Confesercenti: l’eccellenza dei solisti per il bene di tutti

L’assemblea degli esercenti di Varese: un’attenta analisi della situazione economica del paese, tra singoli ruoli e organizzazione comune Barni: «Siamo in una terra di mezzo, dobbiamo tornare a esibirci su palchi prestigiosi per riaffermare l’importanza del territorio e dell’impresa»

Mai fermarsi ai titoli. “Governance e Territorio” è tema tipico per un’assemblea di categoria; la differenza è scritta a caratteri più piccoli: “melodia di solisti e armonia d’orchestra in un unico concerto”. Ossia, e saltiamo alle conclusioni, il tavolo provinciale di concertazione deve diventare un’orchestra. Per questo sarà ricordata l’assemblea 2010 di Confesercenti Varese, andata in scena (è il caso di dirlo) lunedì 25 ottobre nel Salone Estense del Palazzo Comunale. Ci sono stati, come in ogni assemblea che si rispetti, le relazioni e gli interventi degli ospiti; c’è stata, in più, quella regia, quella direzione che voleva essere propriamente il quid dell’evento. Alzi la mano chi aveva mai assistito, o meglio era stato parte di un’assemblea in cui sui era invitati a giocare il proprio ruolo; a essere strumento di un’orchestra con il proprio timbro, la propria voce all’interno di un ensemble che suona uno spartito. Fatto, quest’ultimo, non così scontato nel pianeta Italia, realtà risultato della somma di tante eccellenze non sempre, o raramente, in grado di fare sistema. Al concetto Confesercenti arriva sommando tradizione nel protocollo e innovazione nelle modalità: le parole dei discorsi alle note degli strumenti. E a proposito di strumenti a ogni ospite il suo, perché lo svolgimento sia coerente con le premesse e il lavoro risulti ben fatto. Per limitarsi a qualche abbinata, i flauti, che tra i fiati emergono per la loro voce, sono il mondo accademico, rappresentato da Sergio Zucchetti (Liuc) e Rossella Locatelli (Università dell’Insubria); il violino, principe degli archi, è Raffaele Cattaneo, assessore regionale alle Infrastrutture; il clarinetto, collante tra i fiati, è la finanza, quindi, sul territorio, la Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate rappresentata dal direttore generale Luca Barni; il fagotto, strumento ritmico, è Bruno Amoroso, presidente della Camera di Commercio; le trombe, ossia i fiati che danno la sveglia, sono il sindacato, qui nella persona del segretario Cgil Franco Stasi. A fare gli onori di casa il presidente di Confesercenti Cesare Lorenzini, che va subito al punto: «Nei momenti difficili le pmi devono essere seguite e affiancate; nessuno può pensare di guidare da solo una fase come quella attraversata dall’economia. Da qui la necessità di una squadra compatta; di passare dal tempo della rassegnazione a quello della decisione e della responsabilità». È automatico l’aggancio con il titolo dell’assemblea «Se il sistema italiano deve cambiare, deve cambiare l’articolazione dei poteri sul territorio (ossia la governance ndr) per migliorare l’efficacia della rappresentanza e l’efficienza dei servizi». Da qui la richiesta: compiti specifici in un quadro condiviso, che, tradotto in musica, suona così: «Non accontentiamoci di bravi solisti, un passo indietro per qualche bravo solista, tre avanti per l’orchestra». Come volevasi dimostrare: la presentazione in musica, per ognuno di questi attori del territorio, dà un primo messaggio: confusione. Che è quello che accade nella logica dell’ognuno per sé, quando ancora gli strumentisti non si sono accordati. A questo si provvede facendo dialogare le parti. Il secondo movimento dell’assemblea è una sequenza di interviste agli ospiti fatte da tre direttori di testate del territorio; Giancarlo Angeleri della Prealpina, Matteo Inzaghi di Rete 55 e Marco Giovannelli di Varese News. Il clarinetto, alias Luca Barni, duetta con Inzaghi. Prima traccia, la crisi: a che punto siamo? «Siamo in una terra di mezzo –risponde il direttore– quindi, se pensiamo alle condizioni in cui suona la nostra orchestra, il territorio, oggi siamo nella metropolitana, e non sul palco della Scala, dove però bisogna tornare e dove, per tornare, bisogna cominciare a costruirsi il futuro partendo dai plus del territorio, dall’imprenditorialità diffusa alla multisettorialità». Poi Inzaghi entra in area, nel tema dell’assemblea: quali elementi devono caratterizzare la governance territoriale? Barni mette sul tavolo tre carte: l’identità comune, la cultura e la partecipazione. L’identità si svela subito: è la matrice territoriale. Una banca, sul territorio, deve essere come il capostazione sulle ferrovie; deve regolare il traffico, indirizzare i flussi di risorse in modo che non tutto viaggi sullo stesso binario con il risultato della paralisi. Con cultura la nostra Bcc intende una prassi, un insieme di buone pratiche, originali per concezione e condivise nel loro calibrarsi sulle esigenze dei destinatari. «Cultura, se intesa in questa accezione, diventa sinonimo di sicurezza –spiega Barni– perché se la banca lavora –come deve– per una finanza sostenibile , condivide con le imprese un orizzonte temporale medio lungo. Non ragiona più sul breve, perché questo è il periodo su cui ha fatto leva la speculazione, quello dell’ipercapitalismo cha ha causato la crisi». Ultima ma non meno importante, la partecipazione, ossia un modo nuovo di concepire la gestione della cosa pubblica. A ogni autonomia funzionale la sua competenza; quindi alla Regione le infrastrutture e le reti, agli enti locali i servizi, all’università e alla scuola le voci conoscenza e formazione e via dicendo. Non addendi, questi, destinati a rimanere isolati, ma a dar vita a quella cabina di regia per tornare alla Scala. Terzo spunto: in che rapporto mettere il territorio con la globalizzazione in atto? chiede Inzaghi. «La globalizzazione pone il problema della competitività –osserva Barni– problema che non è più di una singola impresa, ma è del territorio».

15E qui entra in gioco un concetto caro, quello di glocal, sintesi di due posizioni all’apparenza inconciliabili. «È ormai opinione comune che saranno proprio le caratteristiche più intime e tipizzanti di una singola area a dare valore aggiunto –nota il direttore– da qui la necessità di passare dalla logica del distretto, che per prossimità territoriale offre vantaggi sul processo produttivo, alla logica del territorio che permette un vantaggio di gamma, ossia offre all’azienda che vuole insediarsi infrastrutture, una rete di servizi a supporto, una banca che ne ascolti le esigenze e, insieme, studi soluzioni». Non è un caso, infatti, che dallo scoppio della crisi abbia ripreso vigore, in tutti i campi dell’agire civile, una rinnovata attenzione alla dimensione locale. Quasi che le distorsioni del capitalismo speculativo, abbiano determinato, in termini di reazione, la voglia o la necessità di“ ritornare” a modelli capaci di garantire quella maggiore sicurezza di cui sopra. «Se è vero, come ha scritto un sociologo, che “viviamo in un mondo globale ma sempre più tribale” –conclude Barni– l’importante è che all’interno della tribù suoni l’orchestra e non più soltanto il singolo musicista». Una conclusione, quella del direttore, che è l’incipit del discorso del direttore di Confesercenti Gianni Lucchina: «In un’orchestra ognuno ha il proprio spartito da seguire, solo se ogni strumento eseguirà la partitura ad esso assegnata, la melodia sarà perfetta. E così avviene sul territorio: soltanto lavorando insieme istituzioni, associazioni, organizzazioni sindacali, università e banche potranno garantire una vera ed efficace prospettiva di sviluppo economico nella nostra provincia ». Poi la doverosa spiegazione sul taglio inconsueto dell’assemblea: «Non trascuriamo i problemi anche se oggi non parliamo di Irap, autostrade carenti e burocrazia; ma siamo convinti serva trattarli con un nuovo approccio, una governance che coinvolga il sistema bancario per sostenere le aziende che creano occupazione e investono, una governance del territorio che sappia valorizzare le eccellenze, mitigare le diversità e che metta al centro sviluppo e rilancio. Dieci anni fa il nodo erano i servizi, oggi la costruzione di una nuova identità collettiva: la crescita passa dall’aggregazione. E crediamo che il luogo della governance del territorio debba essere il tavolo provinciale della concertazione: questo dovrà diventare la nostra orchestra». Quella che, al termine dei lavori, ognuno seguendo il proprio spartito dà vita a un vero concerto e si merita gli applausi.

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