Equità sociale, di genere e territoriale: tre proposte concrete dal Festival dell’Economia Civile

Dal Festival dell'Economia Civile di Firenze un programma reale e concreto per cambiare le cose in Italia

Parte oggi il Il Festival Nazionale dell’Economia Civileun luogo di incontro per dare forza e slancio a una grande, democratica e generativa, mobilitazione di persone, imprese e associazioni per una nuova economia. Dalla scorsa edizione i lavori sono andati e arrivano le prime proposte concrete.

Durante l’ultima edizione del Festival Nazionale dell’Economia Civile – svoltasi a Firenze dal 25 al 27 settembre 2020 – è stato attivato un percorso laboratoriale di progettazione partecipata che ha visto la costituzione di 32 Tavoli multistakeholder. Dalla prosecuzione di questa esperienza sono state realizzate tre proposte per il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) rivolte alle Istituzioni, alle imprese e alla società civile, da poter approfondire, mettere in discussione e sperimentare.

BUDGET DI SALUTE ALLARGATO

Ciò che proponiamo è l’applicazione di uno stru- mento già sperimentato in diversi territori per le persone con disabilità: il Budget di Salute, da estendere a tutte le categorie vulnerabili, per un welfare generativo e olistico dove i beneficiari di- ventano risorse capacitate per se stessi e per la propria comunità. Il Budget di Salute è uno stru- mento di definizione quantitativa e qualitativa delle risorse economiche, professionali e uma- ne necessarie per innescare un processo volto a restituire centralità alla persona, attraverso un progetto individuale e personalizzato che muo- ve verso un welfare originato da una partnership pubblico/privato integrata e non assistenziale né incentrato sulla mera logica del mercato.

In altre parole, la nostra proposta muove verso una riqualificazione della spesa pubblica in chia- ve generativa, liberando le energie delle persone più vulnerabili sia per loro stessi sia per la loro comunità.

Si tratta di una piccola rivoluzione dell’attuale modello assistenziale che ha il pregio – tra gli altri – di essere immediatamente cantierabile, perché costituisce non una nuova leva di spesa, ma un modo per riconvertire l’ingente spesa esistente e storicizzata della sanità accreditata in investi- menti sulle determinanti sociali della salute: habitat, socialità, formazione, lavoro, affettività, in li- nea con le raccomandazioni OMS del 2007 e del 2010 sul cambio di paradigma che dovrebbe ope- rare la spesa pubblica, in particolare dei paesi occidentali, in materia di prese in carico longitudinali che non siano né provvisorie né insostenibili.

Come si realizza:
Con la trasformazione delle spese delle rette sanitarie per le strutture residenziali e semiresidenziali in Budget di Salute, potranno per esempio essere avviate le seguenti programmazioni territoriali:

• percorsi di cura ed espressione (anche arti- stica) delle persone più vulnerabili, condivisi con la propria comunità (non solo caregiver familiari non strutturati, ma anche vicini e gio- vani)

• attività di manutenzione abitativa e servizi eco-sistemici per la tutela dell’ambiente e di noi tutti (es., attività di mantenimento nei bo- schi);

• investimenti per lo sviluppo e la diffusione di energie da fonti rinnovabili, anche in funzione dell’autosufficienza energetica delle piccole comunità;

• servizi di natura informatica e/o di supporto all’utilizzo delle nuove tecnologie digitali;

• servizi di mobilità “dolce” e sostenibile sia in- dividuali che collettivi di collegamento tra le aree interne ed i luoghi dove risiedono i prin- cipali servizi pubblici (sanitari, culturali, com- merciali) e fra le stesse aree interne;

• co-progettazione e avvio di imprese sociali/ cooperative di comunità, capaci di rispondere ai bisogni sociali del territorio, attraverso per- corsi di formazione laboratoriale dedicati (es. lavoro di cura formale; negozi di prossimità ed empori solidali; turismo esperienziale e lento)

• attività di riqualificazione e riuso di beni pub- blici e/o di beni comuni (anche non pubblici) per l’attivazione di servizi collettivi culturali (es. Biblioteche) o logistiche (locali di recapito o stoccaggio di merci) o per l’insediamento di nuove attività imprenditoriali giovanili;

• co-recupero di attività economiche che rischiano di chiudere per un mancato ricambio generazionale, ma anche di attività artistiche artigianali tipiche e/o di valorizzazione delle tradizioni popolari;

• avvio di terreni pubblici (concessione pluriennale gratuita) e/ o privati (es. abbandonati, confiscati) alla produzione in agricoltura bio- logica;

• percorsi di orientamento professionale, for- mazione e (re)inserimento lavorativo nel/per il tessuto economico locale, per rispondere ai bisogni sociali del territorio e delle attività lì in corso;

• percorsi di investimenti per la riconversione della spesa privata dell’azzardo in azioni di sviluppo di comunità.

Si ritiene opportuno notare come tali programmazioni territoriali non siano escludibili tra loro, ma interagiscano le une con altre, in un’ottica di welfare olistico oltre che generativo.

Così facendo, le persone vulnerabili beneficiarie delle politiche di welfare (es. persone in condi- zioni croniche-degenerative, a rischio di povertà, minori a rischio, disabili, anziani non autosuffi- cienti, immigrati di primo insediamento, giovani NEET, disoccupati di lungo periodo e low-skilled) non sono più: abbandonati, emarginati e soli; considerati asset economici dell’assistenza; pro- tagonisti di un assistenzialismo infelice per tanti, al di là della retorica; affidati necessariamente a un caregiver familiare, ma all’intera comunità, dai più giovani al vicinato. Piuttosto, con il Budget di Salute così ampliato, si diventa tutti cittadini at- tivatori del welfare a cui si aspira e, così, di una comunità del ben-vivere.

Oltre agli stessi beneficiari dell’intervento, gli stakeholder decisivi sono innanzitutto i sistemi socio-sanitari locali, quindi le ASL e gli Uffici di Piano ex legge 328/2000. Altri sono i familiari, gli operatori e le categorie professionali, le imprese di settore e i fornitori, le associazioni di volonta- riato, i sindacati, le università, tutte le imprese so- ciali che nasceranno per l’indotto, le comunità di riferimento e ovviamente Ministeri di competen- za (della Salute e quello di Economia e finanza, del Lavoro e delle Politiche Sociali), le Regioni e gli Enti locali.

Costo complessivo stimato
Costo iniziale di 50 milioni di euro annui, per un totale di 3 anni, per finanziare progetti terapeuti- co-riabilitativi personalizzati per persone disabi- li ( ex art.14 L.328/2000). L’importo per singolo utente sarà di 82 euro giornalieri, permettendo di coinvolgere 1.670 utenti in più.

RIVOLUZIONE VERDE E TRANSIZIOONE ECOLOGICA

Il progetto proposto rientra nella realizzazione della Strategia nazionale del verde urbano miran- te alla creazione e promozione di foreste urbane e periurbane e lo combina con il pacchetto UE “Aria pulita” che mira a ridurre gli impatti dell’in- quinamento atmosferico sull’ambiente entro il 2030 al fine di migliorare la salute dei cittadini delle aree urbane.

L’idea base del progetto è un utilizzo innovativo e sostenibile del carbone vegetale derivante dalla pirolisi della frazione umida e della manutenzio- ne del verde dei rifiuti urbani per migliorare sia la sopravvivenza degli alberi piantumati in città, con il fine di abbattere la quota di particolato nell’aria, sia di aprire un mercato ed utilizzo innovativo per elevare la eco-efficienza in ambito della bioedili- zia e nel settore dell’edilizia.
L’insieme di queste azioni mira ad attivare un cir- cuito virtuoso di una economia verde e circolare o meglio iper-circolare in quanto attiva una cir- colarità che coinvolge una pluralità di processi produttivi, settori e filiere con impatti significativi in termini di BES (Benessere Equo Sostenibile).

Come si realizza:

1. Sperimentazione – AZIONI PREVISTE:
• Gassificazione della biomassa
• Analisi chimico-fisica del biochar prodotto per

verificarne la sicurezza ambientale in accordo con la normativa vigente. Prove di utilizzo del biochar sia come ammendante che come materiale edilizio per verificarne l’efficacia nei relativi settori. Analisi LCA e di sostenibilità economica nell’ottica della promozione di una politica nazionale ed europea “end of waste” e di sostegno all’economia circolare.

2. Reporting e disseminazione scientifica – PRODOTTI ATTESI
• Report scientifico intermedio interno
• Report di sostenibilità (ambientale, economica, sociale) intermedio interno
• Organizzazione di incontri e seminari pubblici per la disseminazione e condivisione dei risultati del progetto
• Sinergie con progetti regionali, nazionali ed internazionali (e.g. PNRR, Green Deal) sul tema della valorizzazione energetica ed am- bientale delle biomasse residuali

3. Promozione e informazione (tutta la durata del progetto) – ATTIVITÀ DA SVOLGERE

Si prevedono alcune attività in fase di lancio e di gestione dell’iniziativa, tra cui:

  • Un incontro pubblico di avvio (stampa e cittadinanza), con il project manager di Stoccolma
  • Materiali informativi (schede informative e di- dattiche da realizzare, a cura della multiutility, e dei comuni coinvolti)
  • Canali web (promozione iniziativa da parte dei soggetti coinvolti)
  • Eventuale percorso didattico (coinvolgimento scuole secondarie)

Replica del progetto su più ampia scala – SVILUPPO DEL PROGETTO

• A valle del progetto, e sulla base dei dati e dei risultati ottenuti, si valuterà la possibilità di:
• utilizzo di impianti di piccole dimensioni da impiegare in città e provincia per il trattamen- to di residui verdi urbani e da FORSU, con estensione dei vantaggi del progetto a diversi territori;
• coinvolgere direttamente i cittadini nella gestione sostenibile della città;
• creare competenze e posti di lavoro nell’ambito di un’economia circolare e sostenibile an- che nelle zone montane.

Costo complessivo stimato
Il costo complessivo stimato ammonta a 900 mila euro di starting-kit, comprensivo dell’impianto e della gestione dell’impianto per un anno da parte di operai specializzati, dei materiali di consumo, della costruzione di reti e connessioni per il trasporto energetico e dell’analisi di pre-assessment per l’applicazione di Biochar in campo edile.

HUB TERRITORIALI DI IMPRESE E DIGITALIZZAZIONE PER LO SVILUPPO DEI TERRITORI RURALI E MONTANI

Negli ultimi decenni abbiamo visto i territori e le comunità rurali e montane andare incontro allo spopolamento causato dalla mancanza di servizi essenziali e di infrastrutture fisiche e digitali, por- tando alla perdita di eccellenze culturali, artisti- che, gastronomiche, artigianali e agricole.

Il Next Generation EU può essere l’occasione per avviare un processo di ripopolamento di queste aree attraverso un modello di sviluppo che abbia tre requisiti:

1. superi il digital divide attraverso un inve- stimento in infrastrutture digitali e favorendo la transizione digitale (progetto educativo sulla co- munità);

2. combini gli investimenti pubblici in infrastrutture con un progetto sociale di sviluppo del territorio che sia condiviso dalla comunità (progettazione partecipativa);

3. applichi i principi mutualistici dell’Econo- mia Civile, Circolare e di Comunione.

Come si realizza:

1. Portando la banda larga nei territori montani e rurali, come prerequisito per qualsiasi progetto di sviluppo, con parte dei fondi previsti dal Governo nella missione 1 del PNRR.

2. Con un progetto sociale di sviluppo condiviso che parta dall’analisi dei bisogni e delle caratteristiche dei territori, per creare una rete di soggetti appartenenti a diversi livelli istituzionali e settori che intraprenda un percorso di progettazione partecipata, anche attraverso l’ausilio di facilitatori.

Nodo centrale della rete sarà l’Hub territoriale di imprese, che farà capo ad un luogo fisico, da individuare preferibilmente in una struttura già esistente e avrà l’obiettivo di accompagnare la nasci- ta di nuove imprese e progetti, secondo i principi dell’Economia Civile, Circolare e di Comunione. Le attività dell’hub potranno riguardare:

• incubazione di impresa;
• efficientamento energetico e produzione di energia rinnovabile sul territorio;
• formazione professionale e servizi culturali;  welfare territoriale di comunità;
• sviluppo di idee per gli investitori;
• progettazione paesaggistica e di sistema;
• turismo responsabile.

Costo complessivo stimato
Il progetto prevede di partire da due territori pilo- ta. Il costo stimato per la progettazione sociale sul territorio e l’attivazione di ognuno dei due hub è di 1.280.000 euro, per un totale di euro 2.560.000

COMUNITÀ ENERGETICHE

Le Comunità energetiche di autoproduzione e autoconsumo collettivo, possono rispondere in modo concreto e reale alle sfide legate al contrasto al cambiamento climatico e sviluppare la figura del prosumer, attraverso una completa tracciabilità della filiera di produzione dell’energia

consumata, garantita dalla tecnologia blockchain. Questi mezzi di veicolazione di energia pulita, possono essere sviluppati per rispondere alle esigenze di imprese e persone ed incidere significativamente su indicatori di tipo ambientale (se si pensa alle evitate emissioni clim alteranti in atmosfera o l’immissione di energia pulita nel Mix energetico nazionale), culturale (poiché la creazione di Comunità energetiche può far maturare una maggiore sensibilità nei confronti delle tematiche ambientali ed energetiche) e sociale (con impatti globali: attraverso il finanziamento di progetti di elettrificazione e sviluppo energetico nei PVS o ancora tramite la creazione di valore economico generato dalle adesioni alla Comuni- tà, poi ripartito sul territorio che ne ha consentito la generazione).

Come si realizza
Nello specifico, si ambisce alla realizzazione e all’installazione di capacità produttiva diffusa at- traverso impianti di diverse taglie e potenza (ad esempio: impianto FTV da 50 KWhp – in grado di coprire il fabbisogno energetico di circa 20 unità abitative), attorno ai quali “costruire” una CE fatta di persone ed imprese che insieme concorrono alla produzione, al consumo di energia pulita e quindi alla diffusione di una nuova cultura ener- getica a favore del nostro ambiente.
La tracciabilità della filiera energetica sarà ga- rantita dalla tecnologia blockchain, un “notaio virtuale” che consente di gestire registri di dati praticamente inviolabili e inalterabili e in questo modo certificare la provenienza, la produzione ed il consumo dell’energia che “transita” all’interno della CE.

Costo complessivo stimato
Il costo stimato complessivo di proposizione dell’intervento, ammonta a 50.000 €, necessa- ri per la costruzione di un impianto FTV da 50 KWhp, a cui aggiungere un costo annuo stima- to di 1.000€ per la gestione dell’impianto (Servizi tecnici e amministrativi) nel corso dei 25 anni di durata del progetto. Per lo sviluppo del progetto è ancora da considerare il Costo di gestione (TBD) del portale blockchain.

EFFICIENZA ENERGETICA, RIQUALIFICAZIONE DEGLI EDIFICI, RIGENERAZIONE URBANA E HOUSING SOCIALE

Una visione sistemica del welfare territoriale per una ripresa verde, digitale, sostenibile e resilien- te, attraverso:
• L’efficienza energetica, riqualificazione degli

edifici, rigenerazione urbana e housing socia- le da una parte, valorizzazione sostenibile del patrimonio culturale e paesaggistico dall’altra, in particolare dei borghi, dei centri montani e delle aree interne;

• Il coordinamento delle operazioni di rigenera- zione e degli interventi edilizi da parte degli Enti Locali, rilanciando e potenziando lo stru- mento del partenariato pubblico/privato;

• Città, periferie e quartieri inclusivi e sostenibi- li, borghi e centri montani valorizzati, con edi- fici sismicamente sicuri ed energeticamente autosufficienti;

• La partecipazione dei cittadini, coinvolgimen- to e aggregazione dei portatori di interessi nelle operazioni di rigenerazione urbana e di valorizzazione dei borghi, coinvolgimento de- gli operatori del settore.

Come si realizza
La modalità proposta consiste nell’approvazio- ne di una norma che individui lo strumento ur- banistico attuativo, che stabilisca le necessarie agevolazioni fiscali, che stabilisca le modalità di attuazione degli interventi, che normi le tempisti- che e le priorità entro le quali i Comuni, insieme ai cittadini, agli operatori economici e del terzo settore devono provvedere alla individuazione degli ambiti da rigenerare, all’approvazione dei nuovi Piani urbanistici attuativi, alla modalità di acquisizione degli immobili e delle aree da ri-na- turalizzare, (dove necessario) e alle modalità di attuazione degli interventi con il coinvolgimento degli operatori del settore.
E’ necessaria una riforma di ampia portata che preveda una legislazione che promuova e accom- pagni i processi di rigenerazione urbana anche prevedendo strumenti innovativi di partenariato pubblico/privato. La legge 17 agosto 1942 n. 1150 nel testo vigente necessita di essere modificata per adeguarla alla nuova situazione del Paese. Le varie disposizioni sui Piani attuativi di tale legge e di quelle successive, in primis l’art. 27 della legge

457/78 e l’art. 27 della legge 166/2002, non sono adeguate agli attuali obiettivi del Paese. Serve quindi un nuovo strumento urbanistico attuativo che i Comuni possano utilizzare per promuovere gli interventi nelle zone degradate o mal costruite. Lo strumento urbanistico di iniziativa pubblico/ privata, simile al PEEP di cui alla legge 167/62 e successive modifiche, dovrebbe essere applica- bile per le zone dichiarate degradate dai Comuni. E’ necessaria una legislazione che consenta di attuare le operazioni di rigenerazione urbana, di ricomposizione del costruito, di ristrutturazione e di rottamazione di immobili obsoleti e insicu- ri, all’insegna della qualità insediativa, dell’incre- mento di resilienza ai grandi eventi metereologici, dell’accessibilità, della sostenibilità ambientale e dell’economia circolare, dell’autosufficienza ener- getica anche attraverso il nuovo strumento delle “Comunità Energetiche” in linea con la funzione sociale della proprietà privata e rispettando la so- stenibilità economica degli interventi.

Per quanto riguarda i centri storici soggetti a forte pressione turistica ad altri fenomeni che spingono ad una fruizione monofunzionale, il Legislatore dovrebbe approvare una normativa per proteggere la popolazione residente dall’urto della speculazione immobiliare e finanziaria e per favorire l’insediamento di nuovi abitanti.

E’ fondamentale anche prevedere la sinergia e l’interazione dei programmi di riqualificazione degli edifici e di rigenerazione urbana con pro- grammi diversi, quale ad esempio “Valore Paese Italia” dell’Agenzia del Demanio.

Per meglio attuare gli interventi le Amministra- zioni locali dovranno avvalersi di:
• “Urban Manager ” con funzioni di coordina-

mento, supervisione e capacità di mediazione

tra le esigenze pubbliche e gli interessi privati; • Laboratori di rigenerazione urbana in cui sviluppare insieme ai cittadini il divenire della città e/o dei suoi quartieri. •

Da ultimo il legislatore, nell’ambito di tali interventi, dovrebbe prevedere una fiscalità non gravosa sulle acquisizioni e sui trasferimenti immobiliari e la stabilizzazione degli incentivi, quali eco e sisma bonus, in modo particolare quelli riguar- danti il sostegno all’acquisto di alloggi alimentati da fonti energetiche rinnovabili, posti all’interno di edifici completamente ristrutturati o demoliti e ricostruiti.

Per quanto riguarda i borghi delle zone interne e i centri montani minori si tratta di stabilire degli incentivi per equiparare le capacità reddituali dei lavoratori di tali ambiti a quelli dei territori più svi- luppati, nonché di stabilire condizioni e agevola- zioni fiscali per incentivare la sistemazione delle abitazioni e dei fabbricati e per sviluppare nicchie di produzioni locali.

Costo complessivo stimato
Il costo stimato complessivo del progetto descritto è variabile in base alle modalità di applicazione e alla realizzazione di una o più componenti del progetto.

ISTRUZIONE, FORMAZIONE, RICERCA E CULTURA

PIANO DI RIFORME PER COSTRUIRE UN ECOSISTEMA EDUCATIVO CIRCOLARE DI COMUNITÀ

La scuola e il mondo dell’istruzione devono esse- re considerati centrali e generativi di una Comu- nità educante circolare.
Obiettivo di questa Comunità educante: costruire un ecosistema educativo permanente, ristruttu- rare legami e coesione e assumersi la responsa- bilità della cura comune.

La scuola e il mondo dell’istruzione devono per- tanto essere considerati centrali e generativi di una Comunità educante circolare con un approc- cio sostenibile inteso come “valorizzante” di tutte le sue risorse.

Per questo, si propone un piano di riforme per:
• aggiornare il profilo di ruolo dei docenti;
• sviluppare una leadership diffusa;
• educare le giovani e i giovani alla cultura e alla conoscenza delle concrete vocazioni e dei bisogni del territorio;
• attivare i e le giovani affinché facciano sentire la propria voce;
• valorizzare anche le eccellenze del territorio.

Come si realizza
Il passo di avvio è un intervento quadro per il per- corso di formazione verso la creazione di un eco-

sistema educativo di comunità.
1. Individuare 100 scuole da coinvolgere seguendo la logica del curricolo verticale;
2. coinvolgere, per ogni scuola individuata, il dirigente e 25 docenti in un percorso di trasfor- mazione;
3. attivare una formazione che valorizzi lo sviluppo delle competenze trasversali come la leadership di servizio per i dirigenti e la cooperazione, la gestione del gruppo classe e la creazio- ne di ambienti di apprendimento per i docenti;
4. realizzare le progettualità proposte dal gruppo di lavoro in contesti così individuati e formati, per lavorare al meglio sui diversi livelli/ aspetti della trasformazione;
5. rendere ciascuna delle 100 scuole coinvol- te il punto di riferimento per altre 3-4 scuole del territorio, a partire dal secondo anno di proget- tualità, affinché il progetto possa avere risultati moltiplicativi.
Si avranno in questo modo indicazioni e strumen- ti su come accompagnare la trasformazione delle scuole italiane. Inoltre, si sarà generato un siste- ma capace di agire il cambiamento sul territorio, moltiplicando così i risultati del progetto.

Costo complessivo stimato
Considerando i diversi costi di formazione, orga- nizzazione, coordinamento, knowledge sharing etc., il costo per singola scuola e per un totale di 130 ore sarebbe di 16.000 euro.