Il fiore Bcc cresce tra i mille bonsai

Trentamila visitatori; ha fatto il tutto esaurito la tre giorni del settimo raduno internazionale del bonsai e suiseki, il fine settimana organizzato, dal 15 al 17 settembre, da Crespi Bonsai di Parabiago. Formula collaudata, quella della Crespi Bonsai Cup, che ha chiamato a raccolta nella capitale italiana di questa disciplina bimillenaria 230 espositori da tutti gli angoli d’Europa. E fra le tante specie d’alberi in miniatura, spuntava in uno stand anche un’essenza autoctona dell’Altomilanese, la Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate, robusta pianta ormai ultracentenaria che ha affondato in profondità le radici nel territorio pianeggiante compreso tra Olona e Ticino. Primizia autunnale offerta ai visitatori era -e non poteva essere altrimenti- il Credito Bonsai, prodotto di sapienti innesti che permettono di cogliere i frutti del prestito senza intaccare il raccolto dei risparmi. Punto di riferimento per i raduni in tutta Europa, la Crespi Bonsai Cup ha la capacità -rara- di rapportarsi tanto agli iniziati della disciplina come ai curiosi, che magari ne scorgono una semplice branca del giardinaggio e non una delle più compiute espressione di una millenaria cultura made in Cina. «Il boom del bonsai si è verificato negli anni Novanta -spiega Susanna Crespi, figlia del titolare Luigi-; adesso il fenomeno si è stabilizzato, pur mantenendo una tendenza costante alla crescita. Naturalmente, con il moltiplicarsi di offerte per il tempo libero e di hobby, bisogna sapere stuzzicare l’interesse del pubblico per conquistarlo alla causa». Ecco il perché del concorso “Amatori a confronto”, aperto a chiunque possedesse un bonsai e deciso dal voto popolare, e delle dimostrazioni di maestri di fama internazionale: l’esempio dei migliori vuole introdurre a quest’arte, non dissuadere dal cimentarvisi. E di quest’arte che imita la natura operando sulla stessa materia prima, il pubblico della Crespi Bonsai Cup ha potuto apprezzare “pezzi” eseguiti nelle varianti Bonsai (Shohin e Suiseki), la “disciplina di apprezzare le pietre”, in cui è l’elemento inorganico a suggerire paesaggi e figure o a suscitare emozioni nel suo rapportarsi con il mondo vegetale. Se possono sfuggire ai non intenditori quei particolari decisivi per assegnare la palma del miglior bonsai, di certo non saranno passati inosservati i piccoli tronchi scavati al’interno, le incisioni nelle cortecce, veri e propri ricami del coltivatore a simulare la furia degli elementi o di una malattia che abbia minato la pienezza del fusto. E su questo sottobosco, a vegliare dall’alto dei suoi mille anni, il ficus retusa linn (foto nella pagina precedente), nel museo di Crespi dal 1986: per dieci anni Luigi ha corteggiato questo esemplare fra i più belli al mondo domandandolo al suo proprietario cinese; ora merita bene una sala tutta per sé, sotto una cupola di vetro, ai piedi della luce

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Luigi Crespi e il maestro di bonsai Shotaro Kawahara inaugurano la manifestazione con il classico taglio del nastro

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