Quando si è davvero comunità cresce il bene comune

Il presidente Roberto Scazzosi

Come abbiamo fatto nell’assemblea di maggio, anche in questo numero della Voce insistiamo molto sul concetto di comunità. Perché, ne sono profondamente convinto, tutte le sfide che ci troviamo quotidianamente ad affrontare si vincono davvero solamente in una logica di appartenenza ad un sistema che sappia tenere alti i valori della mutualità e della solidarietà. Lo sapete bene, la nostra Bcc, come tutte le sue consorelle, ha visto la luce come Cassa rurale, ad opera di padri fondatori ispirati dal magistero sociale della Chiesa e come un rimedio e un aiuto per le fasce umili delle popolazioni rurali colpite dalla miseria e dal fenomeno dell’usura. Siamo nati, e continuiamo ad essere, una società cooperativa senza finalità di lucro, e ogni giorno sviluppiamo e perfezioniamo un’originale esperienza di democrazia economica in una logica di imprenditorialità. Il nostro obiettivo è di favorire la partecipazione di ogni uomo alla vita economica e sociale, erogando il credito -principalmente ai soci e alle nostre comunità di riferimento- senza perseguire scopi di profitto ma obiettivi di utilità sociale, promuovendo l’aiuto reciproco dei soci e facilitando l’accesso al credito delle fasce più deboli. Noi non abbiamo come obiettivo quello della massimizzazione del profitto individuale, ma un vantaggio collettivo. Favorendo la partecipazione dei soci e la democrazia economica, tenendo il risparmio nelle comunità che lo generano e riversando sulle nostre comunità parte dell’utile che viene prodotto dal nostro lavoro. Perseguiamo, quindi, quel bene comune che per noi è profondamente diverso dal bene totale. Il bene totale, infatti, che sta alla base di molti rendiconti economici -come il Pil-, è una mera sommatoria dei beni individuali o di gruppi sociali. E quando alla fine di una somma si trova un numero positivo, spesso non ci si ricorda e non ci si preoccupa del fatto che si sono sommati anche numeri (cioè situazioni) negativi. Nel bene totale, quindi, convivono situazioni di benessere di alcuni e di malessere di altri. Il bene comune, invece, è una moltiplicazione. Perché ogni fattore, ogni individuo, ogni gruppo sociale dipende dall’altro. E, come nelle moltiplicazioni, se un fattore è zero, oppure negativo, l’intero prodotto viene annullato. In altre parole, perseguire il bene comune significa non accettare alcuno concetto di sostituibilità, perché non si può sacrificare il bene di qualcuno per migliorare il bene qualcun altro.