Economia: riflessioni sul concetto di cambiamento

Il direttore Luca Barni
L'editoriale del direttore generale della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate

Il mondo è cambiato: una banalità, certo, ma l’ovvietà dell’affermazione non ci esime dal rifletterci. Sulle cause, di lunga durata o immediate, per cui l’economia mondiale ha conosciuto una svolta radicale dal 2008 in qua non mi soffermo: lo hanno fatto analisti di grande vaglia, economisti e opinionisti che hanno dato forma a saggi e articoli. Sto al mio ruolo; come direttore di una banca locale mi preme riflettere sulle motivazioni del cambiamento, perché una banca, come ogni azienda, con il cambiamento, deve fare i conti quotidianamente. Dando uno sguardo a quello che accade intorno ho maturato la convinzione che si cambi essenzialmente per tre motivi: per paura, per esigenza o perché obbligati da fatti contingenti. È, quest’ultimo, il caso più ricorrente nei tempi segnati dalla crisi economica. Anche noi, banca locale con oltre 113 anni di vita, vogliamo cambiare e stiamo cambiando. E lo facciamo per costruire il futuro. Se la crisi ha spinto molti a guardare al futuro come prospettiva di fuga da un presente di difficoltà, noi lo facciamo con un obiettivo diverso. Il futuro è da progettare e costruire, il futuro non è né può essere unicamente una cassaforte della speranza: è, piuttosto, un investimento di strategie, una pianificazione che dovrà attivamente e consapevolmente risagomare il ruolo della nostra Bcc negli anni a venire. La convention dei dipendenti tenuta a maggio aveva proprio questo tema: “cambiamo, nasce l’azienda Bcc”. Abbiamo detto azienda, perché deve essere chiaro a tutti e una volta per tutte che anche la banca, anche una banca differente come la nostra, è e deve essere considerata un’azienda. È bene precisarlo perché se 113 anni di storia non si cancellano, non si possono ignorare le peculiarità di quest’epoca, che richiedono altro rispetto a quello che è stato sufficiente sin qui. Le generazioni che hanno costruito la fortuna economica del Nord Ovest fondando quelle piccole imprese che sono oggi l’ossatura del sistema locale operavano in un contesto che non esiste più. La generazione che ne ha ereditato il testimone si trova immersa nella complessità. Ha una base di partenza molto più solida dei genitori, ma prospettive più nebulose; meno certezze sulla strada da seguire. Anche in Bcc c’è una nuova generazione alla guida, con un grande patrimonio, di risorse e di valori, da gestire. Questa è la partita che siamo chiamati a giocare: cambiare non è stravolgere, significa fare meglio, con strumenti diversi e adeguati ai tempi, quello che abbiamo sempre fatto. E significa farlo con uno stile nuovo, improntato all’essere gruppo, alla competizione interna orientata a un fine comune e condiviso e a una programmazione chiara. L’azienda che vogliamo essere è quindi: energetica, perché reattiva e propositiva; flessibile, perché capace di adattarsi; veloce, perché così pretende il mercato; unica, perché è nel nostro Dna essere differenti. Oggi, per essere banca-azienda, bisogna essere sempre più orientati alla clientela. Non è uno slogan: è un modo di lavorare. Qualunque dipendente, e non soltanto la rete commerciale, quando lavora, ha davanti un cliente. È questa la svolta cui siamo chiamati, è questa la Bcc del terzo millennio post crisi: non ci si snatura, si matura piuttosto alla luce di quanto è successo. Chi leggerà poi l’articolo nella sezione “Risparmio e Finanza” sui “Convertendo & Co.” se ne renderà conto: da noi, banca di credito cooperativo, quei prodotti non li troverete mai. La nostra anima non è in vendita.

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