Dagli imprenditori fischi al ministro e proposte agli amministratori locali

Serata assai movimentata per Flavio Zanonato nell'incontro promosso da Confartigianato a Malpensa Fiere. Intanto Confindustria Alto Milanese lancia la zona a "burocrazia zero"
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Giorgio Merletti e Flavio Zanonato. In apertura la platea di Malpensa fiere

Per il ministro dello Sviluppo economico Flavio Zanonato «è stata una serata difficile ma utile», e c’è da credergli, almeno per la prima parte della frase, sentiti i fischi degli imprenditori che hanno gremito la sala Caproni di MalpensaFiere lunedì 28 ottobre. Del resto, non si annunciava una passeggiata per il ministro l’incontro promosso da Confartigianato Imprese Varese dal titolo “Meglio in Svizzera?” e moderato da Dario Di Vico, firma economica del Corriere della Sera. Un invito a nozze per le rivendicazioni delle imprese in tema di tasse, burocrazia, credito, soprattutto se questi aspetti sono termini di confronto fra Italia e Svizzera, i vicini che hanno cominciato ad attrarre le imprese italiane dentro i loro confini grazie a condizioni di gran lunga più vantaggiose. Che il ruolo di Zanonato fosse quello del martire era un copione già scritto, che i decibel prodotti dalle proteste degli oltre mille presenti lo costringessero così tante volte a interrompersi forse è una situazione andata oltre le aspettative. Ha provato, il ministro, a proporsi come alleato degli imprenditori, a spiegare che le imprese devono restare perché il Paese ha delle potenzialità nonostante le difficoltà e a dirsi ottimista per il futuro. Ma sono stati i dati di fatto a rendergli complessa la serata, dall’esiguità delle risorse per sostenere le imprese al proposito di taglio della spesa pubblica per diminuire il cuneo fiscale; voce, questa, scritta da tempo immemore nel libro dei sogni di ogni ministro allo Sviluppo. E le parole del ministro al pubblico di MalpensaFiere soltanto parole sono sembrate, perché quello che il Governo ha fatto non basta, anzi. Giorgio Merletti, già presidente di Confartigianato Varese e ora presidente nazionale dell’associazione, usa un’espressione efficace, «Non vogliamo che il Gaggiolo diventi la nostra Lampedusa»; Mauro Colombo, direttore generale di Confartigianato Varese, prova a interpretare il malcontento dei presenti: «gli imprenditori hanno soltanto chiesto un riconoscimento di quello che fanno ogni giorno e la possibilità di lavorare alle stesse condizioni dei competitor europei». In sostanza, tiene a sottolineare Colombo, le aziende al ministro non chiedono agevolazioni ma il coraggio di attaccare i poteri forti e quella spesa improduttiva che è la prima voce da tagliare nel bilancio dello Stato.
Per la cronaca il ministro non si è sbilanciato, non ha fatto promesse, a riprova sia delle difficoltà nell’individuare soluzioni, sia del realismo di chi sa che la sopportazione degli interlocutori ha superato il limite. All’impasse che sembra regnare a livello di provvedimenti governativi, è il territorio a contrapporre proposte. Come quella emersa nell’assemblea generale di Confindustria Alto Milanese per fare del territorio una zona a burocrazia zero. È stato l’appello fatto dal presidente Angelo Mainini ai sindaci, nella logica di fare sistema a livello locale. «Seppure i ruoli siano distinti, imprese e amministratori locali sono tutte legate in un unico destino –ha dichiarato Mainini–, per questo vi chiediamo di disegnare le traiettorie di sviluppo del’Alto Milanese con una visione di lungo periodo». L’invito del numero uno di Confindustria Alto Milanese si sostanzia in regolamenti comunali uniformi, in una politica urbanistica veramente metropolitana e con tempi autorizzativi “normali”. Da qui la proposta di mettere intorno al tavolo i tecnici dei comuni e delle associazioni imprenditoriali per fare del nostro territorio una zona a burocrazia zero. Questa la proposta di soluzione a un problema che era già stato sollevato in tempi non sospetti da don Luigi Sturzo in un passo dell’“Appello ai liberi e forti”: “Chiunque pensa quale sciupio e perdita di energie occorre nell’attrito quotidiano infinito di ruote stridenti e di pesanti ingranaggi creati dalla mania regolamentatrice della nostra vita pubblica, quel spezzettamento di competenze e uffici per la pratica più semplice e insignificante…” Correva l’anno 1919, ma l’analisi non è dissimile da quelle, molto più recenti, del Direttore della Banca d’Italia Salvatore Rossi e dalle stime di Unioncamere (22 miliardi di euro il costo per le imprese delle incombenze burocratiche). Un problema, quello del fare impresa nel Belpaese, che è stato sottolineato anche all’estero dal rapporto “Doing Business 2013”: l’Italia figura al poco onorevole settantatreesimo posto in classifica su 185 Paesi. E allora… meglio in Svizzera? «La risposta non può essere positiva -chiosa il presidente della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate, Roberto Scazzosi-. Per questo siamo concordi con la proposta lanciata da Mainini. Occorre trovare soluzioni equilibrate per gestire l’impatto delle nuove tasse locali e serve un serio confronto nel merito su temi come la reindustrializzazione e l’attrattività dell’area, per mettere in atto azioni per il futuro del nostro territorio».

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