otto non possedeva un laptop per la didattica a distanza e più di due minori su cinque vivono in case prive di spazi adeguati per studiare. Inoltre, da una rilevazione commissionata da Save The Children sulla popolazione italiana, è emerso che un genitore su dieci ritiene di non potersi permettere l’acquisto di tutti i libri scolastici per il nuovo anno e due genitori su dieci di bambini tra i 4 e i 14 anni non possono più permettersi di pagare la retta della mensa scolastica.
È infatti altissima la preoccupazione per il futuro dal punto di vista del reddito delle famiglie, come è stato ben fotografato dal Censis basandosi, ancora una volta, sui dati rilasciati da Banca d’Italia (si veda l’infografica di pagina 14). Alla richiesta di sapere come ci si immagina che sarà il proprio reddito familiare nell’autunno 2021 rispetto a quello precedente l’emergenza sanitaria, solo per il 49,2% degli italiani resterà invariato e solo il 3,8% degli intervistati si aspettano un aumento; nel 26% dei casi ci si aspetta una riduzione di un quarto del proprio reddito, nel 14% dei casi un peggioramento tra il 25% e il 50% e il 7% degli italiani pensa che vedrà le sue entrate dimezzarsi. I più pessimisti sono i lavoratori dipendenti, su cui ovviamente pesa come un macigno lo spettro dell’apertura di una stagione di grandi licenziamenti. Mentre scriviamo vige fino al 31 gennaio 2021, ma il termine sarà sicuramente prorogato al 31 marzo 2021, il blocco dei licenziamenti individuali e collettivi fondati su motivi economici: ma questa, e ne sono tutti consapevoli, non è una situazione che potrà durare in eterno. Così, tra i lavoratori dipendenti sale del 53,4% rispetto alla media (dal 47% al 72,1%) l’aspettativa di una riduzione del proprio reddito familiare: nel 32,1% dei casi di un quarto, per il 25,9% degli intervistati tra il 25% e il 50%, mentre il 14,1% degli italiani lavoratori dipendenti si aspetta di veder dimezzato nel 2021 il proprio reddito familiare. Alla preoccupazione per la mannaia dei licenziamenti, si aggiungono i dati del 2020 sul fronte del mercato del lavoro, con 473mila posti persi in un anno e una disoccupazione giovanile ormai arrivata al 30%. La diminuzione coinvolge uomini e donne di qualsiasi età, soprattutto lavoratori dipendenti (meno 319mila, contro il meno 154mila degli autonomi), mentre crescono di circa 80 mila unità il numero dei disoccupati e di 230mila il totale degli inattivi.
In questo scenario, determinante sarà la capacità di tutto il sistema Paese di dare risposte e prospettive con una chiave di solidarietà, valore da sempre al centro dell’azione della nostra Bcc, per riconciliare l’interesse pubblico e la responsabilità privata. E, infatti, in Europa è in corso una discussione per definire un piano d’azione per l’economia sociale, con la Commissione von der Leyen impegnata a pubblicare un documento programmatico entro la seconda metà del 2021, che sarà un atto politico rilevante per l’utilizzo del bilancio europeo di coesione e che indicherà una strategia di uscita della crisi basata su green deal, digitalizzazione e diritti sociali.