Varese e provincia: le imprese del settore informatico trainano la ripresa

Il 46% delle imprese varesine investe in digitalizzazione

“Pensare oltre il Covid non è un obiettivo, per le imprese del Varesotto è un fatto. Lo confermano i numeri di una recente indagine dell’Ufficio Studi di Univa che ha messo in evidenza un dato importante per le nostre imprese: il 46% del sistema produttivo locale, nel corso del 2020, ha investito in digitalizzazione, e un 47% è pronto a farlo nel corso del 2021. Più nello specifico il 61% ha investito in sistemi di sicurezza informatica, il 59% in tecnologie legate allo smart working, il 51% in nuovi sistemi di contabilità e processi decisionali, il 48% in nuovi servizi, il 44% in nuovi sistemi di presidio dei mercati, il 26% in logistica digitale. Questo ci conferma che le nostre imprese guardano avanti: questa è nella pratica la resilienza di cui tanto parliamo. Primo comandamento: investire. Se la fotografia degli scenari economici globali non è rosea, come industria e specialmente come settore dei servizi che per sua natura guarda avanti, dobbiamo pensare oltre alla contingenza.” Sono le parole di Andrea Rinaldi, Presidente del Gruppo merceologico “Terziario avanzato” durante l’assemblea annuale che ha riunito le imprese del comparto associate all’Unione degli Industriali della Provincia di Varese. Un settore che numericamente rappresenta il 10,7% della compagine associativa di Univa e il 4,8% dei suoi addetti. In valori assoluti parliamo di realtà che sul territorio impiegano 3.160 persone.

Ma qual è la situazione nel settore del terziario avanzato varesino? “Per quanto riguarda nello specifico le imprese del nostro Gruppo, che spaziano dall’information technology alle attività di servizi (consulenza, comunicazione, formazione, vigilanza, sanità, agenzie per il lavoro e assicurazioni), si conferma la capacità di visione”, spiega Rinaldi. “Abbiamo, infatti, cercato di capire, grazie ad un sondaggio interno tra i componenti del consiglio del nostro Gruppo, come abbia impattato su di noi la pandemia. Ecco i risultati: il fatturato ha in genere registrato incrementi, anche consistenti, grazie al traino delle imprese del settore informatico, con livelli di occupazione rimasti stabili e con un incremento generalizzato dell’utilizzo del lavoro da casa (oltre il 50% per la maggior parte delle realtà aziendali). Tutte le imprese hanno rivisto la propria organizzazione per continuare ad erogare i propri servizi ai clienti con l’implementazione di sistemi digitali a supporto delle diverse attività amministrative, commerciali ed assistenza, qualcuno segnalando criticità dovute alla mancanza di socialità in presenza”.

Numerosi e variegati i cambiamenti introdotti testimoniati dalle imprese: si va dalla riduzione degli incontri commerciali, consulenziali e di assistenza in presenza, alla interazione tra i gruppi di lavoro e relazioni commerciali. Passando per gli investimenti orientati al cambiamento degli ambienti di lavoro. In molti casi si è rilevato un vantaggio in termini di produttività (ad esempio nello sviluppo di applicativi), in altri, la mancata socialità ha reso più complessa la gestione dei progetti, in altri, infine, la digitalizzazione dei progetti ha subito una positiva accelerata, consentendo al personale di svolgere da remoto le attività ordinarie e non. Cambiamenti introdotti che, nella maggior parte dei casi, si prevede conserveranno una loro valenza in futuro, coesistendo accanto alle classiche modalità di lavoro, in una cosiddetta versione ibrida.

“Per quanto riguarda l’innovazione” ha poi aggiunto il Presidente “anche come associazione vogliamo dare il nostro contributo a tutto il sistema economico. Tra le altre iniziative, l’Unione Industriali varesina è impegnata nella trasformazione digitale sia come associazione, sia come Univa Servizi, sia come Digital Innovation Hub Lombardia e come LIUC – Università Cattaneo, in primis sui fronti delle competenze e poi nello sviluppo di nuove relazioni di filiera tra imprese attraverso una piattaforma digitale che stiamo realizzando insieme a Confindustria Lombardia: un vero e proprio hub ribattezzato WollyNet”.