Bcc, un laboratorio per il futuro

Il direttore Luca Barni

L’assemblea dei soci di fine aprile mi suggerisce qualche considerazione. Alla luce dell’esercizio 2011, il primo in passivo nella storia della nostra banca, cosa significa essere una Bcc per il territorio in cui operiamo? La risposta l’hanno data i soci stessi, approvando il bilancio. Essere Bcc significa condividere il momento che attraversa l’economia reale. L’abbiamo detto tante volte, ma adesso più che mai è il momento di ribadirlo con forza. Soffrire con il territorio quando questo soffre ha significato, per il 2011, chiudere in perdita. Se l’economia locale è in crisi, come avremmo potuto chiudere diversamente? Cosa avrebbe significato andare in controtendenza rispetto al territorio con cui lavoriamo? Come può essere bel tempo in banca se piove sulle imprese? Significherebbe aver girato le spalle alle loro richieste, ma così non è stato, come testimonia il +6% di impieghi nel 2011. In questo numero parliamo di Credit Crunch, accusa che è mossa, ma che, come dimostriamo, non ci ha mai riguardato, anche per quanto riguarda i soldi ricevuti dalla Bce: degli 85 milioni di euro ricevuti la Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate ne ha rimessi nel circuito dell’economia reale ben 60. Detto questo e ribadito che la Bcc ha scelto di uscire in perdita per aver messo a bilancio quelle difficoltà sui crediti degli anni scorsi e ormai irrecuperabili, adesso guardiamo al futuro. E cominciamo a farlo da dati concreti, anche questi presenti nel bilancio votato dai soci, redditività su tutti, che l’anno scorso è aumentata. Basti qui ricordare due voci che meglio di ogni parola esprimono il buono stato di salute dell’attività caratteristica della banca: il totale attivo nel 2011 ha segnato un + 8,5% sul 2010; il margine di intermediazione un + 7,8%. E allora, per il presente e il futuro cosa significa avere una Bcc sul territorio? Significa avere qui la governance, significa disporre di una struttura aziendale flessibile, vantare una catena di comando corta; qualità, queste, che gli imprenditori conoscono e apprezzano, perché in Bcc ci sono dei volti e non soltanto dei nomi e perché i tempi delle risposte considerano l’urgenza delle domande di chi lavora. Ma soprattutto perché il territorio, con la Bcc, ha una vera e propria banca laboratorio. Come definire altrimenti il nostro modo di lavorare e di relazionarci con gli altri attori socio-economici di Altomilanese e Varesotto? Le nostre partnership, e in questa Voce presentiamo l’ultima in ordine di tempo con Confesercenti provinciale Varese, non sono convenzioni generiche: nascono dal dialogo con il territorio e propongono soluzioni su misura del territorio. Noi non industrializziamo i processi, non propiniamo prodotti preconfezionati; li studiamo con i destinatari. Non usiamo la stessa soluzione se i problemi sono diversi. Come azienda che vuole essere partner di altre aziende e come banca con una precisa missione sociale sul territorio continueremo a incrociare bisogni e soluzioni sempre nuove: anche una banca può fare innovazione.

 

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