«La cultura finanziaria rafforza le imprese»

Per Andrea Colombo, responsabile dell'Area Crediti della nostra banca, la sfida di una Bcc è essere al fianco delle piccole aziende senza snaturare la propria vocazione

Anche se l’ultima relazione di Confindustria Altomilanese ci descrive una situazione di crescita complessiva con il 70 per cento degli imprenditori disposti a fare degli investimenti, il rischio è sempre dietro l’angolo. Gli esempi, anche recenti, non mancano: sono gli strascichi di una crisi che è stata particolarmente pesante». Andrea Colombo, responsabile dell’Area Crediti della nostra Bcc  (nella foto) non abbassa la guardia. «Il nostro compito è favorire la crescita, sostenendola, stando però attenti ai pericoli che in questa ripartenza ci possono essere». Per il sostegno alla crescita parlano i numeri: un ampliamento degli impieghi che si traduce in 120 milioni di euro erogati in finanziamenti e la stipula di oltre 500 mutui per un valore che supera i 75 milioni. Stare attenti ai pericoli è però più complesso. In assenza di una sfera di cristallo che possa prevedere il futuro, la sfida messa in campo si chiama cultura finanziaria. «Una sfida, appunto – sottolinea Colombo – perché rapportandoci prevalentemente con micro e piccole imprese ci siamo accorti che queste spesso non hanno, e non potrebbero avere, una struttura complessa con un settore dedicato come avviene nelle grandi realtà». È un limite per l’accesso al credito? «Non sempre. E la recente crisi economica ha di fatto aperto la mentalità di molti imprenditori che si rivelano oggi molto più disponibili a lasciarsi guidare in un rapporto di fiducia reciproca».
Quale l’aspetto più problematico nel rapportarsi con le piccole imprese? «Il vero tallone d’Achille delle micro e piccole imprese è la loro patrimonializzazione. La vera rivoluzione culturale è nel far capire che un’adeguata capitalizzazione dell’azienda non è fine a se stessa, ma è al servizio della stessa impresa. Perché permette di sostenere l’attività a fronte di imprevisti, quali possono essere un improvviso calo di fatturato per la perdita di un cliente o una difficoltà all’incasso. Eventi che possono capitare, ma che non devono mettere in crisi l’assetto finanziario di un’azienda, qualsiasi siano le sue dimensioni. Con un livello di indebitamento corretto si può accedere anche a strumenti che possono armonizzare l’attività dell’azienda. Il vantaggio di un’azienda piccola è che ha una filiera decisionale corta, quindi permette a noi di intervenire direttamente sui decisori, e riesce a prendere decisioni velocemente. E in certi casi la velocità è tutto».
Poca cultura finanziaria, scarsa patrimonializzazione e grande dispersione delle energie: non conviene per un istituto di credito spostarsi su aziende più grandi e più strutturate? «Assolutamente no. Non dobbiamo mai dimenticarci chi siamo, da dove veniamo e a chi rivolgiamo. La mission specifica di una Bcc è rivolgersi a PMI e micro imprese, senza snaturare la sua vocazione di vicinanza e sostegno all’economia reale e quindi al territorio». Non c’è però il rischio che con il passaggio al gruppo bancario cooperativo questa attenzione al piccolo possa venire meno? «Il passaggio in Iccrea non è una limitazione dell’operatività. Anzi, manterrà intatta la vocazione originaria. Il Gruppo cooperativo bancario sarà però un’opportunità per poter crescere ulteriormente sia come singolo istituto sia come movimento del credito cooperativo».

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