L’Italia della green economy cresce e innova

Il 2019 è stato l’anno record degli investimenti eco e i posti di lavoro legati alla sostenibilità hanno superato quota 3 milioni. I dati del rapporto GreenItaly

Una risposta alla crisi climatica e una sfida per il futuro. È quella lanciata dal decimo rapporto GreenItaly sull’economia circolare nel nostro Paese, presentato a fine ottobre da Fondazione Symbola con Unioncamere e con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. Dieci anni di focus su economia e ambiente che corrispondono a un periodo particolarmente critico per l’Italia, quello che ha visto esplodere e poi trascinarsi una lunga crisi economica. Allora, nel 2008, di economia circolare si parlava solo su poche riviste specializzate. Oggi, a distanza di un decennio, quello che emerge con forza è come proprio la green economy sia stata la migliore risposta alle difficoltà che sono arrivate poi. Perché è dalle imprese più legate alla sostenibilità ambientale che è arrivata un’importantissima spinta verso la qualità, l’innovazione, la coesione sociale, l’attenzione ai territori – una spinta che certamente altri settori non hanno saputo dare. Si sono messe in moto energie preziose, che hanno generato investimenti, crescita e occupazione proprio mentre l’economia tradizionale arrancava.
Quella che si coglie nell’ultimo rapporto GreenItaly è un’ulteriore accelerazione su questa strada. A dirlo sono i numeri: secondo la ricerca, nel settore dell’industria e dei servizi 432mila imprese con dipendenti, quasi una su tre, hanno investito nel periodo 2015-2018, o prevedono di farlo entro la fine dell’anno, in prodotti e tecnologie green per ridurre l’impatto ambientale, risparmiare energia e contenere le emissioni di CO2. Il 2019 ha fatto registrare il record di eco investimenti, che hanno raggiunto una quota valore pari al 21,5% (+7,2% rispetto al 2011), coinvolgendo oltre 300mila imprese. Non solo, nel 2018 la green economy ha fatto nascere oltre 100mila nuovi posti di lavoro, +3,4% rispetto al 2017: un incremento molto più alto rispetto ai posti di lavoro tradizionali, che sono cresciuti nello stesso periodo solo dello 0,5%. Così, il numero dei lavoratori “green” ha superato la soglia dei 3 milioni: 3.100.000 unità, il 13,4% del totale dell’occupazione complessiva (nel 2017 era il 13,0%).
«La generazione Greta ha bisogno di risposte più che di carezze. Molto sta cambiando anche se troppo lentamente», ha dichiarato il presidente della Fondazione Symbola Ermete Realacci alla presentazione ufficiale del rapporto il 28 ottobre scorso. «Quando 10 anni fa pubblicavamo il primo GreenItaly – ha proseguito Realacci – nel mondo c’erano 25 GW di fotovoltaico installato: oggi i GW sono diventati 660. La tecnologia ha compiuto enormi progressi e in questi 10 anni il costo dell’elettricità da fotovoltaico, dice l’Unep, è crollato dell’81%, e quello dell’eolico del 46%. È già oggi in campo un’economia più sostenibile e a misura d’uomo che mette insieme innovazione e qualità con valori e coesione sociale; ricerca e tecnologia con design e bellezza, industria 4.0 e antichi saperi». Questo modello produttivo e sociale vede tra l’altro l’Italia in una posizione di leadership in ambito internazionale: oggi siamo in testa, fra i paesi europei, per quanto riguarda l’economia circolare, con il 79% di rifiuti totali avviati a riciclo (la Francia è al 55%, il Regno Unito al 49%, la Germania al 43%). Siamo settimi al mondo dopo Cina, Usa, Giappone, Germania, Gran Bretagna e India. «È un’Italia che fa l’Italia – ha sottolineato sempre Realacci –, che non perde la propria anima ed è insieme innovativa e in grado di affrontare le sfide del futuro, senza lasciare indietro nessuno, senza lasciare solo nessuno».
E che l’economia sostenibile sia la strada che ci porta nel futuro lo conferma anche un altro dato: la metà delle imprese guidate da giovani under 35 oggi punta sulla green economy. E nei prossimi 5 anni, viene stimato sempre dal rapporto GreenItaly, l’economia circolare e sostenibile offrirà una opportunità di lavoro su 5 sia nel settore privato, sia in quello pubblico. Per finire, si segnala che il 56% delle imprese green sono imprese coesive, che investono cioè nel benessere economico e sociale dei propri lavoratori e della comunità di appartenenza relazionandosi con gli attori del territorio.