La forza del nuovo gruppo sta nel nostro «localismo»

Il presidente Roberto Scazzosi

Siamo in dirittura d’arrivo del conto alla rovescia che ha preso il via circa due anni fa ma che per noi è davvero partito nella scorsa assemblea di maggio, quando abbiamo approvato la pre adesione al gruppo bancario cooperativo Iccrea. I tempi per dare avvio alla riforma delle Bcc sono ormai agli sgoccioli: l’ultima data utile per la costituzione della nostra capogruppo è il 2 maggio, ma i rumor circa la presentazione dell’istanza alla Banca centrale europea raccontano di una data più ravvicinata, presumibilmente a cavallo della Pasqua. A Francoforte verrà inviato un dossier che comprenderà il contratto di coesione, cioè l’accordo in base al quale sono disciplinati i rapporti tra le singole Bcc e la capogruppo, che avrà poteri di direzione e controllo sulle banche associate; gli schemi di garanzia incrociata che entreranno in funzione nel caso di difficoltà di liquidità o di patrimonializzazione di una singola Bcc; il sistema dei cosiddetti «early warning», cioè le regole per capire che stanno insorgendo problemi nel gruppo con i collegati meccanismi per intervenire tempestivamente e scongiurare crisi in singole Bcc e, da ultimo, la struttura di governance del nuovo gruppo bancario. Insomma, prosegue il cammino verso il nuovo gruppo bancario cooperativo Iccrea che, come ho già più volte detto, è il naturale punto di approdo della nostra storia. Storia a cui restiamo fedeli, scrivevo nello scorso numero della Voce, così come restiamo fedeli al nostro ruolo, che è soprattutto quello -è il titolo di questo giornale di inizio anno- di garantire il credito ai piccoli. In questi giorni in cui sta prendendo corpo la nostra nuova casa comune, che sarà il più grande gruppo bancario a capitale italiano e davvero vicino al territorio, tornano con insistenza le sirene di chi vorrebbe un sistema bancario fatto solo di grandi banche e di gestione spersonalizzata. Mi ha davvero colpito, ad esempio, il servizio de La Repubblica di inizio marzo, che è andata a scomodare Elisabetta Montanaro, docente di Economia degli intermediari finanziari all’università di Siena, per raccontarci che «i problemi principali delle Bcc nascono, da un lato, dai profili deteriori del localismo bancario: quando il banchiere incontra tutti i giorni al bar l’imprenditore, è difficile che gli neghi il credito; e, dall’altro, da una insufficiente dotazione di personale con la formazione oggi necessaria per fare banca». Onestamente non so chi abbia in mente la professoressa Montanaro. Io penso alla nostra Bcc, al cammino di crescita e formazione continua a cui si sottopongono i nostri dipendenti, che ci hanno fatto centrare gli obiettivi di cui abbiamo sovente parlato e di cui siamo giustamente orgogliosi, e vedo un gruppo di persone che mi dà certezze e tranquillità. E riguardo ai comportamenti con l’imprenditore che si incontra al bar, vivo una quotidiana realtà fatta di risposte franche e di rispetto dei ruoli. Intendiamoci: non nascondo che a volte insistenze da parte di qualcuno ce ne siano, ma -anche e soprattutto perché siamo una cooperativa- la nostra attenzione alla sostenibilità delle cose che facciamo è ancora più alta, perché è un dovere nei confronti della nostra base sociale. A chi mi “tira la giacchetta” rispondo sempre che le cose si possono fare solo se non richiedono scorciatoie. Quindi, prima di tutto la sostenibilità, che viene certificata dalla nostra struttura, e poi l’operazione bancaria, nella franchezza e nel rispetto reciproco. Così è oggi e così sarà domani con il gruppo bancario cooperativo Iccrea.