Dall’occupazione segnali di ripresa

Tra la fine del 2014 e l’inizio del 2015, secondo le rilevazioni dell'Istat, la disoccupazione è calata come non succedeva da molto tempo. Questo dato ci fa intravedere una tendenza? La situazione in Italia tra statistiche e previsioni, con una riforma del lavoro in partenza

02Sembra che qualcosa stia cominciando a muoversi sul fronte dell’occupazione. A fine gennaio l’Istat ha divulgato i dati mensili relativi a dicembre 2014: la fotografia scattata dall’istituto nazionale di statistica ritraeva 22 milioni 422 mila occupati, +0,4% (+93 mila) rispetto al mese precedente. Sempre a dicembre il numero di disoccupati, 3 milioni 322 mila, è diminuito del 3,2% in termini congiunturali, cioè rispetto al mese di novembre (-109 mila unità). L’Istat ha spiegato che si tratta del ribasso più forte dall’inizio del 2011. Il tasso di disoccupazione a dicembre è stato del 12,9%, -0,4 punti percentuali in termini congiunturali, primo segnale di contrazione della disoccupazione dopo un periodo di crescita che si era protratto nella seconda metà dell’anno. E a gennaio c’è stato il tanto atteso bis per questo miglioramento: il tasso di disoccupazione è sceso al 12,6% tornando al livello di 12 mesi prima. Il numero di disoccupati è diminuito dello 0,6% rispetto al mese precedente, mentre è aumentato dello 0,2% su base annua. Dati positivi che hanno oscurato il fatto che il tasso di disoccupazione per l’intero 2014, 12,7%, sia comunque il più alto da quando esistono le rilevazioni Istat (1977), e che hanno generato sia i titoli entusiasti dei giornali, sia l’esultanza del governo. A partire da Matteo Renzi che, il 30 gennaio, ha salutato la notizia con un tweet, “Centomila posti di lavoro in più in un mese. Bene. Ma siamo solo all’inizio. Riporteremo l’Italia a crescere #lavoltabuona”. Il riferimento qui è al Jobs Act che sarebbe entrato in vigore di lì a poco, il 1° marzo, portando con sé –almeno si spera– ulteriori effetti positivi sul mercato del lavoro. Basta questo per dire che i primi mesi del 2015 potranno segnare una svolta sul piano dell’occupazione in Italia? E nei nostri territori? «Attenzione a come leggiamo i dati dell’Istat» precisa Andrea Oldrini, responsabile dell’Osservatorio Socio Economico Eurolavoro/AFOL Ovest Milano. «Quando parliamo di variazioni, dobbiamo distinguere con attenzione fra quelle congiunturali, cioè relative a un mese confrontato con il suo precedente, ad esempio dicembre/novembre, e quelle tendenziali, cioè che riguardano lo stesso mese in due anni diversi. Quest’ultimo confronto è più omogeneo, e ci dice sostanzialmente una cosa: che da un anno all’altro si osserva una crescita della disoccupazione». Perché è inutile negarlo: se confrontiamo i dati sul lungo periodo, i livelli occupazionali risultano sempre molto al di sotto dei livelli pre-crisi. Sempre l’Afol ha fatto un puntuale lavoro di raccolta dati sugli andamenti del I semestre 2014, rilevando per esempio un calo del numero di persone che si sono rivolte ai Centri per l’Impiego per richiedere l’attestazione della propria condizione di non lavoro. Nella prima parte del 2014 queste richieste hanno subito un calo del 6,2% rispetto agli stessi mesi del 2013, facendo osservare una controtendenza rispetto ai periodi precedenti. «Questo dato è un indicatore molto utile sull’intensità del disagio occupazionale, e quindi si può leggere come una prima avvisaglia di un possibile miglioramento, ma in futuro. In questo momento rimane il fatto che, dall’inizio della crisi a oggi, i tassi di disoccupazione per i comuni dell’Alto Milanese, del Gallaratese e del basso Varesotto, sono più che raddoppiati: nel 2008 erano sul 3,7%, mentre nel 2013 hanno toccato il 9,4%» commenta sempre Andrea Oldrini. Permangono forti elementi di fragilità e di turbolenza, per esempio un forte ricorso alla mobilità, che rendono cauti sulla possibilità che le tendenze positive riscontrate da Afol nei primi sei mesi del 2014 si confermino anche in seguito.

04Dunque, numeri alla mano, la situazione attuale presenta, accanto a timidi segnali positivi, tutta una serie di forti negatività che permangono ormai da molto tempo e che certo non si riassorbiranno nel giro di pochi mesi. Ma è vero che, quando si comincia a parlare di ripresa, a giocare un ruolo importante ci sono anche il clima che si respira, il percepito degli attori in gioco; un elemento che può fare da detonatore per la ripartenza. Ed è su questo fronte che troviamo una piccola sorpresa, proveniente dal monitoraggio trimestrale di Unioncamere e Ministero del Lavoro. I dati sono quelli del Sistema informativo Excelsior, che fornisce le previsione sull’andamento del mercato del lavoro e sui fabbisogni professionali e formativi delle imprese. Ebbene, secondo Unioncamere l’occupazione prevista per l’inizio dell’anno torna in attivo: a fine marzo si stima che i posti di lavoro creati a partire da gennaio saranno 209.700, +8.400. Apripista la Lombardia, e Milano in modo particolare, con un saldo attivo previsto di 9.300 posti di lavoro. Excelsior rileva anche un aumento delle entrate in valore assoluto (+13.4% rispetto al I trimestre 2014) e una risalita delle assunzioni con contratto a tempo indeterminato (45.600 quelle preventivate entro marzo 2015 a fronte delle 39mila del I trimestre 2014). I saldi positivi più importanti si riscontrerebbero nella meccanica, nel comparto chimico-farmaceutico e, nei servizi, in quelli a maggior tasso di innovazione. Criticità riguarderebbero invece ancora le piccole imprese (-3.540 posti di lavoro che andranno persi nei primi mesi del 2015) e il Mezzogiorno (-3.390 il saldo). «Excelsior, monitorando le previsioni di assunzione del sistema produttivo, è un termometro molto sensibile e attento ai fermenti che lo attraversano –spiega il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello–. L’indicazione che oggi ci fornisce è significativa sotto molti punti di vista: ci dice quanto le imprese stiano scommettendo su Expo; quali sono i settori produttivi che meglio stanno affrontando i mercati internazionali, primaria fonte di business in questi anni; quali siano gli orientamenti degli imprenditori rispetto alle linee di riforma tracciate dal Governo». Anche nell’Alto Milanese e nel Varesotto chi fa impresa sembra avere una visione del futuro orientata a una moderata fiducia. Quanto alla situazione presente, sono le indagini congiunturali relative all’ultimo trimestre 2014 a confermare più di un chiaroscuro. «Dopo i primi tre trimestri dell’anno incerti, il 2014 si chiude con un miglioramento congiunturale e con un ottimismo, seppur cauto, nelle previsioni legate ai primi mesi del 2015» si legge nel documento firmato dall’Unione degli Industriali di Varese. In particolare, per quanto riguarda il mercato del lavoro, Univa rileva che «nel quarto trimestre 2014 sono state autorizzate 3.907.610 ore di cassa integrazione guadagni ordinaria nel comparto industriale. Il dato risulta in crescita (circa doppio) rispetto al trimestre precedente che, però, si posizionava su livelli particolarmente bassi per motivi stagionali, essendo riferito al periodo estivo. Ma, nota positiva, è in contrazione (-8,1%) rispetto al quarto trimestre del 2013. È positivo anche il dato riferito all’intero 2014 che ha visto complessivamente autorizzate 29.071.215 ore di cassa integrazione (ordinaria, straordinaria e in deroga) nel comparto industriale, in riduzione del 10,8% rispetto allo scorso anno». Più cauta Confindustria Alto Milanese, che parla di una «stabilità della produzione industriale e del fatturato» e di una debolezza congiunturale che «si è riflessa sui livelli occupazionali che negli ultimi tre mesi del 2014 sono risultati in leggera flessione rispetto al terzo trimestre». Un dato che, per l’intera Lombardia, è confermato anche da Confartigianato, che nella congiunturale del quarto trimestre segnala che l’occupazione continua a presentare un saldo negativo, per via di un tasso d’uscita dell’1,9% a fronte di un tasso d’ingresso dell’1,5%. Però, anche in questo caso, «Un elemento interessante attiene proprio alla risalita delle aspettative degli imprenditori –ha sottolineato il presidente di ConfartigianatoLombardia Eugenio Massetti- che, pur mantenendosi ancora a livelli di grande cautela, risultano in miglioramento sia per quanto riguarda l’andamento futuro della domanda interna ed esterna, che i livelli dell’occupazione e della produzione». Un punto di vista molto interessante viene inoltre dall’Osservatorio del mercato del lavoro a cura dell’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Varese. Gli ultimi dati disponibili sono relativi alla prima metà dello scorso anno: da gennaio 2013 a giugno 2014 sul territorio varesino c’è stato un calo di dipendenti delle aziende artigiane del 2,66%. L’analisi, condotta su un campione di 1.686 imprese e 7.881 dipendenti, ha evidenziato che sono i giovani a scontare il prezzo della crisi economica: nella fascia tra i 19 e i 25 anni il calo dei dipendenti è stato del 7,47%. Segno negativo anche per le fasce d’età 26-35 (-2,01%) e 36-45 (-5,66%), mentre la tendenza è inversa per il personale con maggiore anzianità: i dipendenti tra i 46 e i 55 anni aumentano dell’1,29%, quelli dai 56 anni in più del 2,28%. «A preoccupare maggiormente è il mancato ricambio generazionale –ha dichiarato Davide Galli, presidente di Confartigianato Imprese Varese–. Se vogliamo dare continuità al tessuto imprenditoriale italiano, si deve partire da un’attenzione particolare ai giovani. Il ricambio ruota intorno a loro; alle loro idee, al loro entusiasmo e alle loro capacità innovative». Un problema che, secondo Galli, non può essere affrontato solo con gli strumenti del Jobs Act e della Garanzia Giovani: «Gli incentivi alle assunzioni possono essere utili per affrontare il problema della disoccupazione giovanile, ma non si rimette in moto l’impresa, non la si aiuta ad occupare nuovi lavoratori, se non si liberano altre risorse economiche sul fronte della tassazione e della burocrazia».

03Torna quindi il tema della riforma del lavoro, quel Jobs Act del quale sono stati emanati il 20 febbraio i decreti attuativi e che entrerà in vigore dal 1° marzo 2015, alimentando le speranze del sistema produttivo italiano. In questi giorni l’esecutivo può sbandierare le conclusioni positive dell’Economic Survey dell’Ocse sull’Italia: secondo il presidente Angel Gurrìa le riforme del governo Renzi «Sono senza precedenti, ma serve coraggio. La direzione è giusta e i risultati si vedranno e saranno positivi in termini di crescita, occupazione, stabilizzazione della finanza pubblica e abbattimento del debito». L’Ocse raccomanda all’Italia di dare la massima priorità alle riforme del lavoro. Se queste saranno attuate pienamente, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico prevede che l’Italia recupererà 340 mila posti di lavoro in cinque anni e che il tasso di disoccupazione scenderà all’11,8% nel 2014. Staremo a vedere, quindi. Le regole sono state effettivamente semplificate e che il Jobs Act possa portare, già nei prossimi mesi, a un aumento del numero di contratti a tempo indeterminato sembra un assunto che mette d’accordo un po’ tutti. Occorrerà però aspettare tre anni, quando finiranno gli incentivi previsti per le imprese che assumono, per valutare se la riforma avrà funzionato davvero e se l’occupazione in Italia sarà realmente ripartita.

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