Sempre più vicini alle piccole imprese: il sostegno alle PMI è cresciuto del 5%

La nostra Bcc si dimostra ancora in controtendenza: a fronte di un sistema del credito che continua a privilegiare le grandi aziende, aumenta gli impieghi verso le micro realtà

La crescita più alta degli ultimi sei anni. I prestiti delle banche a famiglie e imprese nel gennaio di quest’anno hanno registrato un incremento dell’1,78 per cento su base annuale. Le stime elaborate da Abi nei giorni scorsi fissano quanto ha dichiarato recentemente il governatore di Banca d’Italia a Verona all’assise di Confindustria. Ignazio Visco ha infatti definito «vivace» l’andamento dei prestiti alle famiglie e «in accelerazione» quello per le imprese. Il dato positivo arriva dal fatto che per trovare un tasso annuo più alto bisogna risalire nella serie storica al gennaio del 2012 (quando la crescita registrata era stata pari al +1,88 per cento). Ma se si distinguono i destinatari dei crediti, il quadro che emerge è a due velocità: a fronte di un credito alle famiglie che è aumentato di circa il 2,8 per cento (come specifica l’ultima relazione di Banca d’Italia), gli impieghi nei confronti delle imprese si sono fermati ad un timido +0,3. «Sono comunque numeri positivi», analizza il presidente della nostra Bcc Roberto Scazzosi. «Numeri che se da una parte pongono un ulteriore tassello di fiducia verso una ripartenza del sistema economico, quindi – si spera – di un definitivo superamento della crisi; dall’altra ci invitano a mettere in evidenza, ancora una volta, le nostre differenze. Davanti ad un sistema di credito che sta riguadagnando, anche se un po’ a fatica, il proprio ruolo di sostegno dell’economia, ci siamo noi: per la Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate gli impieghi sono cresciuti del 5 per cento, tenendo conto che, per quanto riguarda le imprese, sono stati erogati quasi tutti a realtà di piccolissime e piccole dimensioni. Questo valore non è mai stato in diminuzione, nemmeno negli anni più bui della crisi». Cosa significa? «Che non abbiamo mai rinunciato al nostro ruolo di banca locale capace di sostenere il territorio», risponde Scazzosi. «L’essere in controtendenza è ormai un elemento che caratterizza il nostro essere banca e l’essere banca di tutto il mondo del Credito Cooperativo».
Una controtendenza che emerge anche più forte se si osservano i dati sotto il profilo qualitativo. Si legge infatti nell’ultima relazione di Banca d’Italia: «I prestiti bancari sono cresciuti anche nel 2017. Ha continuato a contribuire l’aumento del credito alle famiglie e in particolare del credito al consumo. Stenta invece a riattivarsi il credito alle imprese, che mantiene una grande eterogeneità a seconda della dimensione e del grado di rischiosità delle imprese: il credito è in aumento per le imprese di dimensioni grandi e medie, siano esse sane o vulnerabili; al contrario, per le aziende rischiose il credito si sta riducendo per tutte le dimensioni di imprese; infine il credito si sta riducendo anche per le imprese micro e piccole, sane o vulnerabili, che invece potrebbero rientrare nel bacino potenziale di clientela nei prossimi anni». L’indagine sul credito bancario condotta da Banca d’Italia per la fine del 2017 conferma «un’offerta di credito per le famiglie ancora espansiva. La domanda continua a essere positiva, favorita dai bassi tassi di interesse, dalle prospettive del mercato immobiliare e dalla spesa per i beni durevoli». Per le imprese «l’offerta di credito è stata piuttosto eterogenea: è infatti tornata a essere restrittiva per le PMI, mentre è molto espansiva per le imprese di maggiori dimensioni». In sintesi: si premiamo le grandi imprese e si penalizzano quelle piccole. O meglio: «Il nostro sistema creditizio continua a premiare chi, in buona parte, ha causato il dissesto degli anni passati. Ovvero le grandi famiglie industriali, i gruppi societari e le grandi aziende», denuncia in una nota la Cgia – associazione di artigiani e piccole imprese – di Mestre. Semplificando, «la quota di prestiti ottenuta dal 10% degli affidati (vale a dire la migliore clientela, che non è costituita da artigiani, piccoli negozianti, partite Iva o piccoli imprenditori) è pari al 79,8% del totale. Per contro, il restante 90% dei clienti ottiene poco più del 20% degli impieghi». Per l’associazione veneta, in buona sostanza dei 1.500 miliardi che alla fine dello scorso mese di settembre gli istituti di credito italiani avevano erogato a famiglie, imprese e società non finanziarie, 1.200 sono stati prestati a un ristretto numero di soggetti. Si dà molto ai pochi grandi e ben poco ai molti piccoli, verrebbe da sintetizzare con un gioco di parole. Anzi, si toglierebbe ai piccoli. Secondo Unimpresa, associazione che raccoglie le micro piccole e medie imprese, i prestiti delle banche alle aziende di ridotte dimensioni, nel corso dell’ultimo anno, sarebbero calati di quasi 50 miliardi di euro (-6,34%).
Parlando di credito alle imprese, occorre valutare anche la solvibilità delle aziende stesse; ovvero la possibilità che queste possano realmente restituire agli istituti bancari quanto ricevuto; il rischio opposto sarebbe il default, ovvero il fallimento delle banche che finora è costato 60 miliardi di euro. Il merito creditizio è quindi un elemento importante, fondamentale, attorno al quale però il quadro non sembra cambiare. Ancora una volta ci viene in soccorso la Cgia di Mestre. Come dice il coordinatore dell’Ufficio studi dell’associazione Paolo Zabeo in una nota: «Non ci sarebbe nulla di strano se questo primo 10 per cento di affidati (quel 10 per cento che assorbe l’80 per cento dei fondi, come sottolineato precedentemente, ndr) fosse solvibile; una banca, infatti, deve aiutare chi ha bisogno di risorse finanziarie ma, allo stesso tempo, è anche nelle condizioni finanziarie di restituire nei tempi concordati quanto ottenuto. In Italia, invece, le cose continuano ad andare diversamente. Se, infatti, analizziamo l’incidenza percentuale sul totale delle sofferenze bancarie ascrivibile a questo ristrettissimo club di affidati, la quota ammonta all’81 per cento del totale. In altre parole, le grandi imprese continuano a ricevere la quasi totalità dei prestiti bancari, sebbene presentino livelli di insolvenza allarmanti ». Per avere un riferimento più territoriale, nella provincia di Milano le grandi imprese hanno ricevuto il 93 per cento dei crediti concessi, ma sono responsabili dell’80 per cento delle sofferenze. Leggermente più attenta alle PMI la provincia di Varese, dove le big hanno avuto il 65 per cento dei crediti pur essendo responsabili del 72 per cento delle sofferenze. Per la Cgia «questo elevato numero di crediti deteriorati ha provocato una forte contrazione dei prestiti all’economia reale. Non essendo in grado di recuperare una buona parte dei finanziamenti erogati, le banche hanno deciso di non rischiare più e hanno progressivamente chiuso i rubinetti del credito». Di fatto, il +0,3% di crescita media degli impieghi, assume un significato diverso se valutato in funzione delle classi dimensionali delle imprese che hanno avuto credito: per le medio-grandi, ad esempio, la crescita stimata è stata dello 0,6; per le piccole e micro, invece, c’è stata una contrazione dell’1 per cento. Eppure le PMI e le micro imprese rappresentano la spina dorsale dell’Italia che produce. Lungo lo Stivale più del 95% delle aziende ha dimensioni da medie in giù, rappresentando quindi la vera impresa italiana, quella che costruisce giorno dopo giorno l’economia reale del nostro Paese.
Per quanto per la nostra Bcc sia ormai un dato di fatto l’essere costantemente in controtendenza, questa situazione mette ancora di più in risalto le differenze tra un sistema bancario dei “grandi” e quello dei piccoli; tra un sistema che concede il credito alle sole big e tende a essere più restrittivo su artigiani e micro imprese. «Con il nostro +5 per cento degli impieghi alle aziende ancora una volta confermiamo la nostra vocazione di banca che finanzia l’economia reale», sottolinea il direttore generale della nostra Bcc, Luca Barni. «Siamo da sempre vicini alle imprese che crescono, al territorio e ai suoi progetti e lo dimostriamo nei fatti con la precisa scelta di accompagnare le piccolissime, piccole e medie imprese in un contesto bancario generale che invece tende a premiare solo le aziende di maggiori dimensioni. E il quadro delineato da Banca d’Italia prima e da Abi poi ci dà non solamente la cifra esatta di quella che è la situazione reale, ma anche ci permette di evidenziare le nostre caratteristiche e il nostro ruolo, cui non abbiamo mai rinunciato».

 

HANNO DETTO

Vice Presidente Bcc, Busto Garolfo e Buguggiate

«La piccola impresa non si sostiene solamente dando credito, ma accompagnandola in un percorso di crescita. Fare cultura finanziaria per rendere più solide le aziende sotto il profilo del patrimonio è un elemento fondamentale per la nostra Bcc».

Ignazio Parrinello
Vice Presidente vicario Bcc Busto Garolfo e Buguggiate

«Il nuovo principio contabile IFRS 9 chiede alla banche dal 2018 accantonamenti basati sulle perdite attese. Inoltre nuove direttive della Vigilanza europea che vanno sotto il nome di “addendum” prevedranno la copertura per i crediti non performing in 2 anni e per quelli garantiti in 7 anni. Queste nuove regole creeranno delle “strozzature” nel credito alle piccole e medie imprese».

Giuseppe Barni Componente comitato esecutivo Bcc Busto Garolfo e Buguggiate

«Nel rapporto banca – impresa, le Bcc sanno dare un valore aggiunto: la relazione. Conoscersi permette di trovare migliori soluzioni, fare sinergie costruttive e soprattutto instaurare fiducia. È qui che una banca locale come la nostra è in grado di fare una grande differenza».

Diego Trogher Componente comitato esecutivo Bcc Busto Garolfo e Buguggiate

«È necessario uscire dalla contrapposizione grande/piccolo per guardare al territorio. La nostra Bcc lo sta facendo e potrà farlo ancora di più con il nuovo gruppo bancario cooperativo. La nostra storia ci insegna che fare il bene del territorio è mettersi al fianco delle imprese per crescere insieme».

 

0 replies on “Sempre più vicini alle piccole imprese: il sostegno alle PMI è cresciuto del 5%”