La statua di Paolo VI di Bodini a Legnano. «È una grande occasione per il territorio»

«Era un’occasione unica per il nostro territorio e noi abbiamo fortissimamente voluto sostenerla, per testimoniare la nostra vicinanza al territorio attraverso azioni concrete e di supporto alla sua crescita, anche culturale». Così Roberto Scazzosi, presidente della nostra Bcc, commenta la «prima» di Paolo VI fuori dai Musei Vaticani. La statua in cirmolo del Pontefice, realizzata da Floriano Bodini nel 1968, infatti, per la prima volta ha lasciato Roma ed è approdata a Legnano, dove resterà esposta al pubblico fino al prossimo 15 marzo nell’ambito della mostra intitolata «Floriano Bodini – Paolo VI. Ritratto di un papa», curata da Flavio Arensi, direttore artistico della Città di Legnano, e da Sara Bodini (che insieme alla sorella Paola custodisce l’eredità del maestro) ed organizzata dal Comune di Legnano con il supporto della nostra Bcc. Un’esposizione che rende omaggio a Papa Giovanni Battista Montini e allo scultore originario di Gemonio e che presenta anche i bozzetti originali della scultura vaticana, quattro bronzi attinenti al tema del ritratto pontificio, alcuni disegni e incisioni dedicate al tema e quattordici stampe originali del celebre fotografo Pepi Merisio, molto vicino a Paolo VI, che testimoniano l’esecuzione della statua dedicata a Montini.
«Sono molteplici i motivi che rendono questa mostra un evento assolutamente unico e importante per la nostra banca di credito cooperativo -commenta il nostro presidente, Roberto Scazzosi-. L’elevata qualità artistica della scultura, la cui esposizione viene effettuata per la prima volta fuori dai Musei Vaticani, è un elemento di sicuro interesse e prestigio. Ma non solo. Vi è un elemento territoriale significativo: abbiamo uno dei più grandi scultori italiani del Novecento che ha legato il suo nome al territorio varesino. Non solamente gli ha dato i natali, ma ospita un’altra sua statua raffigurante sempre Paolo VI. È collocata al Sacro Monte di Varese, nel piazzale antistante il santuario. Vi è anche un elemento identitario: Bodini e papa Paolo VI hanno vissuto in momenti di grande cambiamento, comprendendo i mutamenti in corso, ma entrambi tenendo ben salde le loro radici. Sono elementi di unione con una realtà territoriale quale la nostra Bcc: un istituto di credito profondamente legato al territorio dell’Altomilanese e del Varesotto da oltre 120 anni, che ha saputo leggere i cambiamenti della modernità senza snaturare il proprio essere banca cooperativa e mutualistica».

La mostra, che avviene a cinquant’anni esatti dalla realizzazione della scultura, quarant’anni di distanza dalla scomparsa del papa e nell’anno della sua canonizzazione, porta alla scoperta dell’arte di Bodini attraverso forse il suo ritratto più importante di Papa Montini e della figura di Paolo VI. Pontefice a volte criticato, ma riconosciuto come il Papa della modernità. «L’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o se ascolta i maestri lo fa perché sono dei testimoni», scriveva Paolo VI, volendo essere lui per primo testimone e non maestro. Inaugurata sabato 15 dicembre, la mostra è stata definita da Sara Bodini, figlia dell’artista, «la più importante che è stata allestita dal 2005, quando mio padre morì. Da bambina, ho sempre vissuto il concepimento di quest’opera come fosse una favola partita da un tronco di legno e durata 3 anni, nel quale all’interno di essa vi furono molte vicissitudini. Fu fatta e disfatta, fin quando mio padre arrivò a vedere l’opera compiuta nel 1968». La statua suscitò da subito ammirazione e critiche ma soprattutto l’attenzione della gente, così sorse il problema di dove custodirla: nel 1980 la scelta cadde sui Musei Vaticani, dove è rimasta per 38 anni. «Ritratto di un papa», oltre a tutte le implicazioni iconografiche riconducibili al magistero di Montini, segna un momento decisivo per la storia artistica del Paese.
Bodini è uno degli ultimi scultori italiani impegnati a dialogare con la tradizione, senza aderire alle avanguardie del suo tempo. E la data del 1968, in particolare, è carica di elementi simbolici, sia a livello sociale che artistico, perché attesta a livello internazionale il consolidamento delle nuove correnti artistiche provenienti dagli Stati Uniti: la Pop Art, ma anche il Minimalismo, e la performance, nonché l’Arte povera. Sulla statua e la sua genesi ha scritto anche Dino Buzzati sulle pagine del Corriere della Sera del 24 maggio 1968, svelando che lo scultore ha incontrato Papa Montini «solo un paio di volte e senza la possibilità di fare disegni. Oltre a questi vivi ricordi, gli sono servite centinaia di fotografie, specialmente quelle fatte da Pepi Merisio, ma Floriano Bodini ha ottenuto una cosa straordinaria, dal punto di vista tecnico e artistico, cosa impossibile in pittura, estremamente difficile in tre dimensioni, mai da me vista realizzata con tanta evidenza: è riuscito cioè a dare contemporaneamente allo stesso volto diverse e opposte espressioni, tutte psicologicamente plausibili e tipiche del personaggio. Fate una prova: mettetevi alla destra della statua, un po’ indietro, così da vedere la guancia destra di striscio.
Paolo VI ha un sorriso buono, confidente e sereno. Ma ora girategli lentamente intorno, alla massima distanza che consente il locale, in senso contrario alle lancette dell’orologio. All’improvviso il sorriso si raffredda, come se il Papa avesse intravisto qualche cosa di nuovo e inquietante, le sembianze non esprimono più soave letizia, bensì un mal dissimulato imbarazzo, che fa quasi tenerezza, come i bambini di fronte alle cose più grandi di loro». Informazioni sulla mostra sul sito «www.cultura.legnano.org», mentre per visite guidate di gruppi e scuole scrivere via mail a segr.cultura@legnano.org.