La proposta della commissione europea: slittare al 2025 la chiusura di Basilea 3

Per Federcasse il rinvio è un bene, perché la proporzionalità strutturale è un diritto. Resta il nodo dell’adeguatezza normativa e va risolto il paradosso delle Bcc classificate singolarmente come banche sistemiche perché azioniste o affiliate a gruppi di dimensioni significative

A fine ottobre, la Commissione Ue ha proposto di rinviare al 2025 l’attuazione della fase finale delle riforme di Basilea 3 sui nuovi requisiti di capitale, liquidità e leva finanziaria per le banche dopo che, nel marzo 2020, in seguito alla pandemia, l’entrata in vigore degli standard internazionali concordati nel 2017 era stata rinviata al 2023. Bruxelles, in pratica, ha proposto di concedere a banche e autorità di vigilanza più tempo per «concentrarsi sulla gestione dei rischi finanziari derivanti dal Covid e sul finanziamento della ripresa». Una proposta che, sottolineano da Bruxelles, «attua fedelmente l’accordo internazionale Basilea 3, tenendo conto delle specificità del settore bancario dell’Ue, ad esempio quando si tratta di mutui a basso rischio». In pratica, con questa proposta si punta soprattutto a garantire che «i “modelli interni” utilizzati dalle banche per calcolare i propri requisiti patrimoniali non sottovalutino i rischi, garantendo in tal modo che il capitale necessario a coprire tali rischi sia sufficiente».
La proposta sta facendo discutere e sulle colonne del quotidiano economico-finanziario britannico Financial Times già si è parlato del rischio di uno scontro con le maggiori banche centrali mondiali se arrivasse il via libera degli Stati membri e del Parlamento europeo alla proroga di due anni rispetto alla scadenza del 2023 concordata a livello internazionale. Di contro, il vicepresidente della Commissione europea, Valdis Dombrovskis, sottolinea che solo dieci tra le principali banche europee dovranno raccogliere capitale aggiuntivo quando entreranno in vigore i nuovi standard di Basilea 3 e rilancia: «Noi prendiamo sul serio il cambiamento climatico e la stabilità finanziaria. Siamo pionieri nella lotta al cambiamento climatico. Andiamo avanti con un piano di azione sostenibile per la finanza, già iniziato nel 2018. La stabilità finanziaria ci sta a cuore e posso dire che la situazione vista durante la crisi Covid ha mostrato che le riforme adottate dopo la crisi finanziaria, per esempio Basilea 3 ma anche la normativa relativa all’Unione Bancaria, ci hanno permesso di affrontare il periodo molto meglio. Il settore bancario europeo si è mostrato abbastanza resiliente».
Immediata e positiva anche la reazione di Federcasse, che valuta con favore la proposta di rinvio, «ma l’adozione dei nuovi interventi di rafforzamento della disciplina prudenziale del settore bancario dovrà necessariamente considerare il quadro macroeconomico di riferimento, radicalmente mutato a seguito della pandemia -sottolinea Federcasse-. Così come sono radicalmente cambiati i paradigmi di sviluppo, rispetto a quando – nel dicembre 2017 – furono conclusi dal Comitato di Basilea questi Accordi. Siamo ora nel pieno del Green deal e Fit for 55, del Next Generation UE e di norme sulla finanza sostenibile che puntano ad uno sviluppo inclusivo e alla just transition. Occorre valutare gli effetti delle nuove regole sull’offerta di credito indispensabile per attuare in modo veloce e inclusivo le transizioni energetica, digitale, dei processi produttivi, degli stili di vita delle persone».

Come è noto, con il pieno recepimento della riforma di Basilea 3, i requisiti patrimoniali delle banche europee aumenteranno in media dell’8-9% alla fine del periodo di transizione, nel 2030, mentre all’inizio del periodo, nel 2025, l’aumento dovrebbe essere tra il 3 e il 5%. «Questi inasprimenti patrimoniali se saranno applicati senza tenere in considerazione le caratteristiche dei territori, rischiano di frenare la competitività delle nostre imprese -prosegue Federcasse-. Bisogna camminare nella direzione della proporzionalità e dell’adeguatezza strutturali: le regole di Basilea sul capitale, imposte nell’UE a tutte le banche indipendentemente da dimensioni, finalità imprenditoriali, complessità e rischiosità, stanno creando una distorsione concorrenziale a danno delle banche piccole e medie. L’elemento della proporzionalità deve caratterizzare il quadro normativo e di conseguenza gli assetti di supervisione, mediante un’applicazione semplificata – a parità di sicurezza naturalmente – di regole comuni in grado di contenere i costi amministrativi, organizzativi, di capitale e di risoluzione per le banche con modelli di business semplici. La diversità delle banche con totale attivi inferiori ai 30 miliardi di euro (less significant) e a 5 miliardi (banche piccole e non complesse) deve essere assicurata nei fatti».
Federcasse inoltre chiede che l’approccio al rischio e alla volatilità su cui si basano gli Accordi di Basilea, sostanzialmente basato sull’utilizzo di riferimenti al passato (1-3 anni), così come il complessivo approccio micro-prudenziale, possa convergere verso un modello rivolto “in avanti”, in grado di misurarsi con le sfide e la velocità richiesta dalla transizione verso sistemi economici contemporaneamente sostenibili sotto i profili sociali, ambientali e di governo societario.
E, lo sappiamo bene, proprio le banche di minori dimensioni, come la nostra e tutte le Bcc, nel periodo della pandemia hanno svolto un ruolo irrinunciabile nel sostenere famiglie ed imprese, grazie proprio al loro modello organizzativo e ai loro obiettivi, «che non sono finalizzati al profitto individuale ma ad un vantaggio collettivo – ricorda il nostro direttore generale, Carlo Crugnola-. Anche per questo è assolutamente urgente, come richiesto più volte tanto da Federcasse quanto dal nostro Gruppo bancario cooperativo Iccrea, modificare la normativa CRR2 per risolvere il paradosso delle Bcc classificate singolarmente come banche sistemiche (o significant), e quindi sottoposte a norme e ad assetti di vigilanza pensati per banche oggettivamente sistemiche, per il solo fatto di essere azioniste e affiliate a gruppi bancari cooperativi di dimensioni significative».