Cooperative: le manovre economiche tra delusione e idee per restare a galla

Il mondo delle cooperative è in subbuglio. Ma, nonostante le tante voci di sdegno che si sono alzate al varo della Finanziaria 2011, non pare esserci luce in fondo al tunnel. La “mazzata” c’è, resta e peserà. E se per le cooperative sociali ciò si traduce in aggravio d’imposta (IRAP) del 3%, contro un’esenzione totale goduta fino al varo della manovra economica, per le Banche di Credito Cooperativo l’obolo anti crisi che il Governo ha voluto si traduce in un aggravio sui redditi di natura finanziaria (IRES) che andrà a toccare le capitalizzazione degli istituti. «Si tratta di un provvedimento iniquo che aumenta la base imponibile di tassazione delle imprese cooperative e penalizza le oltre 400 banche di Credito Cooperativo e Casse Rurali», è stato il primo commento di Federcasse, la federazione nazionale delle Banche di Credito Cooperativo, diramato attraverso un comunicato stampa. Dose rincarata a viva voce dal presidente di Federcasse, Alessandro Azzi: «Ci colpiscono doppiamente e, soprattutto, colpiscono un sistema di credito che, in questi anni di crisi, ha mantenuto il proprio ruolo “anticiclico” per consentire alle imprese e alle famiglie di sostenere l’urto della crisi». Parole molto forti sono piovute addosso alla manovra anche dal presidente di Banca Etica, Ugo Biggeri: «Assistiamo all’ennesimo attacco ai cittadini più fragili di questo Paese e a quelle imprese sociali che anche durante la crisi hanno dimostrato capacità di tenuta aumentando servizi e posti di lavoro». E il presidente di Banca Etica aggiunge sale sulla ferita aperta perché «il regime fiscale previsto per le imprese cooperative è stato peggiorato più volte nel corso degli ultimi 15 anni e, nonostante questo, le cooperative sono cresciute con successo nello sviluppo di un’economia mutualistica, radicalmente diversa da quella che ci ha portato a questa crisi». Per le Banche di Credito Cooperativo, ha precisato Azzi, la nuova imposizione fiscale si tradurrà in una stretta all’erogazione del credito sui territori di riferimento: «Per ogni milione in meno che le Bcc potranno capitalizzare, ci potrebbero essere 20 milioni in meno di crediti per famiglie e imprese. Le Bcc sono le uniche banche italiane ad aver subito un doppio colpo con le due manovre (la Finanziaria e il decreto sviluppo, ndr). L’Irap -ha continuato il presidente di Federcasse-, peraltro è una tassa iniqua perché colpisce chi può contare su una grande forza lavoro e i nostri istituti, per presidiare il territorio, devono poter contare su un alto numero di sportelli e quindi di dipendenti». Dal mondo cooperativo, inoltre, si fa sapere da più parti, la manovra così voluta dal Governo «potrebbe rivelarsi inutile». Secondo un’analisi del «Sole 24 Ore», infatti, il trend di crescita delle cooperative sociali è praticamente in stallo; il che significa, zero utili. Tassare gli utili, dunque, potrebbe essere non solo inutile, ma anche gravoso per l’economia. Secondo Francesco Brunello, direttore di Confcooperative Venete, «visti i tempi che corrono, le cooperative non faranno utili e, dunque, non si capisce quale portata potrà avere la manovra». L’effetto fiscale, pertanto, rischia di essere irrisorio. Ma non la recessione. «È vero che si tratta di un modesto aumento dell’imposizione fiscale -ha spiegato Roberto Bellesi, responsabile dei progetti della cooperativa sociale Arcobaleno- ma si andrà a infrangere un principio stabilito da una legge speciale e giustificato dal fatto che le cooperative sociali reinvestono gli utili in reti, beni e servizi per la collettività: dagli asili nido all’assistenza ai minori, dai disabili agli anziani, fino alle persone affette da patologie psichiatriche. Come si può pensare di tassare, sia pure in piccola parte, un utile che nessuno si mette in tasca, ma che viene puntualmente reinvestito per soddisfare richieste che emergono in modo sempre più drammatico dalla nostra comunità?». Dal mondo sociale, a quello del credito mutualistico, il passo è breve. Fin qui la turbolenta cronaca degli ultimi mesi. Mentre la crisi morde le caviglie dell’Eurozona e il Governo non pensa a serie misure per il rilancio, l’attività quotidiana nei nostri territori continua. Con quali ripercussioni? Il territorio. Il primo commento del nostro presidente non è allarmista, ma realista: «Bisogna essere molto chiari: da oggi in poi, il nostro ruolo di Banca del territorio non sarà mai messo in discussione. Lo prevede lo Statuto, lo prevede la consapevolezza che siamo parte importante per l’economia e lo sviluppo del territorio. Ma bisogna essere altresì molto chiari: tante cose che fino a oggi abbiamo fatto, non sappiamo se potremo farle ancora». Poi, una commento deluso: «Noi del Credito Cooperativo siamo stati gli ultimi a levare le mani dal fuoco -prosegue Scazzosi-. Ci siamo presi, consapevolmente e senza tirarci indietro, i rischi e le responsabilità che ci competevano, e ci competono, in un momento così difficile per la nostra economia. Se questo è il ringraziamento: bèh, tante grazie». L’effetto cascata che le due manovre approvate subito dopo l’estate dal Governo non è ancora ben chiaro agli occhi degli attori sociali ed economici del territorio. Ma saranno soprattutto i servizi quelli che avranno le maggiori ripercussioni. Da un lato, se l’erogazione di contributi da parte della nostra Banca subirà dei contraccolpi, ne subiranno anche le realtà sociali del territorio che ne beneficiano e ne beneficeranno. I contraccolpi delle realtà sociali del territorio si ripercuoteranno sulle persone, i cittadini, le famiglie. «Stiamo lavorando per garantire il nostro ruolo di partner essenziale nel tessuto sociale ed economico di tutto il territorio -continua Scazzosi-. L’istituto ha le spalle larghe e 110 anni di storia su cui contare. Ma, soprattutto, persone consapevoli del proprio ruolo all’interno della banca. Troveremo nuovi modi per garantire tutto quello che abbiamo garantito fino adesso. Certo, vedere che gli sforzi immani che si fanno non vengono riconosciuti dalla classe dirigente del Paese, è mortificante». Il nostro direttore generale, Luca Barni, è chiaro: «Di fronte ai problemi bisogna trovare soluzioni, mai arrendersi ai dati di fatto. La contingenza economica ci spinge a trovare soluzioni di business differenti, ma che garantiscano il ruolo della Banca all’interno della comunità di riferimento. L’impegno della struttura è quello di impegnarsi concretamente perché la clientela e i Soci siano sempre soddisfatti del proprio istituto, ma anche che il ruolo mutualistico, di solidarietà, di cooperazione della banca non sia mai messo in discussione».

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