Sostenere le imprese che credono nel proprio futuro

Il presidente Roberto Scazzosi

Ormai è chiaro a tutti, visti anche gli anni difficili che dal 2008 abbiamo attraversato: nelle fasi più acute della crisi, il credito ha assunto e assume un ruolo cruciale per assicurare la necessaria liquidità alle imprese che sono impegnate a far fronte al drastico calo delle entrate e a contrastare gli effetti di uno shock davvero imponente, sia dal lato della domanda sia da quello dell’approvvigionamento dei fattori produttivi. Ma altrettanto essenziale, per non dire di più, è il supporto del credito nella successiva fase in cui stiamo tentando faticosamente di entrare, per sostenere le imprese nel percorso di ripristino di tutte le loro funzioni produttive e sociali: una strada che si presenta particolarmente complicata, viste che le condizioni di incertezza che tutti noi quotidianamente avvertiamo rischiano di protrarsi per un lungo periodo.
In questo scenario, come banca locale avvertiamo la necessità di stringere con le “nostre” imprese un patto per il futuro del nostro territorio, delle nostre comunità, dei nostri figli. Non servono proclami o pomposi discorsi sulle buone intenzioni. È necessario dimostrare nei fatti, con progetti concreti e credibili, la propria voglia di ripartire. Perché se prevale la logica del “salvare il salvabile”, da questa crisi non ci riprenderemo mai.
Fuor di metafora, noi ci impegniamo a fare la nostra parte, garantendo credito e liquidità, dando risposte rapide alle richieste che ci arriveranno, migliorando continuamente i nostri processi e i nostri presidi per essere efficaci ed efficienti. A chi si rivolge a noi chiediamo di essere concreti, di avviare i necessari cambiamenti interni per restare al passo con i tempi, il mercato e lo sviluppo delle tecnologie (ne parliamo tanto in questo numero del giornale), di presentarci progetti concreti, tanto nei numeri quanto negli obiettivi. Perché, per funzionare davvero, il mutuo soccorso ha primariamente bisogno di onestà.
Bene, quindi, che oltre il 90% delle piccole e medie imprese riconoscano la necessità di rafforzare la propria componente patrimoniale, ma molto bisogna ancora fare sul fronte della preparazione, visto che solo poco più del 35% delle aziende si stanno attrezzando per affrontare la ripresa con piani di rilancio strutturati. Che sono proprio quelli che servono. Per parafrasare le recenti parole del co-presidente del gruppo di lavoro del G30, quel Mario Draghi che oggi guida il Governo italiano e che da presidente della Banca centrale europea tanto ha fatto per l’economia del Vecchio continente, bisogna valutare se un progetto è utile oppure no, perché in questa fase storica è fondamentale investire in progetti di valore elevato e con alti tassi di rendimento sociale. Poi, che questi progetti siano vecchi o nuovi non è importante, ciò che conta, e molto, è che il loro valore sociale sia dimostrabile. Come lo sono, ad esempio, i programmi delle aziende che aggiornano tecnologie obsolete o che aprono spazi produttivi in nuovi settori, inseguendo quella diversificazione che è sicuramente una delle direttrici per uscire dai pantani della crisi. Al pari del superamento del gap di digitalizzazione, che laddove permane incide addirittura sulla possibilità di sopravvivenza di un’impresa, e che può essere centrato anche aprendo collaborazione con le startup, come hanno già fatto la maggioranza delle grandi imprese.