Gli interventi degli ospiti nel corso dell’assemblea del 28 aprile

Una carrellata di testimonianze di enti e istituzioni con cui nel corso dell’anno la nostra banca ha collaborato e che il consiglio di amministrazione ha voluto proporre per meglio focalizzare il valore generato per le nostre comunità di riferimento dall’attività che la nostra Bcc svolge grazie al supporto e all’impegno dei nostri soci.

Attilio Fontana,
Presidente Regione Lombardia

Siete un asset fondamentale per lo sviluppo economico e sociale del presente
e del futuro

È un piacere portare i saluti a questa prestigiosa iniziativa, a cui con grande dispiacere non mi è possibile partecipare per impegni istituzionali precedentemente assunti.
In un periodo di oscillazioni dei mercati finanziari internazionali e di incertezze per gli investimenti, gli istituti di credito cooperativo rappresentano una solida realtà a servizio della comunità, un tutt’uno con l’economia reale e un baluardo per l’iniziativa imprenditoriale locale.
Sostenibilità, identità, cultura d’impresa, etica sono l’essenza del credito cooperativo e la stella polare delle politiche regionali che mi sento di riassumere in due parole: responsabilità sociale.
I numerosi cambiamenti in corso pongono al modello di banca cooperativa mutualistica un’occasione importante per rinnovarsi, per rimanere al passo con i tempi e guardare ad un nuovo legame con i risparmiatori.
In questo scenario, vogliamo ribadire chiaramente che per Regione Lombardia la cooperazione di credito è un asset fondamentale per lo sviluppo economico e sociale del presente e del futuro.
Sono certo che la vostra solidità e la storia che vi lega alla comunità lombarda farà, ancora una volta, la differenza.
Ringrazio il Presidente Scazzosi e il Presidente delle BCC lombarde Azzi per l’invito e per la proficua collaborazione in questi anni.
Buon lavoro a tutti! Regione Lombardia c’è!

 

Federico Visconti,
Rettore dell’Università Carlo Cattaneo-Liuc di Castellanza

Poter collaborare con la vostra banca per noi è certamente occasione di apprendimento

Quando mi sono preparato al saluto che volevo fare in questa bella occasione di confronto e di lavoro per voi, ho pensato a un libro che abbiamo pubblicato come Liuc attorno a novembre scorso. Il titolo è “Il valore dell’università per il territorio, una valutazione di impatto socio-economico”. C’era questa parola, “territorio”, che credo ben si presti anche all’impegno che state svolgendo sia come soci sia come istituzione bancaria. E quando ho scritto la postfazione al libro, ho scritto, ma viaggiando sul filo della provocazione e parafrasando don Abbondio, che viene da chiedersi: ma territorio, cos’era costui? Ma come si misurano i confini tra la localizzazione di una banca e la sfera territoriale di influenza? Ma ha ancora senso parlare di vocazione locale, tanto di un progetto universitario quanto di un progetto bancario? O, per converso, perché le radici territoriali continuano a rappresentare un patrimonio da tutelare?
Questo dibattito sui confini di un territorio credo che sia un dibattito serio e non è un dibattito da affrontare a slogan. Dobbiamo stare attenti ai mantra, quelli che ti dicono i territori sono finiti o quelli che ti dicono i territori sono fondamentali, vitali, che non c’è altra modalità di competere.
Io credo che ognuno debba fare i suoi conti. Per un’università il confine territoriale rischia di essere asfittico, noi abbiamo bisogno di portare a casa bravi studenti da Bari, da Trieste, da Torino. Per una banca, probabilmente l’ambito di riflessione è diverso e credo che la vostra storia ben lo documenti.
E quello che conta è la fisiologia dei rapporti, cioè che tra l’istituzione e gli attori che le ruotano intorno funzioni bene il circuito. E un circuito funziona bene, nel caso dell’università, se l’università è messa in condizione di fare il proprio lavoro, quindi se la banca è messa in condizione di fare il proprio lavoro, quindi di perseguire i propri fini istituzionali. E per un ateneo tutto funziona bene se c’è interscambio, ad esempio con gli studenti, nelle aziende, con gli stage, se c’è un rapporto con le scuole superiori, se ci sono le risorse per crescere e fare investimenti.
In questa fisiologia dei rapporti, mi permetto di ricordare quanto e come noi della Liuc si stia lavorando bene con la vostra banca di credito cooperativo attorno a dei progetti di ricerca che abbiamo avviato già da tempo e che, mi auguro, possano contribuire allo sviluppo della banca e allo stesso tempo allo sviluppo della mia università. E io credo che un terreno fondamentale su cui mettere l’attenzione sia quello della ricerca. Perché oggi tutti noi abbiamo accesso in tempo reale ai dati sull’andamento dei mercati finanziari, o sul buon management delle banche, sui ranking, e ho ovviamente visto che la vostra banca ha conseguito importanti risultati in un ranking nazionale. Però, poi, c’è un momento in cui bisogna anche fare qualità dei dati che circolano. E l’università è un luogo dove si produce qualità della ricerca, che è la base per la qualità della didattica. C’è quindi anche qui un circuito virtuoso da far partire e da questo punto di vista credo che il poter collaborare anche con la vostra banca per noi è certamente un’occasione di apprendimento.

 

Don Marco Casale,
responsabile Caritas varesina e Presidente dell’associazione Pane di Sant’Antonio

«Aiutateci ad aiutare»

 Sento una profonda sintonia di valori fra le cooperative e le associazioni di volontariato che gestisco e quello che voi come soci di questa banca ogni giorno cercate di realizzare. Voglio raccontarvi della Casa della Carità a Varese, che è una parrocchia nata nel 1938 con i frati minori che qui aprirono, come è nella loro natura, una mensa per la distribuzione della minestra ai poveri. Nel 2013 purtroppo i frati lasciano Varese e allora io divento amministratore di questa parrocchia e sono incaricato di gestire questa mensa. Allora decidiamo di metterla sotto l’egida della Caritas, di far nascere l’associazione di volontariato “Pane di Sant’Antonio” per poter gestire tutti i servizi che poi, negli anni, abbiamo anche implementato e arricchito, perché i bisogni sono diversi e cambiano anche nel tempo.
Il nostro faro è stato quello di mettere in pratica le opere di misericordia, dar da mangiare agli affamati, da bere gli assetati, vestire chi è nudo. E nella nostra casa della carità, che è una vera e propria multiservizi della carità, noi cerchiamo di rispondere esattamente a tutti quanti questi bisogni, che sono i bisogni primarie delle persone. A partire dalla mensa, che ogni giorno distribuisce gratuitamente i pasti e dall’armadio del povero. Poi abbiamo creato un dispensario farmaceutico per la distribuzione dei medicinali, quelli che il servizio sanitario non passa e che molte persone non possono permettersi, l’emporio solidale per permettere la spesa gratuitamente alle famiglie, in particolare con i minori a carico, e un ambulatorio di medicina di base.
Abbiamo quindi cercato di rispondere ai bisogni che, di volta in volta, ogni giorno ci venivano portati dalle persone che bussavano alla nostra porta e, contestualmente, abbiamo voluto far crescere anche il numero dei volontari che danno una mano per realizzare tutto questo. Nel 2023 abbiamo offerto 33.883 pasti gratuitamente, 3.614 cambi d’abito a uomini, donne e bambini, abbiamo offerto la possibilità di fare 1.780 docce, soprattutto per le persone senza fissa dimora. Abbiamo avuto 1.061 accessi al dispensario farmaceutico, 612 accessi all’emporio. E abbiamo anche quantificato qual è il valore, se avessero dovuto essere retribuite, delle ore di volontariato che sono state donate: 250 mila euro. E questo, quindi, è il valore che l’associazione offre alla collettività.
Ovviamente abbiamo la necessità di coprire le spese, il materiale, gli alimenti, i farmaci, che in parte vengono donati attraverso il banco farmaceutico in parte dobbiamo acquistare. Anche gli indumenti vengono in gran parte donati ma, per esempio, le scarpe le dobbiamo acquistare, perché se un indumento usato ha ancora un certo valore, con le scarpe usate generalmente questo non accade. Così per coprire tutte le spese, anche del personale, perché abbiamo un cuoco e dei coordinatori dei volontari che sono retribuiti, l’anno scorso abbiamo dovuto raccogliere quasi 280 mila euro (tra questi contributi ci sono anche quelli donati dalla nostra banca, sia direttamente sia a nome dei soci benemeriti, cioè che nell’anno 2023 hanno raggiunto i 25 anni di permanenza nella nostra base sociale, ndr). Di che altro abbiamo bisogno? Abbiamo bisogno di volontari che ci diano il loro tempo, non per forza venendo fisicamente qui a scodellare ai nostri ospiti la minestra o la pasta quotidiana, e che ci mettano a disposizione le loro competenze professionali per aiutarci. E poi, ovviamente, di donazioni, che ci permettano di coprire annualmente queste spese.
Quindi il nostro motto è un po’ questo: “aiutateci ad aiutare”.

 

Domenico Pietrantonio,
Presidente del consiglio di gestione della cooperativa sociale Solidarietà e Servizi e vice presidente vicario di Confcooperative Insubria

Insieme possiamo crescere e prosperare, perché per noi la vostra banca è un partner

Solidarietà e Servizi intrattiene con la vostra Bcc una vera e propria relazione, non un mero rapporto. Perché in un rapporto i due soggetti mettono semplicemente in campo dei comportamenti, in una relazione, invece, ci si sente insieme, si rispetta ciascuno l’identità dell’altro, ci si riconosce vicendevolmente lo scopo e l’obiettivo del proprio agire. Concretamente questo significa che nei prossimi giorni ci incontreremo con il vostro direttore generale, come facciamo solitamente, per condividere l’andamento economico del 2023, per verificare a che punto è il budget del 2024, per condividere la strategia della cooperativa. Ci sono stati anni importanti per la Solidarietà e Servizi e ce ne stati altri in cui abbiamo dismesso un’attività che ha pesato tanto per la cooperativa: 700 persone in meno, più di 12 milioni di fatturato in meno. Nell’uno e nell’altro caso abbiamo sempre condiviso il tutto con i nostri stakeholder, a partire dalla Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate. Così come abbiamo fatto quando abbiamo rivoluzionato la nostra strategia, puntando sempre di meno sugli appalti pubblici e sempre più sulla gestione diretta dei servizi. Quindi il passaggio fondamentale per noi è stato il pensare che la banca è non un mero fornitore di denaro, ma sostanzialmente un partner.
Ragionando, invece, come Confcooperative Insubria, vi voglio rappresentare le esigenze delle cooperative, partendo dall’ultima nostra indagine disponibile a livello nazionale. La nostra associazione nazionale raccoglie oltre 17 mila cooperative e di queste il 41% manifesta esigenze che riguardano la cassa e la liquidità. Il 36% ha bisogno però di fare investimenti sulle attività e sulla digitalizzazione, così come il 6% ha bisogno di fare investimenti per quanto riguarda l’efficientamento energetico. E qualcuno, cioè circa il 7%, ha la necessità di consolidare e ristrutturare il proprio debito. Da questo punto di vista penso che quella relazione che Solidarietà e Servizi intrattiene con voi, e che tutte le cooperative dovrebbero riuscire a intrattenere con ogni Bcc del proprio territorio, sia importante. Perché è certo che tutti noi abbiamo aree sulle quali possiamo e dobbiamo migliorare, ma insieme veramente ce la si può fare.

 

Giuseppe Carcano,
Provveditore agli studi della provincia di Varese

Inclusione e educazione finanziaria: due capisaldi della nostra Bcc

Non è uno slogan dire che nella scuola si gioca il nostro futuro prossimo e anche il futuro più lontano. In ogni ufficio che ho cambiato ho sempre portato con me un piccolo foglietto da tenere in bacheca, dove c’è una frase di un premio Nobel ungherese che dice che «Il futuro sarà come è la scuola oggi». Quindi guardare alla scuola oggi vuol dire vedere e anticipare quello che sarà il nostro futuro.
La grande sfida che la nostra scuola affronta da sempre, diciamo almeno dagli anni ‘70, è quella dell’inclusione, che non significa semplicemente integrare o accogliere: è molto di più. Inclusione vuol dire che se anche sei uno straniero ti faccio fare parte del mio mondo, nel rispetto di quello che tu sei e di quello che tu pensi. Quindi la sfida dell’inclusione è caratterizzata da una dialettica continua, che si gioca tra il mondo della scuola, gli alunni e le famiglie. Non ho citato a caso gli anni Settanta, perché è proprio da quel momento lì, con la legge 517 del 1977, che la scuola italiana, con l’abolizione delle classi differenziali per gli alunni svantaggiati, consente a tutti gli alunni in situazione di handicap di accedere alle scuole, includendo i disabili nelle classi. Agli inizi della mia carriera sono stato insegnante di sostegno e quindi posso dirvi a ragion veduta che è stata una grandissima sfida vinta, tranne alcuni pochissimi casi, dove le necessità dell’alunno sono tali da richiedere un’assistenza diversa rispetto a quella che possiamo dare nella scuola.
Se poi penso all’inclusione degli alunni stranieri, i neo-arrivati in Italia, posso davvero dire che nella scuola italiana, e ovviamente anche in tutte quelle varesine, abbiamo dei progetti molto belli, interessanti, dove l’inclusione di questi alunni inizia non solo dall’apprendimento della lingua italiana ma anche della nostra cultura e di quello che è il nostro territorio, cercando innanzitutto di includerli prima ancora di inserirli nelle nostre classi.
Oggi c’è poi un’altra grande sfida, che è quella della denatalità. Solo nelle scuole primarie in provincia di Varese perdiamo più di mille alunni all’anno. È una sfida grandissima e su questo ho visto che anche la Bcc ha cercato di dare delle risposte, sostenendo soprattutto le scuole dell’infanzia, le piccole scuole paritarie e gli enti morali dei paesi, che svolgono un grandissimo servizio e che in questo momento fanno un po’ fatica. Specialmente quelle più piccole, che devono riconvertirsi cercando di dare un servizio da 0 ai 6 anni, riorganizzando quella che era la classica scuola materna di una volta, a cui si accedeva una volta compiuti i 3 anni. Ho visto che la nostra banca -dico nostra perché sono socio anch’io della Bcc- sostiene e ha sostenuto piccole scuole come queste proprio per poter affrontare le sfide del domani.
E, ancora, ho visto con estremo favore e piacere gli interventi dei rappresentanti della nostra banca nelle scuole, soprattutto in quelle superiori, per sostenere i percorsi per l’apprendimento di nuove competenze e per l’orientamento, con le testimonianze di esperti che hanno portato gli alunni a incontrare il mondo della finanza e il mondo della banca.
Poi, ancora, l’educazione finanziaria, che è un po’ sempre stato un “vulnus” nella scuola italiana, perché dal ‘68 in avanti c’è stato anche un po’ di pregiudizio ideologico rispetto all’educazione finanziaria. Devo dire che ormai negli ultimi anni questo atteggiamento si è modificato e c’è un grande interesse delle famiglie e degli alunni verso gli indirizzi di tipo economico, non soltanto verso quelli tecnici, che sono storici della nostra provincia, ma anche verso i licei a indirizzo economico e sociale. Ma con piacere ricordo che l’educazione finanziaria supportata dalla nostra Bcc è partita dalla primissima infanzia, dalla scuola primaria in avanti. E questo un bene, perché è dai più piccoli che dobbiamo cominciare a offrire la possibilità di essere dei cittadini del futuro più concreti e più forti.

 

Angelo Carabelli,
Presidente della Pro Loco di Gazzada Schianno

Banca che aiuta chi ancora crede che il bello sia il motore di una vera civiltà

Banca e cultura, un binomio non scontato. Come non è mai scontata la volontà di sostenere le arti e permetterne la fruizione a un pubblico vasto, non composto soltanto da addetti ai lavori. Da questo punto di vista la Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate si distingue, perché il suo è un impegno costante e anche in tempi difficili come quelli che stiamo vivendo non si dimentica mai che l’arte è una linfa vitale per ognuno di noi. E che senza di essa ogni cosa si impoverisce, perdendo di attrazione.
La Bcc da vent’anni sponsorizza le attività della Pro Loco di Gazzada Schiano e in passato ha anche contribuito al restauro della cinquecentesca chiesa di Santa Maria Assunta a Gazzada, che racchiude un interessante ciclo di affreschi attribuiti a Galdino da Varese, importante pittore del quindicesimo secolo.
Tuttora, inoltre, la banca sostiene la stagione di musica in villa nella meravigliosa villa Cagnola, un appuntamento diventato ormai irrinunciabile per gli appassionati, non soltanto varesini. La nostra rassegna di concerti si avvicina al cinquantesimo compleanno e ciò che tutti noi auspichiamo è che a festeggiare saremo insieme a chi, come la Bcc, ha sempre creduto nella bontà delle nostre scelte, sostenendole senza riserve.
Questa, dunque, è una banca vicina alla gente, alle sue passioni, pronta a dare una mano a chi ancora crede che il bello sia il motore di una vera civiltà.

 

Paolo Mazzucchelli,
Presidente Alfa srl (società che gestisce il servizio idrico integrato in provincia di Varese)

Mai dimenticare che ci sono delle persone sul territorio che hanno bisogno di noi

Abbiamo una cosa importantissima che ci accomuna: come la vostra banca noi siamo un’azienda per il territorio e del territorio. Guardate, l’acqua è una di quelle cose, un po’ come la corrente elettrica, che fin quando si apre il rubinetto e esce, nessuno si chiede che cosa ci sia dietro. Ma, per provare a intuirlo, vi dico che in provincia di Varese ci sono 4.500 chilometri di rete acquedottistica e 4mila chilometri di rete fognaria: un po’ come se oggi stendessimo un tubo che da qui terminerebbe nel Sudafrica.
Questo per dire del grande impegno gestionale che ci vuole per far arrivare l’acqua alle nostre case e alle nostre industrie, perché molto spesso non ci si pensa, ma la rete economica del territorio per poter prosperare e competere ha anche bisogno di tantissima acqua. Un grandissimo lavoro, dunque, ma la nostra vera ragion d’essere è la sostenibilità ambientale: noi siamo la provincia dei Sette Laghi e una delle più grandi operazioni che abbiamo fatto è stata la bonifica del lago di Varese. Un successo straordinario, con il ritorno alla balneabilità che ha donato ai ragazzi di oggi la possibilità di fare quello che si faceva 50 anni fa: andare il sabato e la domenica della bella stagione a fare il bagno al lago. E, per inciso, un’operazione di questo tipo ha anche un grandissimo valore economico in termini di sviluppo e attraibilità del nostro territorio.
Ma per noi essere sostenibili vuol dire anche sostenibilità sociale, perché un’azienda pubblica ha ragione d’essere se non dimentica mai qual è la sua mission e quali sono i suoi valori. Da società pubblica noi abbiamo un po’ la presunzione e la convinzione di poterci confrontare con qualunque azienda, pubblica o privata, sugli indici di bilancio. E dico questo per sgombrare il campo dell’idea che le aziende pubbliche siano sempre inefficienti.
Da noi si fa efficienza, ma tenendo conto che il territorio ha le sue esigenze. Perciò non ha senso avere un’azienda pubblica che fa 10 milioni di euro di utile, meglio farne solo sette e investirne tre nella parte sociale del territorio. In questo senso, stiamo progettando l’ampliamento di una delle nostre sedi tenendo conto delle esigenze di tutta la fascia di quei ragazzi che soffrono di disturbi dello spettro autistico. Abbiamo fatto una ricerca molto approfondita e abbiamo scoperto che ci sono colori e tecniche da mettere in atto se vogliamo dare loro l’opportunità, una volta diventati adulti -e quindi con il problema dell’assenza dei genitori che non li potranno più sostenere- di avere una progettualità che li possa inserire nella società per essere autonomi. Secondo me questa è la vera essenza di essere un’azienda pubblica: avere degli indici di performance di bilancio adeguati, ma non dimenticare che ci sono delle persone sul territorio che hanno bisogno di noi.

 

Maria Carla Ceriotti,
Presidente Ccr Insieme Ets

Mutua di comunità: risposta alle oggettive esigenze di welfare espresse da ognuno di noi

Il 2023 è l’anno che ha visto le due storiche associazioni della banca unire le forze. Infatti il Circolo Culturale Ricreativo, che dal 1997 si è occupato soprattutto di aggregazione sociale, cultura e viaggi, e BCC Insieme Mutua, che dal 2016 propone ai soci della Bcc un sistema mutualistico integrativo e complementare a quello del servizio sanitario nazionale, si sono fusi, dando vita a Ccr Insieme Ets, la mutua di comunità riservata ai soci della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate e ai loro familiari.
L’obiettivo di Ccr Insieme Ets è quello di partecipare concretamente e fattivamente al perseguimento del benessere individuale, proponendo servizi di welfare a 360 gradi incentrati sui bisogni della persona. L’offerta della nostra mutua si struttura essenzialmente su quattro aree: assistenza sanitaria, assistenza sociale alla famiglia, attività culturali e formative e attività ricreative.
Per quanto riguarda la parte sanitaria, oltre a continue campagne di prevenzione, tema su cui siamo particolarmente attenti, ci sono le convenzioni locali che stipuliamo direttamente e quelle ottenute con la Carta Mutuasalus, che permette al socio e ai figli minorenni di accedere a una rete sanitaria composta da oltre 2.400 operatori sanitari convenzionati con la garanzia d’applicazione di tariffe agevolate e controllate.
Voluta dalla nostra banca, che ne è socio fondatore e sostenitore, Ccr Insieme Ets è una mutua volontaria di comunità. Quindi una struttura di mutuo soccorso, che è senza ombra di dubbio l’elemento valoriale distintivo del credito cooperativo, quello che esprime in concreto la vicinanza alle persone, alle famiglie e alle comunità territoriali delle nostre banche.
Lo dimostra il fatto che in tutta Italia stanno fiorendo le associazioni mutualistiche promosse dalle Bcc, e questo grazie all’impulso che arriva anche dalle nostre federazioni regionali.
Si tratta di un’avanzata silenziosa della mutualità come risposta alle oggettive esigenze di welfare espresse dalle nostre comunità e ai bisogni, primariamente in campo sanitario, ma non solo, delle persone e delle famiglie.
La Federazione Lombarda delle Bcc, in particolare, già da prima della pandemia sta sviluppando un sistema mutualistico regionale, con l’obiettivo di realizzare un sistema di welfare regionale rivolto alle famiglie socie o clienti, che vivono e operano nei territori delle Bcc, anche al fine di intensificare i legami tra le banche e le comunità locali di riferimento.
E questo significa che le già numerose prestazioni garantite dalla nostra mutua, sono destinate a crescere ulteriormente perché, come si dice, più siamo e meglio stiamo. Del resto questo è il motto tipico di tutte le strutture di mutuo soccorso, quale è, appunto, la nostra Bcc e la sua mutua di comunità.
Vi invito a prendere contatti con noi per comprendere meglio chi siamo, cosa facciamo e di quale utilità possiamo essere per tutti voi. E di seguirci sul nostro sito internet (https://www.ccrinsiemeets.it/), perchè quella di Ccr Insieme Ets è un’offerta variegata e integrata, che realmente rappresenta un valore in più a favore di tutti coloro che vogliono avvicinarsi al mondo del credito cooperativo e che anno dopo anno si arricchisce di nuovi vantaggi: dal 2024, giusto per fare un esempio, prenderanno il via anche i sussidi alle famiglie per i figli minorenni.
Vi aspetto e vi invito a iscrivervi, ricordandovi che per i soci della nostra Bcc la banca ha contenuto il costo di iscrizione in una cifra assolutamente simbolica: 10 euro all’anno. Per cui davvero vi aspettiamo numerosi anche nei giorni di apertura della nostra sede, il martedì dalle 10 alle 12 e il giovedì dalle 21 alle 22,30, in via Verdi 19 a Busto Garolfo.

 

Emanuele Monti,
Consigliere regionale, consigliere Aifa, Presidente commissione Welfare Regione Lombardia

Collaborare e lavorare assieme per il bene del territorio e del futuro delle nostre persone

In questa vostra assemblea stiamo parlando di temi centrali dell’agenda politica del nostro Paese oltre che della nostra regione. Partiamo dai dati dell’Istat che ci fanno vedere il futuro: da qua al 2050, che sembra una data molto lontana ma è dietro l’angolo, avremo una popolazione del nostro Paese innanzitutto ridotta come numerica e con un numero di anziani molto accresciuto. Negli ultimi vent’anni le persone con più di 80 anni sono raddoppiate in regione Lombardia e se pensate che la quota del fondo sanitario nazionale assegnata alla Lombardia è già oggi per il 75% impiegata per la cura e l’assistenza dei cronici, cioè prevalentemente delle persone anziane, la rotta da seguire è chiara. Perché nel 2050 il 36% della popolazione regionale sarà nella fascia degli “anziani”.
A 46 anni dalla creazione del sistema sanitario nazionale, un sistema prezioso e universale che cura tutti, serve un ripensamento. Perché se pensate che la società scientifica e radiologia italiana ci dice che l’83% degli esami radiologici in Italia hanno un esito negativo, significa che abbiamo anche tanti esami che non dovrebbero essere prescritti. Quindi, primariamente, serve un ripensamento del sistema di cure. Poi bisogna fare i conti con la spesa: il nostro Paese investe quasi 470 miliardi di euro, cioè la metà della spesa pubblica italiana, su tutto ciò che riguarda l’assistenza alla persona, dalla previdenza alla sanità. Attualmente 137 miliardi sono destinati alla sanità, ma la spesa totale per la sanità nel nostro Paese è di 180 miliardi, e ciò significa che oggi ci sono 40 miliardi “out of pocket”, cioè pagati “di tasca propria” dai cittadini, quasi certamente destinati a crescere. Ecco, allora, che nell’ambito salute diventa assolutamente centrale il ruolo delle mutue, quello parassicurativo e di intermediazione e che è necessaria la collaborazione attiva con istituti di credito che hanno una missione sul territorio, che hanno la capacità di redistribuire valore sul territorio.
Ultimo tema è quello della casa: da qui al 2050 ci saranno 10 milioni di anziani soli, oggi sono 4 milioni, quindi c’è già oggi un’esigenza di ripensamento del mix abitativo, dell’assistenza e dei bisogni assistenziali presso il domicilio. Va aperto un dibattito sulla casa come luogo della comunità. Un dibattito che noi dobbiamo mettere a centro. E non uso a caso il termine “noi”: la Costituzione dà in via esclusiva proprio alle regioni la collaborazione con le banche che hanno uno statuto come il vostro e, quindi, dobbiamo collaborare e lavorare assieme per il bene del territorio e del futuro delle nostre persone.

 

Paolo Iachettini,
Direttore generale di Bcc Factoring
(società del perimetro diretto del gruppo Iccrea)

Ha portato ai soci della nostra Bcc il saluto della Capogruppo Iccrea

Lasciatemi dire che partecipare a un’assemblea di una banca di credito cooperativo è interessante e anche emozionante, ben diverso da quella di una banca costituita come società per azioni. Il punto di vista che io vi porto è necessariamente limitato, perché riguarda un singolo ramo
di attività, orientato esclusivamente a quei soci e clienti che svolgono attività imprenditoriali. Ma dal mio osservatorio vi devo davvero dire che la vostra è una banca che sta dove dovrebbe stare, ovvero che è caratterizzata da un forte radicamento territoriale. Ve lo posso testimoniare in prima persona, perché ho parlato con imprenditori e soci che mi hanno detto che se non ci fosse stata la Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate la loro azienda oggi non esisterebbe. E questa, secondo me, è la dimostrazione più evidente di quello che rappresenta la vostra banca per il vostro territorio di riferimento.
Venendo al percorso che state sviluppando da quando siete entrati a far parte di un gruppo bancario, forse non è così immediatamente chiaro a tutti cosa significa essere governati da una capogruppo. In estrema sintesi, la capogruppo ha due funzioni principali: verificare che vengano rispettate le disposizioni emanate dai regolatori, del resto svolgiamo un’attività di credito che per sua stessa natura è delicata, e mettere a disposizione di tutte le banche associate una gamma di prodotti per erogare servizi di pari livello a quelli del sistema bancario tradizionale nazionale. Quest’ultima funzione viene assolta soprattutto con le società del perimetro diretto, come la Bcc Factoring di cui sono direttore generale. Del resto, la singola banca sul singolo territorio, anche se caratterizzata da risultati eccellenti come è nel vostro caso, per dimensioni e organizzazione non sarebbe in grado di strutturare da sola tutta una serie di servizi che, invece, all’interno del gruppo le vengono messi a disposizione, pronti per essere proposti a soci e clienti.
Ecco, allora, che essere convintamente parte del gruppo Iccrea significa anche utilizzare e veicolare al meglio queste soluzioni. E per quella che è la mia visibilità sulla vostra banca, posso sicuramente affermare che la Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate sta positivamente valorizzando, in misura crescente, gli strumenti che le sono messi a disposizione dalla capogruppo per tutte quelle che sono le forme tecniche più specialistiche dei servizi erogati
da una banca.

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