Turconi Distribuzione e l’ambiente: l’impegno è in un sacchetto di carta

Due siti produttivi, a Gerenzano e Fagnano Olona, e presenza in tutta Italia per l'azienda leader nella fornitura di imballi alimentari non in plastica per i supermercati

Il cuore dei sacchetti di carta batte tra Saronno, Gerenzano e Fagnano Olona: partono da qui i sacchetti alimentari che troviamo nella maggior parte dei supermercati d’Italia. La Turconi Distribuzione srl nasce da un programma di sviluppo della Turconi Spa del Centro e del Sud d’Italia, con la collaborazione di Bonucci con Turconi. È una realtà unica nel panorama nazionale che in meno di tre decenni ha saputo ritagliarsi un posto di primissimo piano nel mercato del packaging per i prodotti alimentari. «L’azienda è nata 25 anni fa con uno scopo preciso: essere punto di riferimento per la grande distribuzione organizzata per il centro e il sud del territorio nazionale», racconta Goffredo Bonucci, amministratore e titolare della società insieme con il socio Renato Turconi. «Un obiettivo che abbiamo attuato acquisendo cinque piattaforme per dare un servizio capillare e puntuale ai nostri clienti. Siamo oggi presenti a Cagliari, Palermo, Matera e Ancona, e dall’anno scorso anche a Frosinone. Abbiamo un deposito a Saronno e due siti produttivi: oltre al primo sito produttivo di Gerenzano, sempre nel 2019 abbiamo acquisito il Sacchettificio Colombo di Fagnano Olona». Il risultato è una realtà con una novantina di dipendenti e un fatturato superiore ai 50 milioni di euro, in grado di servire il 90% delle principali insegne della grande distribuzione in Italia, con una crescita a doppia cifra. E, se si considera anche la Fornaroli Packaging, azienda di Boffalora Ticino da 5 milioni di fatturato leader nella produzione delle vaschette in cartoncino, a sua volta appartenente al Gruppo, praticamente la quasi totalità dei contenitori per alimentari non in plastica che si possono trovare nei reparti ortofrutta, salumeria, gastronomia, panetteria e pasticceria passa da qui.
«Con oltre 40 macchine di produzione, riusciamo a rispondere a tutte le richieste del mercato», sottolinea. Con una grande attenzione all’ambiente. «Produciamo i sacchetti con finestra che sono riciclabili nella carta, ma anche quelli in PLA (acido polilattico, ndr) che invece possono essere messi nel contenitore dell’umido. Così anche per le vaschette: c’è quella in cartoncino riciclabile e quella laminata in PLA. A seconda dell’utilizzo, c’è un prodotto specifico. Ed è l’insegna a indicare cosa utilizzare, ad esempio, per i formaggi oppure per il sushi. Il cliente stimola la nostra fantasia e noi andiamo a sviluppare il contenitore che meglio può rispondere alle sue esigenze».
In un contesto industriale di grande crescita, l’aspetto “eco” però può rappresentare un problema quando non è supportato da una strategia di ampio raggio, ma è solamente il risultato di una moda. «Viviamo un momento storico in cui il mercato ci è indubbiamente favorevole», ammette Bonucci. «Merito delle scelte aziendali che abbiamo compiuto proponendoci come fornitore nazionale – e non locale – con un servizio di qualità; merito anche della struttura estremamente snella e reattiva che ci siamo dati attraverso un team di persone che lavora con passione». Merito, però, anche di un cambio di rotta nella sensibilità ambientale. «Le normative che hanno imposto una stretta sull’uso della plastica, ma anche quel particolare movimento di opinione che ha identificato la plastica come qualcosa di assolutamente negativo hanno portato ad un aumento delle commesse. Alcune delle insegne più conosciute non hanno voluto più la plastica e si sono rivolte a noi. Così, solamente l’anno scorso, siamo cresciuti di circa il 30%». Un dato decisamente positivo per i conti aziendali; ma non così soddisfacente se visto nella prospettiva del mercato. «È stata una crescita repentina alla quale abbiamo saputo dare risposte pronte», afferma Bonucci. «Non è però una crescita “giusta”: quando ci sono degli eccessi ci sono anche delle storpiature. Ed è facile che si possa innescare anche un effetto boomerang».
Mettere al bando la plastica tout court non serve alla causa ambientale. «Ci sono aziende molto belle che stanno già soffrendo», osserva. «La plastica non va bene? Ma è riciclabile», continua. «La plastica che non va bene è quella che viene gettata nel mare. Eppure, il messaggio che arriva al consumatore – e che quindi condiziona la scelta dei supermercati – è che deve essere ridotto il consumo di plastica. Ritengo sia sbagliato rincorrere i prodotti compostabili per almeno tre motivi: vi è carenza della materia prima che serve per realizzarli; hanno un prezzo finale maggiore che incide sulla spesa del consumatore; non ultimo, mancano le strutture in grado di recepire i rifiuti che da questi prodotti derivano». Questo il punto nodale. «La raccolta differenziata è cresciuta senza che vi siano impianti in grado di trattare le diverse frazioni. Inoltre, la Cina ha chiuso all’importazione dei nostri rifiuti». Che fare? Bonucci punta alla concretezza: non una politica volta solo ad incassare, ma una visione di più ampio respiro che si basi sull’economia reale. Quella stessa economia che ha portato l’imprenditore a scegliere di rimanere in Italia «perché ci crediamo, anche se le offerte di portare la produzione all’estero non sono mancate»; che dovrebbe difendere le aziende italiane sane e che deve sostenere il consumo. Così anche la scelta ambientale non può essere il risultato di una moda, quanto il frutto di una sensibilità che coinvolge tutti. Perché, riprendendo le parole di Bonucci, dietro ad ogni eccesso c’è una storpiatura.
Il ritorno ad una strategia del buon padre di famiglia, quale è quella che ha guidato Turconi Distribuzione, potrebbe rappresentare una via d’uscita. Quindi, non salti al buio, ma pianificazione, programmazione e conoscenza. Anche nel rapporto bancario. «La forza di una Bcc è nel rapporto diretto che può avere con il suo cliente. Sa dialogare con il mercato e capisce l’imprenditore andando a “sentire” la sua azienda», continua. «Una Bcc, per la sua vocazione territoriale, guarda al proprio correntista non come ad un cliente, quanto ad un partner. Perché, se è vero che un’azienda oggi non può lavorare senza una banca, è altrettanto vero che una banca non può crescere se non crescono anche le aziende».
Così in un mondo sempre più digitalizzato e interconnesso, il futuro è nella «relazione umana». Del resto, lo testimonia Turconi Distribuzione che con un gruppo radicato su tutto il territorio nazionale, guarda al mercato con quel pragmatismo che le fa dire «valorizziamo ciò che abbiamo e ciò che sappiamo fare, senza andare alla ricerca sempre della soluzione più facile. Per l’ambiente? Baserebbe differenziare correttamente e concentrarsi sulla filiera del riciclo».