Sono la fiducia, la sapienza e l’ospitalità le virtù che deve avere il buon banchiere

All’annuale assemblea della Federazione lombarda l’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, ha tratteggiato quali devono essere i segni distintivi delle nostre Bcc, che hanno un ruolo importantissimo in regione, rappresentando il 21% dell’ecosistema bancario dell’intero territorio

«Ogni banchiere che si rispetti deve avere tre virtù. La fiducia, in quanto implicazione irrinunciabile della terminologia di credito e attitudine virtuosa nella relazione tra le persone prima che delle procedure. La sapienza, che consente di discerne il buon senso dall’ingenuità, la pressione dell’emotività e l’opinione pubblica. Infine l’ospitalità, la virtù che appartiene al tessitore, colui che mette mani e tempo per fare un tessuto resistente e utile. Il tessitore fa degli interessi diversi un contributo al bene di ciascuno. Il bene che dà origine a una comunità solidale». Monsignor Mario Delpini, arcivescovo di Milano, così ha tratteggiato il senso dell’impegno di chi fa del credito la propria professione nel corso dell’assemblea di bilancio delle Bcc lombarde, organizzata dalla Federazione lombarda delle Bcc e che si è tenuta sabato 18 giugno al Museo Diocesano di Milano, alla presenza di oltre 200 esponenti del credito cooperativo lombardo. E se la «finanziarizzazione dell’economia ci ha portato anche delle patologie – ha sottolineato monsignor Delpini – il vostro impegno riequilibra la bilancia. Il denaro, infatti, può essere considerato come sinonimo di proprietà, una vocazione, uno strumento per l’edificazione di una comunità e anche espressione di un animo e di una visione di fede».
Che è esattamente quella incarnata dalle Bcc. E, infatti, Alessandro Azzi, presidente della Federazione lombarda, ha chiarito come «la salvaguardia del valore e della capacità di fare banca in maniera differente rimane l’obiettivo principale della nostra categoria. Ancora oggi, infatti, le Bcc finiscono per essere a tutti gli effetti considerate alla stregua degli altri operatori bancari di tipo sistemico. Per questo, senza sosta chiediamo “proporzionalità”, visto che anche la normativa prevede già la possibilità di un approccio equilibrato nei confronti delle Bcc. È corretto e opportuno che le Bcc esprimano profili di adeguatezza, per esempio rispetto alle dimensioni o alla capacità di assumersi rischi, ma è altresì fondamentale che le caratteristiche di tale adeguatezza non siano statiche, granitiche e immutabili, bensì dinamiche, in grado di interpretare al meglio le diverse contingenze socio-economiche. A favore delle comunità e delle imprese che insistono sui territori nei quali siamo presenti, stiamo portando avanti un’attività serrata di informazione e persuasione presso i decisori soprattutto comunitari, finalizzata a un giusto e legittimo riconoscimento del valore insito nella biodiversità bancaria e al rispetto di principi economici e democratici universalmente condivisi».
A sostenere la bontà di queste posizioni ci sono i numeri del sistema rappresentato dalle 28 Bcc della Lombardia, che complessivamente contano 202 mila soci, 5.500 dipendenti, oltre un milione di clienti e 746 sportelli disseminati in 534 comuni. «Ed è da sottolineare il fatto che in 132 comuni lombardi il credito cooperativo è l’unico istituto di credito presente nella città, come da noi accade a Dairago, Villa Cortese, Canegrate e Bodio Lomnago», sottolinea il nostro presidente, Roberto Scazzosi, che all’assemblea del 18 giugno co-presiedeva dal palco nella sua veste di presidente del Collegio sindacale della Federazione lombarda delle Bcc.

L’incontro al Museo Diocesano di Milano è stata anche l’occasione per fare il punto sul radicamento e l’importanza del nostro movimento della cooperazione del credito, dal momento che le Bcc rappresentano il 21% dell’ecosistema bancario lombardo. Importante il volume delle masse intermediate, pari a 35,4 miliardi di depositi, con una crescita annua del 10,9%, che è un dato superiore all’incremento medio (il 7,6%) che è stato fatto registrare dall’industria bancaria regionale. Di 9,1 miliardi di euro è il valore della raccolta indiretta, mentre ammontano a 24,7 miliardi di euro gli impieghi a favore di imprese e famiglie, anche in questo caso con un aumento annuale superiore a quello dell’industria bancaria complessiva, per l’esattezza il +2,2% contro il +1,1%. Nel dettaglio, a dicembre dello scorso anno gli impieghi lordi erogati alle famiglie dalle Bcc lombarde sono stati di circa 8,6 miliardi di euro, mentre più di 15 miliardi di euro sono stati destinati a microimprese e imprese del territorio. Migliorata, sempre nel corso del 2021, anche la qualità del credito, «con la prosecuzione del processo di riduzione delle esposizioni deteriorate e di aumento dei tassi di copertura», nota Roberto Scazzosi. In netta diminuzione i crediti deteriorati (-28,1%) e le sofferenze (-33,5%) e in crescita (+13%) il fronte reddituale, con un utile netto complessivo superiore ai 120 milioni di euro.

«In un’epoca di incertezza e crisi endemica come quella attuale -ha commentato il presidente Azzi- le banche di comunità dimostrano di poter fare la differenza a beneficio di economia reale e welfare di prossimità. I numeri ci confermano, ancora una volta, la fiducia di soci e clienti verso le Bcc, tutto questo nell’anno in cui si è di fatto chiuso simbolicamente il primo vero triennio di lavoro post riforma per i Gruppi Bancari Cooperativi, con gli importanti e positivi risultati ottenuti sia sul fronte organizzativo interno sia rispetto all’esito positivo degli
“esami” imposti dalla vigilanza Bce, con il superamento a pieno titolo delle verifiche di Asset Quality Review e Stress Test a dimostrazione della solidità del sistema».