Covid: in calo il reddito delle famiglie Ma il risparmio triplica a 51 miliardi

Per i redditi è la contrazione più alta degli ultimi vent'anni ma la crescita del risparmio ha gonfiato i conti correnti e i risparmiatori non investono nei titoli per i bassi rendimenti. Cosa fare? «Affidarsi a un consulente», consiglia il nostro direttore generale, Carlo Crugnola

«Nel primo semestre del 2020 i redditi delle famiglie si sono ridotti dell’8,8 per cento rispetto al primo semestre del 2019, una contrazione decisamente più ampia di quelle registrate nelle fasi più acute della crisi finanziaria (-5,2%) e di quella dei debiti sovrani (-3,4%). I redditi da lavoro dipendente sono scesi dell’8,7 per cento per effetto del calo dei redditi unitari (-7,0%) e dell’occupazione alle dipendenze (-1,7%), mentre i redditi da lavoro e i profitti delle famiglie produttrici (il risultato netto di gestione e il reddito misto netto) sono diminuiti del 7,4%; gli altri redditi, infine, sono calati del 13%. La flessione del reddito disponibile lordo pro capite è stata molto meno intensa (-3,8%) e sostanzialmente analoga a quelle mediamente registrate nelle due crisi precedenti, grazie all’eccezionale crescita dei trasferimenti sociali netti (60,3%) che ha fornito un contributo di 5,1 punti percentuali. Nonostante il forte sostegno pubblico alla capacità di spesa delle famiglie, il calo dei consumi nella prima metà dell’anno è stato eccezionalmente ampio (-9,8%). Ne è derivato un risparmio netto pari a 51,6 miliardi; il tasso di risparmio è più che triplicato rispetto alla fine del 2019, (dal 2,8 al 9,2%), contrariamente a quanto era accaduto durante le due precedenti crisi. All’aumento avrebbe concorso -oltre che l’impossibilità di realizzare alcune spese per effetto delle misure restrittive in vigore- un atteggiamento di spesa più cauto da parte delle famiglie a fronte dei rischi di caduta dei redditi e di quelli di contagio connessi con alcune attività di consumo». È questo il quadro che emerge dall’indagine straordinaria sulle famiglie italiane, condotta dalla Banca d’Italia tra la fine di agosto e l’inizio di settembre del 2020, e diffusa a metà gennaio nel rapporto intitolato «I conti economici e finanziari durante la crisi sanitaria del Covid-19». Quello che emerge sono le due facce di una stessa medaglia, forgiata dalla pandemia, che ha colpito e spaventato le famiglie italiane: da una parte il reddito crolla, dall’altro il risparmio schizza verso l’alto. Sul primo lato, i dati ci dicono che nell’anno segnato dal Covid i redditi privati hanno registrato la contrazione più alta degli ultimi vent’anni, che “solo in parte è stata contrastata dalle misure di sostegno” del governo, si legge nel report; sull’altro lato abbiamo i depositi sui conti correnti, che sono triplicati: un accumulo davvero senza precedenti.
«È una situazione quasi paradossale, ma comprensibile -commenta il direttore generale della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate, Carlo Crugnola-. Si è diffusa la paura dell’arrivo di un’altra stagione di licenziamenti, uno spettro che gli italiani non avevano mai sperimentato in maniera così forte e diffusa fino al 2008. E, così, le famiglie non consumano o lo fanno in maniera più oculata, riducendo all’osso le spese, per avere il fieno in cascina per affrontare i tempi duri che temono si stiano palesando all’orizzonte. Del resto sta accadendo così in tutto il mondo; perfino negli Stati Uniti, dove la gente è sempre stata abituata a vivere contraendo debiti, da sempre le famiglie hanno cominciato a risparmiare. E quindi qui da noi, che siamo un popolo di “formichine”, il trend è ancora più accentuato».
Nel dettaglio, la situazione è stata ben fotografata dall’indagine di Banca d’Italia. «La riduzione degli investimenti reali netti (-6,6 miliardi nel primo semestre del 2020, il valore più basso dal 1999) ha riflesso sia il calo degli acquisti di abitazioni residenziali di nuova costruzione, sia la riduzione di patrimonio non residenziale e altri beni di capitale fisso delle famiglie, favorendone la sostituzione con strumenti finanziari -si legge-. Nel primo semestre del 2020 le famiglie hanno accresciuto la loro ricchezza finanziaria netta grazie a un accreditamento netto pari a 58,8 miliardi. Nel conto finanziario, a tale accreditamento netto ha corrisposto un aumento delle attività delle famiglie per 33 miliardi e una riduzione di passività per circa 26 miliardi. Sul lato dell’attivo, il circolante e i depositi sono aumentati nel semestre, rispettivamente, di 11,3 e 35,4 miliardi, registrando gli aumenti più forti dall’avvio della moneta unica per il primo e dal 2012 per i secondi. Secondo le statistiche bancarie, l’andamento dei depositi non è stato uniforme tra la clientela suddivisa per importi di giacenza. La crescita dei depositi compresi tra 12,5 e 50 mila euro è stata significativa, mentre si è registrato un lieve calo tra i depositi superiori ai 500 mila euro, suggerendo una differente preferenza per la liquidità tra le classi durante la pandemia. Dopo oltre un anno di disinvestimenti in titoli pubblici (-23,6 miliardi nel 2019), nella prima metà del 2020 le famiglie sono tornate ad acquistarne per 5,1 miliardi, mentre sono state registrate vendite di altri titoli per 11,6 miliardi. Gli acquisti di titoli pubblici si sono concentrati nel secondo trimestre, quando le famiglie hanno assorbito titoli per 9,9 miliardi, pari a circa il 9 per cento delle emissioni nette, più che compensando le vendite per 4,8 miliardi registrate nel primo trimestre. Sempre sulla base delle statistiche bancarie, oltre la metà degli acquisti del semestre è riconducibile a conti di deposito titoli con valori mobiliari a custodia compresi tra i 50 e i 250 mila euro; al contrario, i conti con valori mobiliari superiori ai 500 mila euro, a cui era riconducibile alla fine del 2019 oltre la metà dei titoli pubblici di proprietà delle famiglie, non hanno registrato acquisti significativi. Ulteriori 17,7 miliardi sono stati investiti in strumenti del risparmio gestito (di cui 9,3 miliardi in quote di fondi comuni e 6 miliardi in polizze del ramo vita), mentre i crediti commerciali e le altre attività si sono ridotti per 24,9 miliardi».
La maggior parte dei risparmi è finita nei conti correnti, che a settembre 2020, rispetto allo stesso mese del 2019, hanno fatto registrare una crescita di circa 126 miliardi di euro nei conti degli italiani. «Lo stesso è accaduto qui da noi e posso tranquillamente affermare che un quinto del totale della raccolta della nostra Bcc si è formato tutto nell’ultimo anno e sta quasi interamente sui conti correnti -riprende il nostro direttore generale, Carlo Crugnola-. Anche in questo caso è un fatto assolutamente comprensibile: l’italiano medio è abituato ad avere una remunerazione dei propri investimenti attorno al 2 o al 3%. E se andiamo indietro, senza arrivare alle doppie cifre degli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso, si è sempre puntato almeno al 5 o al 6%. Ma oggi non c’è nulla in grado di garantire questi rendimenti. I titoli di breve durata non rendono nulla, quando non sono negativi e il Btp a 10 anni sta al di sotto dell’1% netto. Per trovare rendimenti attorno, o poco sopra, all’1,5% bisogna spostarsi sul Btp a 30 anni, che in tanti considerano un periodo di fermo dei propri soldi troppo lungo per un guadagno così basso. E allora prevale l’idea di lasciarli sul conto. In tanti ci dicono: “so che non rendono nulla, ma intanto sono lì e non me li tocca nessuno e se mi servono li posso usare tutti”. Fatto, questo, che dimostra come sia alta l’incertezza per il futuro: con la preoccupazione per un possibile bisogno di liquidità, ma anche di dover subire potenziali perdite se si hanno titoli che si è costretti a vendere velocemente».
Stiamo quindi assistendo a quello che viene definito “accumulo di risparmio precauzionale”, con riserve che eccedono il normale tasso di risparmio delle famiglie, che negli ultimi quindici anni è passato dal 7,3% all’11,8% del reddito pre-pandemia. Analizzando meglio i comportamenti delle “formichine” italiane, si vede che il risparmio precauzionale è alto (59,7%) nelle fasi dell’incertezza lavorativa, tra 18-24 anni di età, con una percentuale che si riduce progressivamente per impennarsi ancora (56,4%) oltre i 65 anni, quando si comincia a temere per l’arrivo di acciacchi, e conseguenti spese, della terza e della quarta età. Nel mezzo, tra i 25 e i 34 anni di età è alto (38,6%) il risparmio per l’acquisto della prima casa; mentre nella fascia d’età tra i 45 e i 54 anni prevale il cosiddetto risparmio ereditario, quello destinato ad aiutare i figli poco prima del distacco dal nucleo familiare e della vita autonoma.
Sia come sia, di soldi sui conti correnti ce ne sono tanti. E, allora, come conviene gestire il proprio risparmio? «Bisogna tenere a mente che, oggi, non puoi ottenere niente se non rischi qualcosina e non allunghi l’orizzonte temporale -spiega Carlo Crugnola, direttore generale della nostra Bcc e, come i soci e i clienti sanno, grande esperto di finanza-. È quindi necessario che il risparmiatore cominci a ragionare per orizzonti temporali diversificati, stabilendo cosa può servire nell’immediato e cosa, invece, si può dedicare ad un progetto di più lungo periodo. E con questa parte di risparmi si possono fare operazioni davvero interessanti investendo nell’economia reale, meglio all’interno di fondi comuni di investimento. Quel che è certo è che non è più il momento del “fai da te”: bisogna affidarsi a consulenti abili e preparati. Si vada pure dove si vuole, ma ci si metta nelle mani di un consulente. Certo, la cosa migliore è stare con chi si ha un rapporto che si è consolidato nel tempo e che gestisce il patrimonio del risparmiatore senza guadagnare sul tipo di prodotto che gli vende, ma facendosi correttamente pagare solo la propria consulenza. Come accade nella nostra Bcc».

 

PIÙ DI 777MILA FAMIGLIE HANNO SOSPESO LE RATE DEI DEBITI

Per molti è stata davvero una necessità, ma per tanti un altro modo per calmare i propri timori, riducendo le spese, in vista di un futuro che fa paura. Poco importa se in questo modo si allungano i tempi per ripagare i propri debiti. Intanto si pensa all’oggi. E, come detto sopra, si mette del fieno in cascina.
A oggi, infatti, sono state poco più di 777mila le moratorie presentate dalle famiglie italiane per sospendere la corresponsione delle rate dei mutui: 206mila (cioè il 26,5% del totale) sono quelle inviate al fondo di solidarietà Gasparrini (nato nel 2007 per offrire aiuto a tutte le famiglie che si trovano in situazioni di difficoltà a causa della perdita del lavoro, dell’insorgenza di condizioni di non autosufficienza o della morte di un componente del nucleo familiare), 571mila i contratti “interrotti” grazie all’accordo tra Abi e associazioni dei consumatori. Complessivamente, le domande delle famiglie hanno messo in ghiaccio la restituzione di un totale di 96 miliardi di euro: di questi, 69 miliardi riguardano mutui e 27 miliardi altri tipi di prestiti. Nel dettaglio, guardando al totale dei debiti di ciascun settore, tra tutti i mutui immobiliari esistenti le richieste di sospensione rappresentano il 9,4%, tra i mutui di altri tipologia l’11,6% e tra i prestiti personali o finalizzati il 3,2%. Guardando all’età di chi ha presentato le richieste di sospensione, la maggior parte sono arrivate dai cosiddetti “baby boomers”, ovvero i nati tra il 1954 e il 1968, che rappresentano il 34,2% del totale dei richiedenti e che hanno ottenuto sospensioni per una rata mensile media di 689 euro. Segue la “generazione X” (nati tra il 1969 e il 1976), che pesa il 29,4% del totale e si è vista congelare una rata mensile media di 595 euro. Quindi i nati tra il 1977 e il 1983, che sono il 18,4% del totale e hanno ottenuto la moratoria su una rata mensile media di 546 euro, e i cosiddetti “Millennials” (nati tra il 1984 e il 1994), che rappresentano il 12,5% con una rata mensile media di 486 euro. La rata congelata più alta, pari a 982 euro mensili, è quella della “Silent generation”, ovvero i nati prima del 1953, che tra tutti gli ammessi alle moratorie delle famiglie rappresentano il 4,8%. Da ultimo la “Generazione Z”, ovvero chi è nato dal 1995 in poi, che sono lo 0,8% del totale dei richiedenti, con la rata mensile media più bassa: 428 euro.
Tornando a vedere i settori, si scopre che per quanto riguarda i mutui immobiliari l’importo medio della rata mensile sospesa è di 727 euro, per un debito residuo medio di 118.018 euro; tra le altre tipologie di mutuo, la rata media congelata è di 745 euro mensili e il debito medio residuo cuba 27.361 euro; tra i prestiti personali, 367 euro è l’importo medio della rata mensile e 19.548 quello del debito residuo e tra i prestiti finalizzati scendono sia la rata media mensile congelata (283 euro), sia il debito residuo (11.054 euro). Venendo i dati del fondo di solidarietà Gasparrini, che quindi riguardano sicuramente chi è in condizioni di necessità, dalle 19mila domande di aprile 2020, si è passati per il picco di giugno (oltre 60mila richieste), fino alle 7mila di ottobre e le 5.100 di dicembre. E la corsa al congelamento non si è fermata: attualmente, ogni giorno, infatti, mediamente vengono ancora inviate una cinquantina di richieste di accesso al Fondo Gasparrini per chiedere la sospensione, fino a 18 mesi, di mutui stipulati per l’acquisto della prima casa. E il trend delle moratorie è destinato a proseguire, dal momento che lo Stato ha esteso fino ad aprile 2022 lo strumento anche ai titolari di un contratto in ammortamento da meno di un anno.