Sant’Antonio: a Cerro Maggiore si benedicono gli animali e i mezzi agricoli

Fino a un passato recente, Sant’Antonio abate era invocato come protettore dei lavori dei campi, degli animali e contro le malattie contagiose, come l’herpes zoster, popolarmente nota come «fuoco di Sant’Antonio». A Cerro Maggiore la tradizione continua, giovedì 17, la contrada Giseu, in collaborazione con la Parrocchia, organizza l’evento. Alle 20:15, di fronte alla cappella del Giseu in piazza Concordia, ci si ritroverà per benedire gli animali, i peluche e i mezzi agricoli. A seguire cioccolata calda, vin brulè e dolci per tutti.

La tradizione di benedire gli animali, in particolare i maiali, nasce nel Medioevo, in terra tedesca, quand’era consuetudine che ogni villaggio allevasse un maiale da destinare all’ospedale, dove prestavano servizio i monaci di sant’Antonio. Il grasso dell’animale era molto utile per preparare emollienti da spalmare sulle piaghe e per trattare il fuoco di Sant’Antonio.

Fin da epoca medievale, Sant’Antonio invocato in Occidente come patrono dei macellai, dei contadini e degli allevatori e come protettore degli animali domestici. Oggi in chiesa vengono portati soprattutto cani e gatti, criceti, persino pesci rossi.

La devozione alla figura di Sant’Antonio ha numerose sfaccettature e tradizioni. Il santo viene presentato come modello per la ricerca di silenzio, preghiera e penitenza. Viene anche invocato per ritrovare oggetti smarriti e un tempo anche dalle ragazze in cerca di marito. Oggi molti fedeli accendono un cero per invocare la conferma di un lavoro precario o la speranza di trovarlo per chi è disoccupato.