Dobbiamo rappresentare una certezza per il territorio

Il presidente Roberto Scazzosi

Fino all’ultimo ho sperato che quest’anno ci saremmo potuti rivedere in occasione della periodica assemblea di approvazione del bilancio, ma il perdurare dell’emergenza epidemiologica ci ha imposto il prioritario rispetto dei fondamentali principi di tutela della salute dei soci e del nostro personale e così, anche su chiara indicazione della capogruppo Iccrea, per il terzo anno consecutivo l’assemblea si terrà senza la presenza fisica dei Soci e quindi esclusivamente tramite il conferimento di delega e relative istruzioni di voto al rappresentante designato. Come in passato, nella sezione riservata del sito internet della nostra Bcc trovate tutti i documenti assembleari, buona parte dei quali sono riportati anche in questo numero della Voce, nelle cui quattro pagine centrali trovate pure la delega in formato cartaceo che potete staccare per utilizzarla ed esercitare il diritto/dovere di ciascuno di noi di votare per il nostro futuro e quello delle nostre comunità locali.
Perché come è sempre stato, e oggi con ancora maggiore rilevanza, la presenza della nostra banca di comunità rappresenta un valore aggiunto per l’intero nostro territorio e un importante sostegno a famiglie, imprese e alla ripartenza. Anche se, come viene riportato in altra parte del giornale e come ognuno di noi purtroppo ha ben chiaro, mentre l’intero nostro sistema anela a ripartire, quello che stiamo complessivamente vivendo in questi giorni è lo specchio preciso degli ultimi due anni: incertezza, incertezza continua. Acuita dal fatto che proprio mentre pareva che stessimo per uscire dalla situazione di crisi causata dal covid, ne siamo entrati in un’altra causata dal conflitto nell’Est Europa e i cui effetti, sicuramente deflagranti, sono in larga parte ancora da capire.
E, così, come accaduto negli ultimi due anni, quello che pensavamo una o due settimane prima viene sovente messo totalmente in discussione dall’incedere degli eventi -e penso soprattutto a quelli bellici-, dalle decisioni che arrivano dall’alto, dal modo in cui queste decisioni vengono accolte e trasformate in reazione dalla gente, dalle imprese, dal territorio.
Ma una cosa certa c’è: ci siamo ormai lasciati alle spalle due anni che hanno rappresentato, soprattutto in chiave economica, una sorta di bolla temporale. Da marzo 2020 per molti la situazione è stata nei fatti cristallizzata, quasi sterilizzata dalle misure adottate per combattere la pandemia: gran parte della normativa su prestiti e finanziamenti è stata congelata dalle garanzie statali e la cassa integrazione è stata data a pioggia, giusto per fare degli esempi. Aiuti che hanno permesso a chi già era solido prima dell’avvento della pandemia di resistere e di superare la bolla temporale, ma anche a chi era traballante nel 2019 di trovare in questa massa di finanziamenti una sorta di droga per tirare avanti, che in qualche caso, non così diffuso per la verità, ha avuto l’effetto di rianimare chi traballava. Perché, come sempre, la differenza la fa la capacità dell’impresa e dell’imprenditore di trovare nuove idee, di convertirsi, di leggere i cambiamenti in atto e di cogliere così quelle opportunità che ci sono sempre per chi le sa leggere, anche in un periodo come quello che stiamo vivendo.