Greta porta il clima nell’agenda politica: «Ci riguarda tutti. Ascoltiamo la scienza»

Venerdì 15 marzo milioni di persone sono scese in piazza nel primo “sciopero globale per l’ambiente” ispirato dalla presa di posizione di una sedicenne svedese

Come prende il via un movimento globale? A volte basta un gesto piccolo, fatto da una persona altrettanto piccola (anagraficamente parlando).
È successo il 20 agosto 2018. Era un venerdì, e quel giorno una ragazza sconosciuta di nemmeno 16 anni, Greta Thunberg, si è seduta, da sola, davanti al parlamento svedese. Reggeva un cartello scritto a mano: skolstrejk för klimatet, “sciopero dalla scuola per il clima”. Avrebbe ripetuto questo gesto nei venerdì a venire, fino alle elezioni legislative del 9 settembre. Un’azione semplice, le motivazioni che ci stanno dietro altrettanto, e, proprio per questa loro semplicità, per il loro basarsi su una logica

Foto di Andreas Pinacci/ Shutterstock.com

stringente (Thunberg ha spiegato di essere affetta da sindrome di Asperger, e di vedere quindi il mondo “in bianco e nero”), ancora più forti: la società mi dice di andare a scuola per costruirmi un futuro, ma questo che senso ha, se il mio futuro è minacciato dal cambiamento climatico e la società non fa nulla per fermarlo? Se gli scienziati riconoscono le cause del riscaldamento globale e ci danno indicazioni per cambiare le cose, perché non li ascoltiamo? Domande che Thunberg rivolge a se stessa, a tutti noi come individui e a chi ha il compito di governare. Domande che di certo molti si sono posti prima di Greta Thunberg. Ma, probabilmente, lei è stata la persona giusta – piccola, semplice, senza un’organizzazione alle spalle – al momento giusto, o meglio nel momento, drammatico, in cui tutti cominciamo a toccare con mano l’evidenza del cambiamento climatico. A rendersi conto che catastrofi un tempo immaginate come lontane nel futuro, sono in realtà dietro l’angolo, e avranno un impatto su chi ha davanti a sé ancora decenni di vita su questo pianeta. E la sostenibilità, un tempo predicata solo dagli ambientalisti, diventa una priorità anche per l’opinione pubblica nel suo complesso (vedi articolo).
È in questo contesto che si genera il famoso “effetto farfalla”, quello per cui un minimo battito d’ali, per un insieme di circostanze, dà inizio a un uragano. Prima gli studenti come Thunberg, poi persone di ogni età, cominciano a incontrarsi nelle piazze, davanti agli edifici governativi, per chiedere alla politica di darsi un obiettivo preciso: riduzione del 50% delle emissioni entro il 2030 e azzeramento entro il 2050. Il 15 marzo, otto mesi dopo il primo venerdì di protesta a Stoccolma, lo “sciopero per il clima” è globale: centinaia di migliaia di persone scendono per le strade, coordinate da movimenti apolitici come Fridays for Future e School Strike for Climate. Sono ragazzi, insegnanti, genitori, pensionati.
In Italia il punto di riferimento è Fridaysforfuture.it e fra le associazioni che hanno aderito si leggono i nomi di Legambiente, Greenpeace, Federconsumatori, Peacelink, Oxfam Italia. Secondo Fridays for Future Italia, il 15 marzo nel nostro Paese un milione di persone si sono messe in marcia, e l’obiettivo ora è replicare: l’appuntamento per il secondo “Sciopero mondiale per il futuro” è per venerdì 24 maggio e ancora una volta tutto sarà organizzato soprattutto attraverso i social network, raccogliendosi dietro gli

Foto di Andreas Pinacci/ Shutterstock.com

hashtag #fridaysforfuture e #climatestrike.
Il 6 aprile si è chiusa una consultazione pubblica online che ha raccolto una serie di idee da far confluire in una proposta di “legge per il clima”: si parla di carbon tax, efficientamento energetico, riduzione della plastica, energie rinnovabili, ma anche di doveri per i cittadini. Un tavolo di lavoro è stato istituito per selezionare le proposte di rilevanza nazionale e portarle al Ministro dell’ambiente Sergio Costa e al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Intanto gli incontri settimanali dei ragazzi di Fridays for Future non si fermano, e il 19 aprile, all’appuntamento di Piazza del Popolo a Roma, ci sarà anche Greta Thunberg. «Faremo di tutto – dichiarano gli organizzatori – perché questa giornata si trasformi in un grande momento di sensibilizzazione sul tema dei cambiamenti climatici e speriamo che la politica capisca che è giunta l’ora di ascoltare gli scienziati, che all’estero e in Italia ci ricordano che non c’è tempo da perdere».