La green economy passa da Parabiago

Venanzieffe è la prima azienda in Italia nella gestione degli oli usati. Un punto di riferimento nella tutela dell'ambiente che da quasi 40 anni punta tutto sul riciclo

Il quadro affisso nell’ufficio dell’amministratore unico, alla destra della scrivania, racconta molto di cos’è oggi Venanzieffe. È un punto di riferimento, ma anche un affettuoso ricordo; quasi un monito delle radici dell’azienda che ha sede a Villastanza di Parabiago e che è la prima realtà in Italia per la gestione degli oli usati. In poche ma essenziali pennellate, vi è ritratto un uomo impegnato a caricare su un furgone alcuni fusti. Fanno da cornice un casale, la campagna lombarda e i due campanili che richiamano alla città di Rho. «Tutto è partito da lì», indica Franco Venanzi seduto nel suo ufficio. Era la fine degli anni Cinquanta. Sul lato del furgone, ben riconoscile nella marca e nel modello, è appoggiata una tavola di legno per agevolare il carico dei fusti. E l’uomo ritratto è Paolo Venanzi. «Mio padre faceva il venditore ambulante di generi alimentari. Un giorno, un suo amico gli chiese di trasportare due fusti di olio “bruciato” a Milano. Lui accettò; svuotò il furgone e portò i fusti per la vendita. Alla consegna ricevette subito i soldi, un aspetto da non sottovalutare vista la grande diffusione dei libretti aperti per i pagamenti», ricorda Franco Venanzi.
Da quel momento, l’attività prese una piega differente: piano piano, Paolo Venanzi si concentrò sempre più sulla gestione degli oli esausti, si creò un proprio giro di clientela avviando una piccola impresa nel campo dei rifiuti. È più di un ricordo affettuoso quello di Franco Venanzi. È un rendere omaggio alla sua famiglia, a chi lo ha introdotto in un mondo del tutto particolare, a quelle solide radici che permettono oggi a Venanzieffe di dare lavoro a una settantina di persone, vantare una sede che si estende su 22.000 metri quadri (in espansione) e un fatturato che supera gli 11 milioni di euro. «Certo, nella vita serve sempre un pizzico di fortuna, ma è fondamentale darsi da fare», osserva l’imprenditore oggi sessantenne. «È importante anche fare le cose per bene, saper crescere in modo graduale e restare aggiornati». Tutti elementi che Venanzi ha messo nella sua azienda fin dai primi anni Ottanta quando, per aiutare il padre, si mise alla guida di un camion e iniziò a fare i ritiri anche lui. «A me era affidata la logistica, a mio padre la parte più commerciale». Una squadra vincente, completata dalla presenza di Antonio, che sarebbe poi diventato il cognato di Franco e che ancora opera in azienda. Nel frattempo, l’arrivo delle prime norme sui rifiuti, il matrimonio e la prematura scomparsa del padre.
Nel giugno 1992 finì la storia della ditta individuale Venanzi Franco e partì ufficialmente la storia della Venanzieffe srl. Una scommessa che l’imprenditore aveva già fatto sua qualche anno prima chiamando anche la moglie a lavorare con lui. E dopo la moglie, tutta la famiglia (allargata) ha trovato posto in azienda: dal figlio Paolo (32 anni) alla figlia Lisa (25) con i rispettivi consorti, oltre ai due fratelli della moglie.

«Sono da oltre 40 anni nel settore e ho visto molti cambiamenti. Se all’inizio gli oli usati erano considerati un bene, negli anni Ottanta sono diventati dei rifiuti, e oggi sono ritenuti una risorsa », continua. «L’attenzione che viene riposta oggi però non corrisponde ad una effettiva sensibilità ambientale: il rifiuto viene nascosto, messo nell’angolo, quindi un qualcosa senza alcuna importanza. Se vi fosse una reale sensibilità ambientale avremmo più attenzione a come viene prodotto, ovvero alla sua qualità, che è garanzia di un maggiore e miglior recupero. È una cultura che manca. Manca in Italia».
Con costanza, metodo e innovazione Venanzieffe si è ritagliata un posto d’onore nel panorama dei rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi. Non solamente opera in collaborazione con i principali consorzi – da quello per la raccolta degli oli minerali usati (Conou) a quello per gli pneumatici fuori uso (Ecopneus), fino alla società consortile che si occupa degli oli e grassi vegetali e animali (Conoe) e al Cobat – ma è punto di riferimento per la gestione di ogni rifiuto.

Da Parabiago transitano non solamente oli esausti, ma ci sono anche batterie, pneumatici, imballi e farmaci scaduti. Dalla sede di viale Lombardia partono quotidianamente camion, furgoni e mezzi attrezzati per ogni tipo di ritiro. «Facciamo dai 100 ai 120 ritiri ogni giorno con una flotta di oltre cinquanta targhe, su un’area concentrata tra le province di Milano e Varese», spiega Venanzi. «Il materiale raccolto viene portato direttamente agli impianti di trattamento e smaltimento oppure stoccato nei nostri capannoni per poi raggiungere gli impianti di destinazione». La logistica è indubbiamente il cuore pulsante dell’attività di Venanzieffe con tutta la rigorosa parte documentale che il settore operativo richiede.

Ma, accanto a questa, l’azienda parabiaghese effettua consulenza a 360 gradi nel settore e fornisce le attrezzature per una miglior raccolta dei rifiuti. Inoltre si è dotata anche di impianti di pretrattamento e di un laboratorio di analisi chimiche per migliorare la qualità del rifiuto. Gli oli esausti raccolti infatti contengono fanghi, metalli, acqua, tutti elementi che, rendendo più difficoltoso e complesso il loro corretto recupero, impoveriscono il valore dello stesso rifiuto. «Gli oli esausti devono rispondere a delle specifiche caratteristiche. Quando arrivano in azienda viene prelevato un campione da sottoporre ad analisi chimica per capire la composizione del rifiuto e quali pretrattamenti attuare per poterlo dare alle raffinerie che si occuperanno del suo recupero», spiega. «Il nostro impegno è, in generale, a privilegiare il riutilizzo dei rifiuti. Il concetto alla base è che i rifiuti sono una risorsa nel senso che il loro riutilizzo permette di limitare il consumo di materie prime».
Un’impostazione che ha permesso a Franco Venanzi di essere un professionista autorevole nel campo. Oltre ad essere amministratore unico di Venanzieffe, è anche presidente di Anco – Associazione nazionale concessionari consorzi – che raggruppa le imprese concessionarie del Conou, Cobat, Conoe e gestiscono i rifiuti elettrici ed elettronici e le pile esauste. Ha quindi fatto suo il concetto di “economia circolare” che è diventato il mantra degli ultimi anni per dare una svolta green allo sviluppo. A proposito, a che punto siamo in Italia? «All’incirca al 30%», risponde. «Potremmo essere anche più avanti se solo la politica ambientale potesse essere un po’ più elastica. Il settore dei rifiuti è sempre sotto i riflettori e soffre di una burocrazia pesante che non solamente rischia di trasformare l’imprenditore in un avvocato (i reati in questo settore sono penali, ndr), ma allontana anche potenziali investitori che potrebbero dotare il nostro Paese di impianti moderni per la gestione dei rifiuti».
Gli spazi per fare e per fare bene ci sono, come dimostra la realtà parabiaghese. «La storia aziendale è caratterizzata da una continua crescita nel tempo», sottolinea Venanzi. Crescita che è stata permessa anche grazie al rapporto con una banca quale è la Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate di cui l’imprenditore è socio. «I rapporti sono molto buoni, nel segno di una reciproca stima e collaborazione. Il contributo che però ci arriva dalla burocrazia talvolta fa scappare l’entusiasmo per il proprio lavoro». Un entusiasmo che però Franco Venanzi ha trovato nei figli Paolo e Lisa, con i rispettivi coniugi Elena e Marco, da cinque anni nella direzione di Venanzieffe. Loro stanno “studiando” per raccogliere l’eredità del padre e, prima ancora, del nonno. E con loro troverà nuovo significato e nuovo valore anche quel quadro appeso nell’ufficio dell’amministratore unico.