Le Mpi sono diventate più digitali. Ma resta ancora molta strada da fare

La risposta messa in campo da molte micro e piccole imprese per restare sul mercato nello scenario di crisi è stata quella di digitalizzarsi, con incrementi che hanno addirittura triplicato l'utilizzo di alcune tecnologie. Ma la maggioranza delle imprese è in ritardo

Da più parti si è parlato di «digitalizzazione forzata». Ma comunque la si metta, noi la consideriamo un’evoluzione positiva per il rafforzamento del sistema della micro e piccola impresa italiana (Mpi), che rappresenta uno degli assi portanti del Paese, dal momento che in Italia le micro imprese sono oltre 4.100.000, ovvero il 95% di tutte le imprese della Penisola, e a livello comunitario rappresentano il 93,2% dei circa 18 milioni di imprese dell’Unione Europea. In Italia, le micro imprese danno lavoro al 47% del totale degli occupati nel settore privato, al 39% nell’Unione Europea e solo all’11% negli Stati Uniti d’America.
L’emergenza sanitaria da Covid-19 ha dato alla digitalizzazione delle imprese un’accelerazione senza precedenti, che è stata fotografata da un’indagine Istat tra le aziende che impiegano tra 3 e 49 addetti e su cui l’ufficio studi di Confartigianato ha realizzato un’elaborazione presentata lo scorso mese di gennaio, da cui abbiamo estratto la tabella pubblicata nella pagina qui a fianco. Dati che mostrano come nell’anno della pandemia le micro e piccole imprese hanno addirittura triplicato l’utilizzo di alcune tecnologie digitali, come le applicazioni di messaggistica e di video-conferenza: fino al 2019 le usavano il 10,6% delle micro e piccole imprese, oggi lo fanno il 30,7% delle aziende (con una crescita, quindi, del 190%); o come le applicazioni e soluzioni collaborative web per la gestione di progetti e per il monitoraggio da remoto dei processi, passate dal 5,7% al 18,2% (+ 219%); o, ancora, come la distribuzione delle vendite online con consegne gestire da terzi (ad esempio la piattaforma di Amazon), che se prima della pandemia erano utilizzate dall’1,3% delle Mpi, oggi lo sono dal 4%, quindi con una crescita del 207%. Altissima anche la crescita dell’offerta di servizi digitali, come newsletter, tutorial, webinar, corsi e consulenze online, che erano forniti dal 7,7% delle imprese e ora sono resi disponibili dal 20,9% delle Mpi (+171%), e la vendita attraverso piattaforme digitali, passata dal 2,6% al 6,4% (+146%).
Insomma, la risposta allo scenario di crisi messo in campo dalle micro e piccole imprese per restare sul mercato è stato quello di digitalizzarsi, al fine di continuare ad offrire servizi e prodotti. E, ovviamente, di attrezzarsi per lavorare con modalità diverse. Così, se fino al 2019 solo il 10% delle aziende aveva apparecchiature per il lavoro a distanza (come laptop, tablet o terminali mobili), ora la dotazione è presente nel 27,3% delle Mpi (+173%), e in tema di infrastrutture o hardware per il lavoro a distanza si è passati dal 9,5% al 26% (+174%).
Sempre in chiave digitale è stato affrontato con decisione anche il tema del rapporto con i clienti. In primis attraverso i social media, che se fino al 2019 era una modalità già presente nel 21,9% delle micro e piccole imprese, ora ha visto salire al 38,9% (+77,6%) la quota di Mpi attive su questo canale; secondariamente con la vendita mediante comunicazione dirette via e-mail, oppure con moduli online, o con le possibilità offerte dai social (come facebook e instagram), una strada che prima era seguita dal 15,6% delle aziende e ora vede la presenza del 27,8% (+78,2%) delle Mpi; infine migliorando la qualità e l’efficacia del proprio sito web attraverso strumenti di ottimizzazione Seo o l’utilizzo di avari tool, come quelli di web analytics, che erano presenti prima dell’emergenza nel 10,7% delle micro e piccole imprese e ora sono divenuti pratica comune per il 23,1% (+116%).
In generale si assiste ad un’intensificazione delle vendite tramite la Rete. Oltre ai dati già citati in precedenza, la conferma arriva dal 17,2% delle aziende che vendono direttamente beni o servizi attraverso il proprio sito web, contro il 9% che lo faceva prima della pandemia (+91%), dall’aumento delle Mpi che hanno attivato servizi di pagamento protetti per vendite via web e che sono passate dal 5,1% al 10,3% (+102%) e dall’ampliamento della quota di imprese che gestiscono vendite on line con consegne in proprio, che sono passate dal 5,5% pre emergenza all’attuale 14,2% (+158%).
Da ultimo, e passando ad un’altra indagine, si nota un aumento degli investimenti nell’adozione di sistemi Crm (customer relationship management, ovvero gestione delle relazioni con i clienti), con un +24% di nuove installazioni nel corso del 2020, che consentono di gestire con una sola app un sistema centralizzato per le vendite, l’assistenza clienti e l’ottimizzazione del marketing. Il principale vantaggio offerto da un software Crm, secondo gli utenti che se ne avvalgono, è il notevole miglioramento nella gestione del servizio clienti, grazie alla vista unificata del cliente e alla possibilità di integrazione con altri sistemi.
Come detto, quindi, le imprese hanno digitalizzato per rimanere sul mercato, offrendo i propri prodotti e servizi a una clientela costretta a rimanere a casa o comunque a ridurre drasticamente la propria mobilità. «E ancora di più dovranno farlo per recuperare le performance dei livelli pre-crisi, perché lo spaccato che abbiamo davanti rivela ancora un forte ritardo sul tema della digitalizzazione delle imprese -nota il presidente della nostra Bcc, Roberto Scazzosi-. Guardando la tabella, infatti, la cifra più alta è rappresentata da quel 38,9% di presenza sui canali social. E questo significa che più di 6 micro e piccole imprese su 10 non si sono ancora seriamente attrezzate per affrontare il post pandemia che, come hanno già segnalato numerosi osservatori, ha una correlazione sempre più diretta e stringente fra la trasformazione digitale e il recupero delle quote di mercato. C’è bisogno di un cambio di passo, di un mutamento della strategia normalmente adottata dalla microimprese, che storicamente le porta ad assumere un atteggiamento principalmente di tipo difensivo, cioè volto al mantenimento della propria quota di mercato. Ma nell’era digitale nulla si riesce a conservare se non si compete con le armi che la modernità richiede».
In effetti tutti le ricerche e i dati disponibili indicano che le Mpi digitalizzate stanno facendo segnare performance di ripresa migliori del 40% rispetto alle imprese che non hanno adottato piani di digitalizzazione e, più in generale, al di là di quanto stanno effettivamente facendo o investendo, il 65% sia delle micro, sia delle piccole sia delle medie imprese, ammette che la tecnologia è e sarà il vero traino delle interazioni con i propri clienti o della possibilità di ampliamento della propria base di clienti. Ma c’è di più: secondo un’analisi della Fondazione Politecnico di Milano, per una microimpresa il passaggio al digitale porta risparmi di tempo medi variabili da 6 a 70 ore mensili, oltre a una sensibile maggiore disponibilità e affidabilità delle informazioni digitalizzate. E nel caso di processi semplificati e ad alta ripetitività, come l’archiviazione di documenti, il risparmio di tempo ottenuto grazie alla maggiore velocità di accesso ai dati, alla grande facilità d’uso e alla maggiore sicurezza delle informazioni, rappresentano un vero vantaggio competitivo per le microimprese.

 

HANNO DETTO

 

Mauro Colombo
Vice Presidente vicario
Bcc Busto Garolfo e Buguggiate

 

 

Il complesso scenario di crisi che tutte le aziende stanno affrontando rende ancora più necessaria e improcrastinabile la scelta di imboccare la strada dell’innovazione. È comprensibile che fare questo passo possa ingenerare dei timori, specie in chi è abituato da sempre a seguire il proprio metodo di lavoro e teme che le nuove tecnologie possano, in qualche misura, stravolgere abitudini e certezze o, addirittura, “inquinare” la qualità storica del prodotto o del servizio erogato. Invece, innovarsi, sia tecnologicamente sia dal punto di vista dei processi di lavorazione e di assistenza al cliente, è davvero l’unico modo per restare al passo con i tempi, garantendo maggiore qualità, sviluppando soluzioni davvero distintive e valorizzando le proprie persone, che avranno la possibilità di esprimere appieno il proprio potenziale. Del resto, le aziende crescono davvero solo quando sono in grado di rompere gli schemi consolidate e ideare nuove soluzioni.

 

Diego Trogher
Vice Presidente
Bcc Busto Garolfo e Buguggiate

 

 

Da più parti si è detto che per uscire dalla crisi sanitaria ed economica non bastano le campagne vaccinali ma è necessario un “Vaccino Sociale”, che aiuti a superare le diseguaglianze e promuova un’economia della collaborazione, in cui le azioni di ciascuno siano in grado di impattare positivamente sulla vita degli altri, creando così nelle nostre comunità gli anticorpi contro l’attuale e le eventuali future minacce. A differenza di quello sanitario, il Vaccino Sociale non è un prodotto che si può comprare, ma il risultato di un modo collettivo di operare, come accade nella forma cooperativa della nostra Bcc, in cui l’elemento caratterizzante è la partecipazione e il coinvolgimento responsabile di ciascuno. Questo è il momento di fare squadra, così che ogni singolo e ogni azienda partecipi allo sforzo collettivo di contrasto alle disuguaglianze e di promozione di progetti in difesa dell’ambiente, del territorio in cui viviamo e di un’economia davvero sostenibile.

 

Giuseppe Barni
Presidente Comitato esecutivo
Bcc Busto Garolfo e Buguggiate

Adattarsi alla situazione del momento e far evolvere la propria attività anche in chiave digitale. Oltre, naturalmente, a curare con attenzione l’aspetto finanziario della propria azienda. Credo che siano questi i veri fattori chiave per riuscire a superare la profonda crisi economica causata dalla pandemia. E crescere dal punto di vista digitale non significa rinunciare alla propria dimensione locale, che, anzi, va mantenuta, cercando di cogliere tutte le opportunità che vengono offerte dal territorio in cui si è radicati. Affiancare alle proprie attività tradizionali un percorso di digitalizzazione, tra l’altro, significa andare a soddisfare le nuove abitudini di acquisto sia dei consumatori sia dei clienti business. Nel mondo del commercio, si tratta di offrire acquisti in e-commerce e pagamenti digitali; nel B2B, di padroneggiare le piattaforme di condivisione e di avere efficaci presentazioni digitali della propria azienda e dei propri progetti.