Crescita solida per il Gruppo Osti

Le società che fanno capo a Fabio Osti hanno fatto negli ultimi anni importanti investimenti, ma senza mai perdere di vista rigore e sostenibilità

23 24Da zero a 5 milioni di euro in poco meno di una decina d’anni. In modo costante, senza strappi, costruendo un gruppo ramificato e solido, fatto di persone capaci e competenti, sempre attento a cogliere opportunità e ad anticipare le richieste del mercato. C’è un piccolo dettaglio che illumina la storia dell’imprenditore Fabio Osti e del gruppo di società di Laveno Mombello a lui collegate, un particolare che la dice lunga sul rigore e sulla trasparenza che ne caratterizzano l’operato: «Anche di questa penna che ho in mano –racconta Osti, scherzando ma non troppo, mostrando una biro raccolta sulla scrivania del proprio ufficio– io potrei rintracciare il giorno in cui è stata acquistata, quanto è costata e come è arrivata qui». Anche quella penna è parte della costruzione del Gruppo Osti, un edificio che si fonda sul lavoro di una persona, Fabio Osti appunto, i suoi familiari –la moglie Moira Peduzzi, la sorella Stefania– e un gruppo di fidati collaboratori che Osti, altro dettaglio illuminante, tiene a nominare uno per uno: «Massimiliano Guglielminotti, Antonio Mascheroni, Luca Lana, Valentina Buzzi, Sara Ambrosetti, Donatella Roncari, Gianluca Ferioli, Piero Sabatino e Roberto Lanzi». All’inizio della storia c’è solo Fabio Osti, diciannovenne con in tasca un diploma di perito per l’industria meccanica. È agente di commercio per Philips, attività che porta avanti come ditta individuale dal 1992 al 2004, imparando tutti i segreti del commercio nel settore dell’elettronica. Durante questo periodo Osti fonda anche due società, la Ra.El.Con srl e la Global srl, che oggi hanno sede a Laveno Mombello. Global nasce nel 2002 e raccoglie la sfida del digitale terrestre, di cui diventa un distributore nazionale. È stata Global a portare il segnale, prima in via sperimentale, nelle case di duemila varesini; oggi ha venduto più di centomila decoder e la sua strategia è quella di distribuire verticalmente (quindi scegliendo un solo brand per prodotto) apparecchi, accessori e componenti elettronici, tra cui anche prodotti a marchio proprio, “Global”. Ra.El.Con nasce ancora prima, nel 1996, ma di tutta la sua vicenda ci soffermiamo sugli ultimi anni, in cui Fabio Osti sceglie di fare due importanti investimenti. Nel 2013 rileva il marchio AEV, Apparecchiature Elettroniche Varese, società che da quarant’anni produce sistemi per la distribuzione del segnale tv in ambito domestico: «Abbiamo unito la capacità produttiva di AEV all’esperienza commerciale del Gruppo Osti, ringiovanito e sviluppato il marchio e investito in marketing e pubblicità– racconta Fabio Osti–. Partiti da zero, a fine 2013 registreremo 750mila euro di fatturato». Nello stesso anno acquisisce anche la Matsuyama Electronics di Milano: «Ne abbiamo ottimizzato i costi usando la struttura del Gruppo e contiamo di chiudere il 2013 con 850mila euro di fatturato. Ra.El.Con, in totale, prevede di chiudere fra 1milione 600mila e 1milione 650mila euro». La ditta individuale Osti Fabio esiste ancora, e anch’essa ha in campo progetti importanti. Ci sono i due marchi di e-commerce Finalux ed Electrodome, il primo B2B e il secondo B2C, che hanno in catalogo oltre 15mila articoli di elettronica di consumo, accessori e componenti. E poi c’è la nuova sfida rappresentata da Bemat, che investe nelle quote di minoranza di alcuni clienti di riferimento, attentamente selezionati, e li coinvolge in una sorta di franchising. Bemat ha già due punti vendita di articoli di elettronica, uno a Saronno e l’altro a Savona, e il suo obiettivo è di essere presente entro il 2015 sull’intero territorio nazionale con un network riconosciuto e specializzato. Ma quella che si avvia a diventare la società più importante collegata a Osti è un’altra, e si chiama ED – Electronics Distribution. «Creata a fine 2012 –spiega sempre Fabio Osti– a fine 2013 farà 450mila euro di fatturato e 2,6milioni sono previsti per il 2014. Questa crescita, ci tengo a dirlo, è possibile grazie alla Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate e ai suoi affidamenti. Il 60% di ED è di proprietà di Raelcon e il 40% di Pietro Allegri, anche lui come me ex di Philips. ED si occupa di servizi per retail, GDO e GDS, sempre nell’ambito delle apparecchiature elettroniche». In tutto, le società e le divisioni del Gruppo Osti faranno registrare a fine 2013 un volume d’affari di 5 milioni di euro, con una crescita che si assesta attorno al 25-30% in un mercato, quello dell’elettronica, che a detta di Fabio Osti ha perdite generali sul 20%. Numeri che chiediamo a Fabio Osti di provare a spiegarci. Lui cita per prima cosa la nostra Bcc: la sua filiale di riferimento è quella di Buguggiate e il rapporto con la Banca risale al 1993, «Quando fu il mio commercialista Ignazio Parrinello –ricorda Osti–, a farmi avvicinare a questo mondo. Da allora il rapporto con la Bcc è stato sempre molto stretto, perché la mia filosofia è sempre stata quella di rispettare la Banca. Per me, infatti, una società di commercio si deve sempre autosostenere. Con questo intendo che tutti i miei investimenti, come gli uffici e qualsiasi attività all’interno dei capannoni, sono sempre stati autosostenuti; che il rispetto delle regole è sempre stato rigoroso; che ho pochissimi clienti insolventi perché sono attento a selezionarli. Preferisco una crescita contenuta, ma fondata su basi solide. E poi ci sono il mio lavoro e il mio impegno, 7 giorni su 7, per curare in prima persona ogni aspetto della mia attività». Un’attenzione e un rispetto che si riverberano anche sui rapporti con i fornitori («Non abbiamo mai rimandato indetro una ricevuta a un fornitore e l’indicazione data alla filiale di Buguggiate è “Pagare a prescindere”» precisa sempre Osti) e con i dipendenti: «Quelli con cui ho cominciato sono ancora qui con me» dichiara Osti. E lui, dal canto suo, chiede in cambio lo stesso rispetto e la stessa attenzione. Con una nota rivolta proprio al mondo delle banche: «Devono darsi pena di conoscere a fondo le realtà come la nostra –chiede Osti–, senza fare di tutta l’erba un fascio, e imparando a capire come operiamo e quali potenzialità abbiamo, a prescindere da regolamentazioni e indicazioni che spesso sono troppo generali. Occorre, in ogni singolo caso, mettersi a un tavolo, conoscersi e negoziare».

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