Nuova cappella per l’oratorio di Cerro Maggiore

Foto tratta dalla pagina Facebook dell'oratorio. https://www.facebook.com/oratoriocerro/?fref=ts

Monsignor Mario Delpini ha inaugurato la nuova cappella dell’oratorio di Cerro Maggiore. Si tratta di una struttura calda, in legno, semplice ed armoniosa allo stesso tempo. Sarà il luogo dove pregare, fare catechismo, avvicinarsi in semplicità a Dio. Per l’occasione è tornato a Cerro anche don Giuseppe Angiari, il parrocco che nel 1987 inaugurò l’oratorio. “Andremo a dire una preghiera che inaugura la cappella dell’oratorio e io vorrei dire cosa andremo a fare in quella cappella, perché entreranno lì i ragazzi quando faranno il catechismo, o anche da soli, ciascuno per conto suo, per aprire il cuore alla presenza di Dio, per chiedere a Maria di aiutarli”, così Monsignor Mario Delpini durante la sua omelia. Il Monsignore ha invitato i ragazzi a una vita fatta di principi sani, di altruismo, di aiuto reciproco, senza dimenticare mai la realizzazione personale, nessuno deve pensare di non valere nulla, ognuno è importante. La vita va vissuta con pienezza e responsabilità.  “Se qualcuno vi dice che la vita è una carriera, una sfida per cui devi cercare di arrivare primo, devi cercare di conseguire risultati migliori, devi cercare di distanziare gli altri, devi cercare di farti largo con prepotenza voi non credeteci. – ha detto durante la sua omelia – Se qualcuno vi dice che la vita è un’angoscia, cioè un insieme di insidie che mettono continuamente in pericolo, come un leone ruggente che continuamente cerca di divorarvi – secondo l’espressione di Pietro – e se qualcuno vi dice “la vita è un’angoscia, perché se non prendi un bel voto subito hai l’impressione di non valere niente, se non consegui un risultato subito ti senti incapace per la vita, se gli altri non ti invitano a far parte ella compagnia o della squadra ti senti subito uno che non conta niente”, voi non credeteci. E se qualcuno vi dice che la vita è una condanna a morte, perchè da quando si nasce si comincia a morire e che l’esito finale è il niente, che il nostro andare è andare in bocca a questa specie di fauce del leone che cerca di divorarci, che il nostro destino inevitabile è la morte, voi non credeteci!Ecco perchè sono venuto oggi a parlare con voi, a intronizzare il Crocifisso, ad aprire ufficialmente alla preghiera la cappella dell’oratorio: per dirvi di non credete a quelli che descrivono la vita così, come una carriera che vi fa vivere sempre di premura, come un’angoscia che vi fa vivere sempre di inquietudine, come una condanna a morte che vi spinge alla rassegnzione. No! Ecco, che cos’è la vita? L’envangelista Marco è incaricato di annunciarci la verità della vita: è il Vangelo — che abbiamo ascoltato — che dice la verità della vita. Che così è la vita per chi crede nel signore Gesù, per chi guarda al Cristo crocifisso. La vita è un dono, è una grazia essere vivi. È un segno dell’essere amati, è un dono, non ci siamo messi al mondo da soli, però vivere è bello, vivere è una grazia, anche se ci sono tante preoccupazioni, tanti fastidi. La vita è un dono, è un segno che qualcuno ci ha amati e che Dio ha desiderato che noi fossimo vivi, per vivere della sua vita. La vita è un dono. E la vita è una vocazione, cioè nel venire al mondo noi siamo diventati destinatari della confidenza di Dio, della parola di Dio, della amicizia con Gesù e in questa amicizia, in questo dialogo, noi possiamo fare le nostre scelte, quelle più importanti, che qualificano e configurano la nostra persona e la nostra vita comune, non si fanno perché la vita è una carriera o perché la vita ci opprime come un’angoscia, o perché la vita è una condanna a morte. Noi siamo capaci di scegliere perchè dialoghiamo con Dio e comprendiamo che Lui ci chiama a vivevere come figli di Dio e a scegliere con coerenza la strada che Lui ci indica. La vita è una vocazione. La vita, per chi crede nel Signore Gesù e accoglie il messaggio del Vangelo, è una missione. Avete sentito il vangelo di Luca che dice che Gesù “ha mandato i suoi perchè portassero la pace, perchè annunciassero che il regno di Dio è vicino, perchè portassero un segno della presenza di Dio con la carità praticata, con la mitezza che non ha paura di niente e che non usa mai violenza”. Con quel segno di povertà che dice “la vera ricchezza è il regno di Dio”. La vita è una missione e ciascuno di noi ha un compito da svolgere; e non conta l’importanza che il mondo da a questo compito, ma conta soltanto la corerenza con colui che cimanda. La vita è una missione. E perchè se noi crediamo che la vita è un dono, la nostra preghiera sarà “grazie, grazie, grazie!”. Se noi crediamo che la vita è una vocazione, la nostra preghiera sarà “eccomi, eccomi, parlami, illuminami, eccomi! Sono pronto!” E se noi crediamo che la vita è una missione, noi che sentiamo tutta la povertà della nostra persona e l’inadeguatezza della nostra umanità, allora la nostra preghierà sarà “aiutami, aiutaci”. Eccomi, per insegnarvi queste tre parole sono venuto qui a celebrare oggi questo momento solenne, tre parole che sono un po’ come l’indice di tutte le nostre preghiere: “grazie”, “eccomi”, “aiutami”.