Banche e imprese, un patto per crescere insieme

Il direttore Luca Barni

Ho letto, nei primi giorni di giugno, le dichiarazioni del Presidente di Confindustria Squinzi e, soprattutto, le osservazioni del governatore di Banca d’italia Visco. La convergenza di pensiero ė rilevante e merita qualche considerazione, perché i due numeri uno non si sono fermati al classico “compitino” legato al giudizio sui risultati del governo di turno, limitandosi tipicamente a pagelle e sterili commenti. Piuttosto sono entrambi usciti dal cliché, evidenziando il cosa fare; da qui l’invito rivolto alle aziende di innovarsi e comprendere le sfide derivanti dalla necessaria ricostruzione della società europea post crisi e post globalizzazione. Poi, quando parlano di credito, concordano sulla necessità da parte delle banche di ricominciare a fare impieghi, ma -attenzione- non come negli anni pre crisi, altrimenti non avremmo imparato niente. Piuttosto concedere credito con coerenza, discernendo al meglio tra le aziende con un futuro davanti e quelle senza realistiche possibilità di farcela; distinguendo tra imprenditori che ci credono e che aumentano la dotazione patrimoniale necessaria per un investimento responsabile e con prospettive, e altri che pensano che il rischio d’impresa debba essere assunto dalla sola banca. È con il primo tipo di imprese che può riaccendersi il motore dell’economia, con aziende sane e con imprenditori partecipi, che hanno compreso la crisi e come superarla, investendo nella qualità organizzativa e nei processi aziendali, con un occhio all’innovazione e un piede all’estero. Dal macrocosmo economico passo al nostro microsistema locale e, non senza una punta d’orgoglio, parlo della nostra banca: la Bcc, già dal mese di ottobre, aveva intrapreso questa strada. I nuovi paradigmi per la concessione del credito sono stati subito assunti dalla governance della banca e si sono trasformati in input preciso nei confronti della struttura per lo sviluppo strategico e commerciale. Oggi –dice ufficialmente Banca d’Italia– è ora di tornare a fare credito, ma solo, appunto, a quelle aziende che dimostrino di stare alle nuove regole, che considerino le banche come partner e non si affidino in toto a loro per rimediare alla propria debolezza patrimoniale. Piaccia o meno, ma è cosi, perche solo in questo modo potremo salvaguardare il patrimonio della banca e i depositi dei risparmiatori che, per primi, credono in noi. Sono decisioni strategiche, queste, che per noi sono già divenute scelte operative e che già pagano, perché la nostra Bcc ha chiuso il primo trimestre 2014 col segno più sugli impieghi, ma soprattutto con un segno più su tutte le forme tecniche di credito a breve periodo. E questo a significare, comunque, un timido ma incoraggiante segnale di ripresa. Noi siamo qui per coglierlo, per aiutarlo e sostenerlo, come dovrebbe essere da sempre il ruolo di una vera banca. Lo è di sicuro, come missione, per una Bcc.

 

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