Mutui, un servizio ai clienti

Indagine tra i corridoi della nostra Bcc alla scoperta di soluzioni che, da tempo, il Credito Cooperativo offre e che, oggi, paiono essere diventate la ricetta contro il caro rata

Al mutuo, al mutuo! L’allarme lanciato lo scorso autunno, sulla spinta dell’ondata subprime arrivata sulle coste del Vecchio Continente dall’altra sponda dell’Atlantico non è stato che l’ennesima riprova, la conferma della diversità della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate. Mentre al palesarsi della catastrofe finanziaria si assaporava un assaggio di Giudizio universale, con la divisione fra banche buone, disposte a rinegoziare gratuitamente i mutui sulla prima casa, e gli istituti sordi al richiamo dell’umana pietas richiesta in questi frangenti, la nostra Bcc, ancora una volta, sparigliava le carte nel panorama creditizio. Dove sarebbe la notizia? È stata la reazione negli uffici della Bcc quando ai giri di indagine giornalistica si poneva la vexata quaestio della rinegoziazione gratuita. «Rinegoziare i mutui è un dovere verso i clienti – dichiarò, interpellato nell’occasione, il direttore generale della Bcc Paolo Innocenti-; aggiustare il tiro sui mutui quando la rata diventa troppo onerosa per il bilancio familiare, non può essere una pratica cui si ricorre soltanto in presenza del rischio di insolvenza, ma deve essere una modalità normale di rapportarsi al cliente». La diversità, l’eccezionalità, quindi, è la norma, tanto che, in forza «della trasparenza dei nostri contratti e della loro flessibilità, non abbiamo bisogno di inserire la clausola di rinegoziazione nei nostri mutui -precisa il dg Innocenti-, e questo perché servire il cliente e andare incontro alle sue esigenze è un dovere per un istituto di credito come il nostro». Il che, tradotto in termini di servizio offerto da una banca nel sistema Paese, significa richiamarsi al ruolo che ogni istituto ha deciso di interpretare; per la Bcc dichiarato dal momento della fondazione, chiaro e al riparo da qualsiasi fraintendimento: «Siamo al servizio delle famiglie, delle imprese e del territorio -conclude il direttore-, e mettere la persona e la famiglia al centro della nostra attività è la nostra stessa ragione d’essere».10 È un po’ come parlare di bontà natalizia a orologeria e di spirito di solidarietà come pane quotidiano. Buona la seconda per la Bcc, che, sui mutui, da sempre, ha preferito i fatti alle operazioni di marketing camuffate di buonismo. «La rinegoziazione dei mutui è diventata un cavallo di battaglia all’indomani del decreto Bersani – dice Gianmario Quaglia, direttore commerciale della Bcc-; molti istituti, sfruttando il momento, hanno varato un’operazione d’immagine. La differenza è che per noi questa pratica rientra nell’ordinario». Niente è cambiato per la Bcc, dunque, e di riflesso per i suoi clienti, perché la febbre da rinegoziazione da queste parti non ha contagiato nessuno. «In tutti gli sportelli della Bcc, dall’ottobre del 2007 quando la questione mutui è balzata agli onori delle cronache, si contano, ogni settimana, due richieste di rinegoziazione -riferisce Quaglia-. Di queste, dopo un esame della situazione, si va a rinegoziare la metà dei casi. Numeri normali, appena superiori alle richieste che ci sono sempre pervenute. Non c’è alcuna emergenza, perché la Bcc è sempre stata attenta a non crearne le condizioni». E la rotta seguita per evitare i marosi che hanno agitato tanti mutuatari negli ultimi mesi è lineare. «Innanzitutto non concediamo mutui se il rapporto fra la rata e il reddito disponibile supera il 35% -precisa Quaglia-, poi i nostri mutui sono tradizionali: quello che paghi con la prima rata non cambia al di fuori dell’oscillazione dell’Euribor, variabile, questa, indipendente dalla banca. Non abbiamo soluzioni a rate crescenti, con delle prime scadenze accattivanti che nascondono la stangata ». Si annida qui, oltre che nel picco toccato dai tassi negli ultimi mesi, il busillis dell’affaire mutui, quell’alchimia speculativa diffusa nel settore che ha prodotto i guasti più gravi negli USA. «Sui mutui si è sviluppata una vera e propria finanza creativa che ha uno scopo solo: il guadagno delle banche. Noi -ribadisce Quaglia- affrontiamo il problema con un atteggiamento opposto, una vera consulenza al cliente. Da noi non c’è stata la coda per rinegoziare perché al cliente abbiamo sempre prospettato con precisione le condizioni del mutuo, in modo da evitare spiacevoli sorprese». E cosa si dice a chi, oggi, lamenta la scelta fatta per il tasso variabile? «Alla rinegoziazione agiamo sul tasso o sulla durata; oggi, mettere mano alla natura del mutuo, tramutando il variabile in fisso, sarebbe controproducente -risponde Quaglia-. L’Euribor ha toccato il massimo storico e, a breve, comincerà la discesa. Se volessi fare gli interessi della banca, ora, consiglierei a tutti il tasso fisso, perché prossimamente l’Euribor calerà. Sarebbe un guadagno garantito, ma non un servizio reso al cliente. Bisogna poi riflettere su un aspetto che i giornali non hanno evidenziato parlando di mutui; chi aveva optato per il tasso variabile fino a pochi mesi fa aveva guadagnato. L’impennata dell’Euribor di fine d’anno, con il conseguente aggravio dei mutui a tasso variabile, deve essere quindi considerata alla luce delle proiezioni per i prossimi mesi, che indicano una flessione». Morale: al di là dell’imponderabile che regge le sorti dell’Euribor il consiglio a chi si appresti ad accendere un mutuo è di commisurare sempre rata e reddito, di non fare mai il passo più lungo della gamba. Buon senso spiccio, d’accordo, ma tenere i piedi un po’ a terra al cospetto dei voli pindarici spiccati dai tanti creativi della finanza può rivelarsi salutare. Buon senso che, spesso, nell’evidenza delle proprie ragioni, rima con chiarezza, bene non così diffuso nella galassia dei mutui. «Non p r o p o n i amo mutui che non abbiano caratteristiche di assoluta trasparenza, formule che, al di là dell’andamento dell’Euribor, variabile che non è in nostro potere governare, nascondano insidie -afferma il vicedirettore della Bcc Luca Barni-. La nostra prassi è spiegare per filo e per segno al cliente a cosa andrà incontro, ma anche consigliare per quello che la nostra esperienza e il nostro buon senso ci sug- geriscono. Se si presenta una persona con un reddito alto che vuole pagare una rata molto impegnativa, noi la dissuadiamo. Vogliamo resti un ragionevole margine di risorse per continuare a condurre la propria vita senza il rischio dello strangolamento ». E il motivo di questa attenzione alle esigenze della clientela non è una strategia pianificata ad hoc da qualche testa d’uovo, è scritta nello statuto della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate. «Siamo una società cooperativa -conclude Barni-, alla fine dell’anno non dobbiamo staccare alcun dividendo o affannarci in operazioni di vetrina: dobbiamo pensare a chi, singolo o impresa, si rivolge a noi». Empatia con la clientela, dunque, perché la scrivania che separa un dipendente della Bcc da un correntista non è un confine fra interessi contrapposti, ma soltanto un modo per parlarsi meglio. «Sono convinto che la miglior medicina sia il dialogo -chiosa il presidente della Bcc Lidio Clementi-, e che il dialogo sia tanto più facile e produttivo se avviene fra persone sensibili a certe esigenze. Io tempo fa per la mia impresa chiesi un mutuo alla Bcc, che mi permise di svilupparla; comprendo quindi le necessità di chi lo contrae, i sacrifici che per un periodo anche prolungato si devono sostenere. Per questo, quando mi sono trovato di fronte a dei giovani sposi che volevano pagare una rata a mio parere troppo alta, li ho consigliato di ridurre la quota. Meglio qualche anno in più di mutuo, ma con la garanzia di potersi permettere qualcosa nella vita di tutti i giorni: andare dal parrucchiere o uscire la sera a mangiare una pizza con gli amici senza l’assillo di una rata troppo onerosa. Non facciamo gli immobiliaristi, non prendiamo case o capannoni a fronte delle difficoltà del contraente; non abbiamo contenziosi per messe all’asta o vendite giudiziarie: ne parliamo da subito, siamo fra amici». Fra cui i patti chiari sono un obbligo.

HANNO DETTO

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Lidio Clementi

Quando chiediamo la documentazione necessaria per accendere un mutuo ci preme che al cliente resti qualcosa in tasca, una volta pagata la rata. È importante che, a fronte di un impegno importante, che dura degli anni, come il pagamento del mutuo si possa continuare a disporre di qualche soldo per andare dal parrucchiere o per uscire a mangiare una pizza con gli amici. La nostra missione, come ente cooperativo, è di venire incontro alle esigenze delle persone, di rendere possibile e agevolare un momento decisivo nella vita come l’acquisto della prima casa.

 

 

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Luca Barni

Sui mutui i problemi nascono spesso per la mancanza di chiarezza nelle condizioni; noi, oltre a proporre mutui tradizionali, che non riservino spiacevoli sorprese, sposiamo la massima trasparenza. Se le condizioni di un mutuo, dopo un’attenta analisi, non lasciano ragionevoli margini al contraente, non lo facciamo. Bisogna sempre tenere d’occhio il rapporto fra la rata e il reddito. Anche con un’alta retribuzione il mutuo non può mangiarsi mai una parte troppo grande di stipendio. Come soggetto cooperativo non dobbiamo staccare dividendi o fare operazioni di vetrina; la priorità sono le esigenze delle persone.

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Gianmario Quaglia

La rinegoziazione dei mutui non è fenomeno che in Bcc abbia visto file di persone agli sportelli perché strangolate dalle rate dei mutui cui non potevano più far fronte. Noi siamo chiari da subito: non concediamo mutui se il rapporto fra la rata e il reddito supera il 35%, soglia ragionevole per onorare il pagamento e, contemporaneamente, per condurre una vita che non sia segnata da equilibrismi per arrivare alla fine del mese. Da ottobre, momento in cui la crescita del tasso si è fatta avvertire in modo più significativo, riceviamo due richieste di rinegoziazione alla settimana, che, analizzate, si dimezzano

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