Il ruolo delle BCC in tempi di crisi

Roberto Scazzosi, presidente Bcc Busto Garolfo e Buguggiate
L'editoriale del presidente del consiglio di amministrazione

Tripla C, ossia: coerenza, competitività e conformità. Ecco il rating di valori delle Bcc secondo il presidente della Federazione, Alessandro Azzi; un passaggio che è stato il sigillo al convegno delle Bcc Lombarde tenutosi all’Università Cattolica il 15 ottobre e che dice molto sul momento che vive il nostro sistema. Perché le Bcc –lo aveva riconosciuto Mario Draghi, lo ha ribadito Azzi– hanno avuto, in questi anni di crisi, un grande merito, quello di giocare un ruolo anticiclico; ossia hanno continuato a fare le banche, non abbassando gli impieghi, anzi, aumentando il supporto alle imprese nel momento di maggior bisogno. E sono tanti gli osservatori ad avere ammesso che le Bcc, nella peggior congiuntura economica che si ricordi, sono state «le ultime a togliere le mani dal fuoco». Sarebbe dunque logico attendersi un po’ di riguardo; invece no. Il grazie è stato la penalizzazione fiscale contenuta nella manovra agostana. E allora dobbiamo alzare la voce, dobbiamo imparare a farci sentire perché se scottarsi le mani fa già male, beccarsi una stangata dopo aver aiutato l’economia del Paese sa di beffa. Alle Bcc si chiede di correre, ma al tempo stesso si legano le gambe. Non è serio, non è accettabile e, ultimo ma non meno importante, si deprimono ulteriormente le prospettive dell’economia reale. Se le Bcc non ridono, anzi, hanno tutte le ragioni per essere di cattivo umore, in casa d’altri, addirittura, si piange. In questo numero dedichiamo un articolo alla situazione in cui versano le Fondazioni, efficacemente illustrata dall’immagine in apertura: un rubinetto chiuso da cui cade soltanto qualche goccia. Del resto non è un mistero lo stato di salute che attraversano i grandi istituti: prima, parte delle loro plusvalenze prendevano la via delle Fondazioni per finanziare progetti in campo sociale e culturale; oggi sono le Fondazioni ad andare in soccorso alle esigenze delle banche. Ergo risorse a goccia e bandi per i progetti ridotti ai minimi. Tornando a noi e tornando a quello che più ci preme, cioè il da farsi: quali sono le nostre prospettive? Innanzitutto bisogna prendere atto dei cambiamenti che hanno interessato il mercato: la banca ha sempre lavorato agendo sulle leve del margine d’interesse e di quello d’intermediazione. Questi strumenti, oggi, sono spuntati; con un costo del denaro tanto basso, la partita si deve giocare altrimenti. La Bcc ha scelto, e con un ottimo ritorno, di puntare sui servizi, sui prodotti parabancari, ma, come tutti, siamo anche impegnati seriamente sul fronte dei costi; razionalizzare, capitalizzare le risorse, oggi, è più che mai una necessità. Ma il presidente Azzi ha anche insistito su un altro fattore, la qualità. Efficienza della rete, qualità delle persone, governance sono aspetti su cui non è possibile derogare, specie dopo la crescita nell’intermediato registrata dal 2000 dalle Bcc e l’evoluzione che ha conosciuta la clientela. Quello delle Bcc è sempre stato un mondo che ha marciato a piccoli passi; da oltre dieci anni l’accelerazione impressa dagli eventi è stata fortissima, e adeguarsi si è dimostrata una necessità. Lo abbiamo ribadito e condiviso nell’ultima convention dei dipendenti: “cambiamo! Nasce l’azienda Bcc”. Lungimiranza, misura, sobrietà: su questi principi funzionerà la nostra azienda.

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