Luca Barni: Un alto tasso di responsabilità

Aumentano i tassi e con loro le domande Intervista al nostro direttore generale Luca Barni per illustrare le scelte della direzione e capire come sta lavorando la nostra Bcc per andare incontro alle esigenze di tutti: Soci, clientela e la banca stessa.

04S i poteva fare finta di nulla, si poteva fingere che tutto va bene, ma -volenti o nolentinon è così. E perché la Bcc continui a essere se stessa, a distribuire risorse sul territorio, a non consumare quanto patrimonializzato in anni di attività, a rispettare quanto Banca d’Italia, in nome di una sana e prudente gestione, prescrive, ritoccare i tassi è stato inevitabile. «Per tutto il 2008 abbiamo mantenuto invariati i tassi attivi dei soci e delle clientela, ma con il quadro economico generale che si è andato delineando nel primo trimestre 2009, continuare non era più possibile -spiega il direttore generale della nostra Bcc, Luca Barni-. Il mondo dell’economia e della finanza, oggi, non è quello di un anno fa, e le conseguenze si fanno sentire a tutti i livelli. Per questo, siamo stati costretti ad agire su una leva che manovriamo a malincuore». Nelle scorse settimane sono arrivate a domicilio le comunicazioni dei ritocchi dei tassi, corrispondenza che nessuno vorrebbe mai aprire, ma tant’è: una banca vive nella realtà e della realtà, impensabile un magnifico isolamento, impensabile che non risenta di una crisi veramente globale e con pochi punti di riferimento per la storia recente. Direttore, spiace sempre dare una notizia negativa. Proviamo a spiegarla. «Per me le parole hanno un valore: nell’assemblea dei soci del 17 maggio, illustrando il bilancio 2008, ho dichiarato, in conclusione del mio intervento, che non erano stati ritoccati al rialzo i tassi attivi dei soci e della clientela, assumendoci quindi in toto l’onere del maggior costo della raccolta e, soprattutto, del maggior rischio sul credito derivante dalla crisi. Noi siamo rimasti fermi con i tassi, ma la crisi economica non ci ha usato di questi riguardi». Cosa è successo nel frattempo? «Gli effetti sull’economia reale della crisi partita poco meno di un anno fa dal settore finanziario si sono travasati nell’ultimo trimestre del 2008 e, soprattutto, nei primi mesi di quest’anno. Abbiamo tenuto fino a quando era possibile e ragionevole, poi non potevamo più continuare di questo passo». Agire sui tassi è mossa sempre delicata e difficile da spiegare: vogliamo provarci? «Partiamo dalla natura della nostra Banca: essere un’azienda cooperativa non significa eliminare l’elemento profit. Significa, piuttosto, veicolarlo sul territorio, non impiegarlo per la distribuzione dei dividendi, ma per scopi sociali». Quindi si aumentano i tassi per coerenza? «Se in questa situazione non aumentassimo i tassi la BCC non potrebbe più perseguire la sua mission: magari non agendo su questa leva si uscirebbe a zero. E dove prenderemmo gli utili per creare valore sul territorio? Possiamo dire che la Bcc farebbe la Bcc?»., Cosa addenta la crisi nell’attività di una banca? «Evidenziamo due voci: i maggiori costi della raccolta che si combinano all’assottigliarsi dei margini d’interesse e, sul fronte del credito, il deterioramento della qualità che si accompagna alla crescita degli impieghi. Tutto gioca contro, del resto è crisi vera, quindi inserire correttivi, per me diventa un obbligo». Una logica aziendale in piena regola, par di capire. «Lo è, perché lo deve essere. Ripeto: no profit non significa vendere beni e servizi sotto costo, significa erogare utili nel sociale. Ergo, se guadagno posso fare beneficenza sul territorio, altrimenti addio missionaddio tradizione. E poi ci sarebbe un altro attore con qualcosa da eccepire se non si imboccasse una strada, il rialzo dei tassi, che tutti stanno percorrendo». Sarebbe? «Parliamo dell’organo di vigilanza, parliamo di Banca d’Italia, che sovrintende la buona gestione delle banche e che presuppone la produzione di redditività». In alternativa all’aumento dei tassi non si sarebbe potuto attingere al patrimonio? «Proprio la logica della sana e prudente gestione cui richiama Banca d’Italia va contro a una misura di questo tipo: vogliamo bruciare il patrimonio costruito in oltre un secolo di sana attività, vogliamo smontare alla leggera quanto fatto fino a oggi?». Più volte, in Bcc, si è richiamata la figura del buon padre di famiglia, per prendere l’idea dell’amministrazione oculata, lungimirante: siamo in linea con quanto deciso nelle ultime settimane? «In pieno. Fare la parte del buon padre di famiglia significa guardare in faccia la realtà senza preconcetti. Significa agire guardando oltre l’immediato. Significa, in una crisi veramente brutta, dimostrare senso di responsabilità».

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