Il fattore H che rende unico il Credito Cooperativo

Riparto da dove ci eravamo lasciati.
Nell’ editoriale che ho scritto per La Voce di gennaio, ho parlato di conoscenza. E del tempo che la costruzione di una relazione richiede.
Oggi però, pare proprio che il tempo sia la merce più rara. Si va di fretta, colpa non solamente dei ritmi che la quotidianità ci impone, ma anche di una tecnologia che è entrata in modo pervasivo (e talvolta invasivo) nella vita di tutti i giorni. In pratica possiamo fare tutto, o quasi, in qualsiasi momento. Tanto più in ambito economico.
Quella che è stata definita come la quarta rivoluzione industriale, la cosiddetta rivoluzione 4.0, detta il ritmo. E procede a colpi di innovazione con un passo sempre più veloce al grido di “chi si ferma è perduto”.
Sarà per la mia passione per la montagna e per il gusto del cammino che non credo fino in fondo in tutta questa velocità. L’inseguire il digitale non è di certo crescere con il digitale: è un correre avendo come unica meta quella di non perdere metri. Ma quale l’obiettivo? Guardando alla nostra Bcc ritrovo che il Credito Cooperativo, anche in questo caso, sa essere controcorrente. In questi primi mesi del 2019 ci ritroviamo con uno scenario del tutto nuovo: è diventato operativo il Gruppo bancario Cooperativo Iccrea e noi stiamo lavorando per essere parte proattiva in quello che è il terzo gruppo bancario nazionale per presenza sul territorio. So di aver toccato un tema delicato perché, se è vero che la rete delle Bcc rappresenta in Italia il 12% degli sportelli bancari, ma solamente il 7% della produttività, è però altrettanto vero che le Bcc rispondono ad un target diverso, ad esigenze differenti e sono un modello unico di fare banca da oltre un secolo a questa parte.
Accelerare il passo è necessario, ma non è indispensabile correre a perdifiato. Tenere ben presente il rating è importante, ma non bisogna esserne schiavi.
Nel messaggio lanciato durante la convention dei dipendenti del nostro istituto ho parlato di “crescita consapevole”. Questo significa investire in qualità. Non è quindi la velocità a dettare il ritmo, ma la qualità dell’incedere. Perché la relazione richiede tempo; l’ascolto richiede tempo; l’essere vicini al territorio richiede tempo. Certo, l’algoritmo è entrato ed entrerà sempre di più nella nostra vita quotidiana semplificando quelle che sono le operazioni più semplici. Ma l’uomo continuerà a rimanere insostituibile. L’apporto umano è capace di fare la differenza nella soluzione di un problema, nell’ indirizzare una scelta e nella valutazione di una situazione. In una parola: nella consulenza. Non nego l’apporto del digitale. Anzi, grazie alla forza che ci viene data dal Gruppo abbiamo la possibilità di beneficiare di investimenti importanti per avere a disposizione la miglior tecnologia, senza però doverla inseguire. In più abbiamo il valore e le radici di una Bcc.
Ecco perché ritengo che il futuro della nostra Bcc sia positivo. Relazione, territorio e soluzioni sartoriali sono oggi inserite in una grande e forte rete. E questo ci rende unici.