Conoscenza, territorialità e relazione così la nostra Bcc azzera le distanze

Abbattere muri, azzerare le distanze e togliere ogni barriera. Un atteggiamento caratteristico delle Banche di Credito Cooperativo. Perché la vicinanza al territorio, il principio della relazione e la conoscenza reciproca non ammettono che vi siano degli ostacoli. «L’essere banca di comunità è avere la consapevolezza che il rapporto con il territorio debba essere sempre aperto e costante», osserva il presidente della nostra Bcc, Roberto Scazzosi. «Questo si concretizza attraverso tre fattori: innanzitutto la conoscenza. È un elemento di fiducia che viene costruito giorno dopo giorno, attraverso una relazione diretta con la capacità di ascoltare e, insieme, individuare le soluzioni più adeguate. In secondo luogo, c’è la presenza. Perché essere presenti su un dato territorio non significa solamente operare su quell’area, ma avere un presidio dove le persone possono incontrarci e parlare con noi. E presenti sul territorio sono anche la governance e il management della banca. Non certo ultima, l’operatività: da sempre il Credito Cooperativo è attento alle famiglie e alle piccole e medie imprese che, come ben sappiamo, rappresentano la spina dorsale del sistema economico italiano. È quindi il sostegno a quell’economia reale capace di creare sviluppo». Tutto questo, si traduce in un rapporto costruttivo tra la banca e il socio-cliente, tra la banca e il “suo” territorio: «dove la dimensione locale diventa anche controllo sociale», aggiunge. «Il miglior riscontro ci arriva dalle famiglie e dalle imprese; un feedback che permette a noi di migliorarci e al territorio di crescere».
Temi che sono emersi fortemente anche nell’ultima assemblea annuale di Federcasse, l’associazione delle banche di credito cooperativo e casse rurali. Prosegue Scazzosi: «È stato proprio il presidente di Federcasse, Augusto Dell’Erba, a ricordarci che le Bcc dal 2008 hanno operato in maniera asincrona rispetto alle grandi banche, continuando a erogare credito, soprattutto alle piccole imprese, sostenendo la crescita economica dei Comuni e contribuendo alla riduzione delle disuguaglianze di reddito». Tutto questo è stato reso possibile grazie ad una rete territoriale «che non ha eguali per vicinanza alle comunità – aggiunge -: le 263 Bcc che oggi operano in Italia sono presenti in 101 province e in 2.638 Comuni; in 630 paesi addirittura sono l’unica presenza bancaria». Ma non si tratta meramente di “piazzare una bandierina” e la dimostrazione è nei numeri. Le Bcc hanno quote di mercato rilevanti nei finanziamenti ai settori espressione del “Made in Italy”: il 23% per l’artigianato e la piccola manifattura; il 22% per il turismo e il 21% per l’agricoltura. Questo in concreto si traduce in scelte precise, come sottolinea il presidente della nostra banca: «Le banche di credito cooperativo per ogni 100 euro di risparmio raccolto sul loro territorio, ne impiegano in media 85. Di questi, almeno il 95% – ovvero 81 euro – diventa credito all’economia reale di quello stesso territorio».
Per questo, nonostante una presenza talvolta estremamente micro, il modello cooperativo è stato definito «il più moderno sistema economico». A sostenerlo è stato il direttore della Paris School of International Affairs, Enrico Letta, intervenuto all’assemblea di Federasse. È il sistema economico più moderno perché ha in sé esattamente tutte quelle caratteristiche che possono ricucire legami sui territori (in un processo ormai evidente di ri-localizzazione in atto, in contrasto alle deformazioni della globalizzazione) ragionando in termini di inclusione e di capacità di genere valore per i territori. Davanti ad un obbiettivo che è di coesione sociale e al tempo stesso di crescita economica, porre l’accento sulla relazione è la strada da perseguire. «Non è una strada nuova per noi -chiosa il direttore generale della nostra banca, Carlo Crugnola-. Anzi, come più volte ribadito, è il modo di fare banca del nostro istituto e del Credito Cooperativo in generale. Pur sapendo che capillarità e relazione possono essere dei costi, perché richiedono mezzi e tempo, abbiamo la certezza che sono i valori fondanti di quella condivisione necessaria per la crescita. Ma, soprattutto, sono il seme dell’elemento fiducia. Che oggi è fondamentale».