Tribunale Ue conferma la bontà del Fondo Interbancario di tutela dei depositi (FITD)

Non si tratta di aiuti di stato. I fondi sono importanti per la prevenzione e la gestione delle crisi bancarie.

E’ una sentenza importante per le banche e anche, di conseguenza, per tutto il mondo delle Bcc. Non si tratta di un tecnicismo ma si sostanza. Il Fondo Interbancario di tutela dei depositi  serve a salvare le banche in crisi, ed è finanziato dalle stesse banche. le Bcc ne hanno uno proprio, il Fondo di Garanzia dei Depositanti del Credito Cooperativo. Il tribunale Ue conferma che questi fondi non costituiscono aiuti di stato.

 “La sentenza –  spiega il Presidente di Federcasse e del Fondo di Garanzia dei Depositanti del Credito Cooperativo Augusto dell’Erba  – ribadisce de facto l’importanza e la insostituibilità dei Fondi di tutela dei depositi nella fase sia di prevenzione sia di gestione delle crisi bancarie. Per quanto attiene al Credito Cooperativo, ricordo che il Fondo di Garanzia dei Depositanti del Credito Cooperativo negli anni ha svolto una funzione essenziale di presidio di difesa del risparmio. Le limitate situazioni di criticità delle BCC italiane – ricorda ancora dell’Erba – sono difatti sempre state risolte internamente senza alcuna ricaduta sulle finanze pubbliche e senza che alcun risparmiatore subisse danni”. 

La vicenda sulla quale si è espresso il tribunale Ue del Lussemburgo risale al 2013 quando la banca italiana Banca Popolare di Bari (Bpb) manifestò l’interesse alla sottoscrizione di un aumento di capitale di Banca Tercas, che era stata posta in regime di amministrazione straordinaria in seguito ad irregolarità accertate dalla Banca d’Italia. Tale manifestazione d’interesse era subordinata alla condizione che il deficit patrimoniale di Tercas fosse interamente coperto dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (Fitd). Nel 2014, il Fitd decise di coprire il deficit patrimoniale di Tercas e di concederle garanzie, misure approvate dalla Banca d’Italia. Il 23 dicembre del 2015, però, l’Antitrust Ue constatò che si trattava di aiuto di Stato illegittimo concesso dall’Italia a Tercas e ne ordinò il recupero. L’Italia, Bpb e il Foid, sostenuto dalla Banca d’Italia, proposero allora ricorsi di annullamento della decisione, accolti il 19 marzo 2019 dal Tribunale, secondo cui le condizioni per qualificare l’intervento come aiuto di Stato non erano soddisfatte, poiché l’intervento non era né imputabile allo Stato italiano né finanziato mediante risorse statali da esso provenienti. La nuova sentenza rigetta l’impugnazione presentata dalla Commissione, i giudici di Lussemburgo ricordano che affinché i fondi siano qualificati come ‘aiuti’ di Stato devono, da un lato, “essere concessi direttamente o indirettamente mediante risorse statali e, dall’altro, essere imputabili allo Stato”, non quindi a un fondo di garanzia delle banche. Nel merito, la sentenza della Corte di Giustizia annulla definitivamente la decisione della Autorità Antitrust europea che aveva ordinato all’Italia (e quindi al FITD) di restituire i 295 milioni di euro erogati per la specifica operazione a favore della Tercas, considerati appunto come “aiuti di Stato”.

 Soddisfazione è stata espressa da Federcasse (l’Associazione nazionale delle 250 Banche di Credito Cooperativo, Casse Rurali e Casse Raiffeisen italiane) per la sentenza odierna della Corte di Giustizia dell’Unione Europea con la quale – rigettando il ricorso della Commissione Ue – ha confermato che l’intervento del Fondo Interbancario di tutela dei depositi (FITD) a favore di Banca Tercas, del 2014, non è da ritenersi “aiuto di Stato”. 

“Si chiude una vicenda che ha determinato a cascata conseguenze gravi per i risparmiatori e le banche italiane. L’allora ritenuto illegittimo intervento del FIDT – dice il Presidente di Federcasse e del Fondo di Garanzia dei Depositanti del Credito Cooperativo Augusto dell’Erba – non consentì al FITD stesso di intervenire successivamente a sostegno delle quattro banche (Banca Marche, Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, Cassa di Risparmio di Ferrara e CariChieti) rendendo necessario definire altre misure sulle quali, all’epoca, esprimemmo tutte le nostre perplessità di metodo e di merito”. 

“Il ruolo chiave di tutela del risparmio dei Fondi di Garanzia dei Depositi, finanziati unicamente dalle banche con proprie risorse, – conclude dell’Erba – va adesso considerato nella delicata fase di completamento dell’Unione bancaria e di riforma della Direttiva DGS e più in generale di revisione del framework sulla gestione delle crisi delle banche piccole e medie. Gli interventi preventivi e alternativi attuabili dai DGS vanno valorizzati e integrati a pieno titolo tra gli strumenti a disposizione per evitare e/o gestire le crisi”.