Per un Natale che sia davvero di solidarietà, la nostra Bcc sostiene le mense dei poveri

Stanziato un contributo a favore di sei realtà che operano nel territorio per rispondere alla crescente domanda di cibo di si trova in condizioni di bisogno: un esercito di vecchi e nuovi poveri, che si ingrossa giorno dopo giorno e che lotta per sopravvivere, tra dignità e vergogna

In questo terzo millennio, duramente colpito da ripetute crisi economiche e ora dalla pandemia, è balzato sotto gli occhi di tutti uno dei problemi che è da sempre il più drammatico sul fronte della povertà: il bisogno di cibo. Quello che anni fa sembrava un dramma solo del terzo mondo, degli slum, delle favela e dei clochard, si è via via ingigantito bussando alle porte di tutte le nostre case, partendo dalle grandi città, dove è sempre più facile vedere persone che frugano nei cassonetti dell’immondizia per cercare cibo, per arrivare fino alla più piccola frazione dei nostri paesi. Sono padri separati, mamme sole con figli a carico, giovani precari, impiegati cinquantenni rimasti senza lavoro perché l’azienda ha chiuso, operai, artigiani, piccoli commercianti, camerieri, lavoratori dello spettacolo, guide turistiche e tanti, troppi anziani. Sono un esercito silenzioso e costantemente in crescita -quasi 4 milioni di italiani, secondo le ultime stime, con il 30% in più soltanto negli ultimi due anni-, che prova a sopravvivere, tra dignità e vergogna, e che approda alle tante mense dei poveri e alle molte organizzazioni caritative che distribuiscono loro ogni tipo di genere di primaria necessità. Ma soprattutto cibo.
«Perché dar da mangiare è un valore antico, nato con l’uomo e diffuso in tutte le culture. Che ha un richiamo diretto al valore della vita -commenta il nostro presidente, Roberto Scazzosi-. Lo scandalo dell’affamato interroga sempre le nostre coscienze ed al centro di ogni credo e religione». Ovviamente a partire da quella cristiana, con la parabola evangelica del ricco Epulone che banchetta lautamente mentre il povero Lazzaro giace alla sua porta; attraverso quella ebraica, con l’insegnamento per cui «A un povero che non si conosce e dice: “Ho fame! Datemi da mangiare”, non si controlla se è un truffatore, ma gli si dà immediatamente del cibo»; fino alla cultura islamica, con il precetto della “zakah”, che è un invito esplicito per ogni musulmano a farsi carico delle necessità dei membri più bisognosi della comunità.
E, in generale, in tutte le culture il dar da mangiare è fortemente connesso all’ospitalità, soprattutto del bisognoso, che va sempre sfamato. A prescindere da qualunque altra valutazione, come recita il motto di «Pane Quotidiano», l’associazione che a Milano ha 122 anni di storia e accoglie tutti con questo cartello: «Sorella, fratello… nessuno qui ti domanderà chi sei, né perché hai bisogno, né quali sono le tue opinioni». O, come cantava Fabrizio De André nel Pescatore: «E chiese al vecchio dammi il pane, ho poco tempo e troppa fame. E chiese al vecchio dammi il vino, ho sete e sono un assassino. Gli occhi dischiuse il vecchio al giorno, non si guardò neppure intorno, ma versò il vino e spezzò il pane, per chi diceva ho sete e ho fame».
L’affamato interroga la coscienza di tutti, laici e credenti: non si può rinviare al domani chi ha un bisogno vitale, perché quel bisogno proprio non può aspettare. Bisogna tendere la mano, come ha ricordato papa Francesco lo scorso 15 novembre, nel corso della quarta Giornata mondiale dei poveri, citando «la sapienza antica» del Siracide, uno dei libri dell’Antico Testamento, per indicarci che «Tendere la mano è un segno: un segno che richiama immediatamente alla prossimità, alla solidarietà, all’amore. In questi mesi, nei quali il mondo intero è stato come sopraffatto da un virus che ha portato dolore e morte, sconforto e smarrimento, quante mani tese abbiamo potuto vedere! La mano tesa del medico che si preoccupa di ogni paziente cercando di trovare il rimedio giusto. La mano tesa dell’infermiera e dell’infermiere che, ben oltre i loro orari di lavoro, rimangono ad accudire i malati. La mano tesa di chi lavora nell’amministrazione e procura i mezzi per salvare quante più vite possibile. La mano tesa del farmacista esposto a tante richieste in un rischioso contatto con la gente. La mano tesa del sacerdote che benedice con lo strazio nel cuore. La mano tesa del volontario che soccorre chi vive per strada e quanti, pur avendo un tetto, non hanno da mangiare. La mano tesa di uomini e donne che lavorano per offrire servizi essenziali e
sicurezza».
Una mano tesa che, in linea con i suoi principi di solidarietà, mutuo soccorso e cooperazione, la nostra Bcc non dimentica mai di rivolgere agli ultimi delle proprie comunità, attraverso il sostegno alle tante associazioni caritative e di volontariato che operano sul territorio. «E il tema del cibo è da sempre tra gli interventi che caratterizzano il nostro operato nel sociale -riprende il presidente Scazzosi-. Basti ricordare il progetto “Aggiungi un piatto a tavola” che, con Avis, abbiamo lanciato già dal 2014 a sostegno del Banco Alimentare e l’attenzione che in questi mesi di pandemia abbiamo avuto per alcune associazioni che si stanno prodigando per portare pacchi alimentari al domicilio di chi ne ha bisogno e che è culminata nell’adesione all’iniziativa che ha anche messo in rete alcuni imprenditori con la Caritas parrocchiale e i Servizi sociali del comune di Busto Garolfo».
Caritas, che dal 1971, quando è nata per volere di papa Paolo VI nello spirito del Concilio Vaticano II, opera attraverso 220 Caritas diocesane e in oltre 20mila parrocchie italiane; Fondazione Banco Alimentare, che nasce nel 1989, per volontà di Danilo Fossati, fondatore della Star, e monsignor Luigi Giussani, e conta 21 banchi alimentari regionali da cui si servono quasi 8mila strutture caritative accreditate; City Angels, nata a Milano nel 1994, dove gestisce tre centri di accoglienza per persone senza fissa dimora, e che si è data la missione umanitaria di aiutare chiunque, sulla strada, abbia bisogno; centinaia di associazioni, onlus e organizzazioni, piccole e grandi, che in tutti i quartieri della nostra Penisola rispondono al bisogno di cibo di 4 milioni di italiani. Sono loro, le organizzazioni del terzo settore, a dare le principali risposte a chi ha fame e non può permettersi di acquistare gli alimenti, e a reggere l’urto di un grido d’aiuto che, dal marzo scorso, ha visto le richieste aumentare mediamente del 70%, con punte in alcuni comuni, anche della Lombardia, del 200%,
E, così, uno dei principali interventi decisi per questo Natale 2020 dalla nostra Bcc va nella direzione di tendere la mano a chi è affamato, sostenendo i costi per i pranzi del periodo delle feste natalizie offerti dalle mense dei poveri della “Casa della carità” di Legnano e del “Pane di Sant’Antonio Casa della carità” di Varese, e destinando un contributo al Mercato solidale di Legnano, alla Mensa dei poveri di Via Luini a Varese, all’associazione La Luna onlus di Busto Arsizio e al Banco di solidarietà alimentare “Non solo pane” onlus di Varese: sei associazioni che presentiamo meglio nel box qui a fianco.
«Donazione, questa decisa dall’intero consiglio di amministrazione e dalla direzione della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate, che vuole essere anche un segno di solidarietà di tutta la nostra base sociale verso l’impegno quotidiano di chi si mette gratuitamente al servizio degli ultimi, donando loro cibo e calore umano -commenta il nostro presidente, Roberto Scazzosi-. Con la consapevolezza che senza l’impegno dei volontari del terzo settore il nostro Paese sarebbe decisamente più povero».

 

I SEI PROGETTI CHE ABBIAMO SOSTENUTO PER NATALE 2020

Mensa dei poveri della Casa della carità – Legnano

Attiva presso la parrocchia Santa Teresa del Bambin Gesù, posta nell’Oltresempione, affidata ai padri Carmelitani Scalzi e che fin dagli anni Ottanta si è caratterizzata per una spiccata propensione alla carità, con i Carmelitani che, per chi lo necessitava, davano la possibilità di pranzare presso il convento, la mensa dei poveri nasce e si fortifica soprattutto grazie alla volontà di padre Gabriele Mattavelli, che la inaugura nel 2003, denominandola “Casa della Carità”. Da allora, ogni giorno, grazie all’aiuto di molti volontari, la mensa fornisce pasti caldi a circa 80 utenti.

Pane di Sant’Antonio Casa della carità – Varese

L’associazione, che opera presso la Casa della Carità di Varese, rappresenta la formalizzazione di un’opera di volontariato attiva in città da oltre 40 anni e che ha preso il via con la storica Mensa del povero, fondata nel 1938 dai Frati Minori Francescani presso la Cascina Brunella, che ha dato il nome all’attuale quartiere. I servizi attuali comprendono la mensa, le docce, l’emporio solidale ed il guardaroba per i cambi d’abito, tutti erogati in forma completamente gratuita a chiunque ne abbia necessità, nel tentativo di soddisfare i bisogni primari di chi vive in situazione di bisogno.

Mercato solidale – Legnano

Attivo presso la parrocchia del Beato Cardinal Ferrari, nel quartiere Mazzafame, dove esiste già la mensa nata da un’idea dell’ex parroco don Paolo Gessaga, il mercato solidale offre generi alimentari, prodotti per l’igiene personale e articoli di cartoleria per studenti. Così, invece del pacco viveri preconfezionato, le famiglie che vengono autorizzate dal centro di ascolto della Caritas ad accedere alla struttura (per farlo viene rilasciata una tessera, normalmente per un periodo limitato ai tre mesi, rinnovabili fino a un anno) possono scegliere tra i beni allineati sugli scaffali, come in un supermercato.

Mensa dei poveri di Via Luini – Varese

Gestita dalle Suore della Riparazione, la mensa di via Luini provvede da anni al pasto serale di poco più di 250 persone bisognose e in questo periodo di pandemia anche alla cena dei 26 uomini senza fissa dimora che hanno trovato accoglienza nel dormitorio pubblico della città e da cui non possono uscire. Il servizio viene garantito dalle suore, da due dipendenti, da molti volontari e anche dal sostegno della Protezione civile, che oltre ad aiutare a disciplinare la distribuzione dei pasti, si occupa del ritiro mensile di generi alimentari presso il Banco alimentare della Lombardia.

Associazione La Luna onlus – Busto Arsizio

Nata nel 2010, “La Luna – Banco di solidarietà di Busto Arsizio”, iscritta alla federazione nazionale dei Banchi di solidarietà, opera per rispondere alla povertà nella forma prima del bisogno di cibo, portando quindi generi alimentari a chi, vivendo situazioni di particolare difficoltà, non riesce a comprarne a sufficienza per sé e la propria famiglia. I generi alimentari vengono raccolti tramite il Banco alimentare, o forniti dalle “famiglie solidali” che mensilmente si impegnano a fare la spesa per il Banco di solidarietà o attraverso il coinvolgimento di scuole, parrocchie, associazioni e privati.

Banco di solidarietà alimentare “Non solo pane” onlus – Varese

L’onlus Banco di solidarietà alimentare Non solo pane nasce nel 1999 per opera di un gruppo di volontari impegnati nella colletta alimentare promossa tutti gli anni dal Banco alimentare. Nel primo anno di attività le famiglie raggiunte sono state poche decine e pochi i volontari che agivano partendo da un sottoscala di una casa alla periferia di Varese. Oggi il Banco di solidarietà raggiunge più di 700 famiglie e vede il coinvolgimento di oltre 200 volontari, che svolgono le varie attività, fra cui la consegna periodica del pacco di generi alimentari ai soggetti bisognosi direttamente a casa.

 

HANNO DETTO:

 

Mauro Colombo
Vice Presidente vicario
Bcc Busto Garolfo e Buguggiate

Al di là di quello che singolarmente ognuno di noi può o decide materialmente di fare e delle iniziative che come banca abbiamo adottato per tentare di dare un fattivo contributo alla lotta contro le vecchie e le nuove povertà, credo che per affrontare l’argomento sia importante per chiunque adottare atteggiamenti mentali di apertura e disponibilità. Innanzitutto contribuire a rafforzare il dialogo sul tema della povertà, perché iniziare a parlarne, a qualunque livello, può certamente contribuire alla causa, facendo in modo che amici e familiari superino i preconcetti riguardo alla povertà. Poi non giudicare le persone in condizioni di povertà: ci sono molti modi diversi per cui una persona può trovarsi in difficoltà e non riuscire a risolvere la situazione, inclusi problemi di salute, psicologici, dipendenze, abusi e molti, molti altri. La lotta contro la povertà ha la chance di essere vinta solo se viene condotta senza alcun tipo di pregiudizio.

 

Diego Trogher
Vice Presidente
Bcc Busto Garolfo e Buguggiate

Ogni volta che passo per il centro di Varese e giro giù al Piantone, la vista di tutte quelle persone in coda in attesa di un piatto caldo mi colpisce sempre nel profondo. Il primo sentimento è una sorta di sollievo per la fortunata condizione in cui vivo, e che mi fa sentire un privilegiato; il secondo pensiero, invece, è di profonda gratitudine per i tanti volontari che, con il loro impegno gratuito, danno a queste persone la possibilità di mettersi in coda. Ed è questo il senso del gesto che come Bcc abbiamo voluto fare per Natale: ringraziare, con un piccolo contributo, il lavoro delle associazioni e del volontari che da sempre portano avanti, giorno dopo giorno, senza pubblicità ma con grande costanza, un’opera davvero importante per il nostro territorio. E determinante per tante persone che sono in una condizione di necessità, hanno bisogno di aiuto e che non possono restare invisibili nel frenetico vorticare dei nostri impegni e delle nostre priorità.

 

Giuseppe Barni
Presidente Comitato esecutivo
Bcc Busto Garolfo e Buguggiate

I disastrosi effetti dell’emergenza sanitaria sulla situazione economica ed occupazionale di tutto il Paese hanno portato ad un incremento dei cosiddetti nuovi poveri, con una domanda crescente di aiuti alle associazioni caritatevoli e alle mense dei poveri, che su tutto il nostro territorio sono da sempre attive in moltissimi comuni e che, negli anni, come Bcc abbiamo in varie occasioni sostenuto. Per questo Natale abbiamo deciso di fare qualcosa di più, soprattutto con la volontà di richiamare l’attenzione di tutti sull’importanza di operare, come e quando possiamo, per aiutare concretamente a combattere questa battaglia. Certo, non è possibile sconfiggere da un giorno all’altro il problema della povertà, ma è sufficiente iniziare anche con un piccolo gesto, perché la somma di ogni azione è in grado di fare la differenza, di lasciare davvero il segno in tutte le nostre comunità, per uscire dalla palude dell’indifferenza e aprire le porte ad un mondo più solidale.