Alfa Romeo e Bcc: il valore dell’identità

La visita al museo della casa motoristica diventa un'esperienza per i nuovi dipendenti e coloro che sono stati chiamati a nuovi incarichi: "Il futuro è la nostra storia"

Sono cambiati i tempi e i prodotti, gli stili si sono evoluti e le prestazioni sono diventate sempre più performanti. Eppure l’anima è rimasta sempre la stessa. Alfa Romeo e Bcc hanno diversi elementi in comune; molti di più di quel che si possa pensare. Perché entrambe non hanno mai tradito la loro identità, hanno saputo adattarsi ad un mercato in continua evoluzione e hanno saputo fare delle loro specificità le armi vincenti, soprattutto nei momenti di maggior difficoltà. E anche oggi, che il marchio del Biscione si appresta ad entrare nel maxi gruppo automobilistico composto da FCA e PSA, la scelta strategica pare essere quella di non cambiare registro: Alfa resterà il marchio dalla forte connotazione sportiva che ben ricorda chi ha qualche primavera in più. Proprio il museo dell’Alfa Romeo, che si trova all’interno dell’area un tempo occupata dal Centro Direzionale ed è stato interamente rinnovato nel 2015, è diventato lo spazio che la nostra Bcc ha scelto per far fare ai neoassunti e ai dipendenti che si trovano ad affrontare nuove sfide una particolare esperienza: «Siamo partiti dallo slogan “il futuro è la nostra storia” per scavare nel nostro passato e guardare tutti insieme verso il domani», ha premesso il vice direttore generale della nostra banca, Roberto Solbiati. Divisi in due gruppi, i dipendenti coinvolti hanno passato in rassegna i sei livelli del museo con l’intento di «apprezzare lo stile rappresentato dal marchio Alfa e apprendere appieno quelli che sono i valori tipici del Credito Cooperativo e, quindi, della nostra banca», ha proseguito Solbiati.
Primo step, fondamentale, il marchio. In oltre un secolo di storia, dal 1910, quando è stato elaborato il primo, fino al 2015, data in cui è stata presentata l’ultima evoluzione del Biscione, il marchio è rimasto sempre profondamente fedele a se stesso. Ovvero, gli elementi fondamentali non sono cambiati. È rimasta la croce rossa su fondo bianco simbolo della città di Milano e, ovviamente, ha sempre trovato posto il “serpentone” visconteo di longobarda memoria. Eppure dall’Anonima Lombarda Fabbrica Automobili (questo il significato dell’acronimo Alfa) fino all’attuale Alfa Romeo le auto sono profondamente cambiate. «Il marchio è l’identità di un’azienda – ha continuato Solbiati, accompagnato dal direttore generale della nostra Bcc, Carlo Crugnola -. Qui ci troviamo davanti ad una evoluzione nella continuità: benché nel corso del tempo si sia persa la scritta “Milano”, l’Alfa Romeo ha voluto sempre mantenere ben visibili le sue radici. Così è anche il Credito Cooperativo: nato come Cassa Rurale, passato a Bcc e da poco approdato nel gruppo bancario Iccrea, non ha mai rinunciato ad un profondo legame con il proprio territorio. La nostra banca nel 1897 è nata da artigiani, contadini e piccoli industriali. E ancor oggi mantiene questa profonda identità». Testimoni sono i numeri che il direttore generale di Federcasse Sergio Gatti ha presentato a inizio novembre e dai quali emerge una quota di mercato delle Bcc nei crediti alle imprese artigiane pari al 23,5% (dato aggiornato a giugno 2019). Il percorso museale ha permesso di passare in rassegna anche l’evoluzione delle carrozzerie e dei motori. La timeline di vetture leggendarie ha scandito le tappe di una storia lunga e prestigiosa: dalla 24 HP, prima automobile costruita al Portello, alla 8C Competizione, sogno del nuovo millennio. Passando per vere icone di bellezza e dream car appositamente disegnate per stupire, senza necessariamente trovare uno sbocco commerciale. Alfa Romeo ha costruito la propria fama grazie anche ai gioielli che si celavano sotto al cofano: una meccanica realizzata con cura artigianale e in possesso di soluzioni tecniche all’avanguardia. «Ciò che ci troveremo ad affrontare nel futuro non è nient’altro che l’evoluzione di tutto il nostro modo di fare banca degli ultimi 120 anni», ha sottolineato Solbiati. «Quell’identità che ci ha caratterizzato per tutta la nostra storia viene rafforzata dall’essere parte di un movimento bancario che, oggi come ieri, ha profonde radici nel territorio». Che significa vicinanza a famiglie e imprese, ma anche un modo diverso di essere banca. Il Credito Cooperativo, di fatto, impiega l’80% di quanto raccolto dalla clientela nell’economia reale che genera occupazione e reddito. Scrive il direttore generale di Federcasse Gatti: «Almeno il 95% di questi impieghi deve essere erogato nell’area di competenza; oltre il 96% degli impieghi viene erogato a imprese e famiglie. Le quote di mercato sono state elevate e crescenti anche negli anni della crisi nei settori delle Pmi e delle famiglie».
In questa tensione al futuro che parte dalla storia, un elemento è rimasto e rimane fermo: la fiducia. Quella che Gatti chiama «materia prima del mercato bancario», passa attraverso una «crescita costante dei soci, quasi il 40% in più dal 2008, segno evidente e concreto che anche negli anni più duri della crisi le banche di comunità hanno saputo generalmente mantenere alti i presidi dell’affidabilità e della serietà». E della fiducia, chiosa il nostro vice direttore generale, Solbiati: «La nostra e tutte le Bcc operano per il sociale nel diventare soggetto attivo per combattere le disuguaglianze e difendere la bio-varietà imprenditoriale».