Al via il 2015, tra speranze e dubbi

Questo sarà davvero un anno spartiacque, come molti auspicano e come diversi segnali sembrano far presagire? Ecco il parere e le previsioni degli stakeholder del territorio

Quello che è iniziato da poco potrebbe essere l’anno della svolta, quello che segnerà la fine della discesa e l’inizio di una, seppur lunga, risalita. È questo il sentimento diffuso, confermato sia dagli indicatori sociali ed economici, sia dal “percepito” delle persone. Il 2015 segna quindi una tendenziale spinta alla ripresa o, almeno, al cambio di passo. 10Anche se ci vorrà del tempo in quanto gli ultimi cinque anni hanno fatto crescere la fragilità economica e il depauperamento sociale. «Viviamo nell’epoca degli “zero-virgola” -dice Luca Barni, direttore della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate-. Lo dimostrano i dati dell’economia reale: la produzione industriale segna un +0,1 nel dicembre 2014; il clima di fiducia alle imprese è al -0,6%. D’altro lato permane la rischiosità dei prestiti in Italia, che è ulteriormente cresciuta, e le sofferenze lorde sono arrivate a cifra 183,7 miliardi dai 181,1 miliardi di novembre (elaborazione ufficio analisi economiche Abi sui dati Banca d’Italia e Thomson Reuters Datastream, ndr). Nonostante non ci sia un’improvvisa inversione di rotta o una svolta a U, tuttavia, i segnali di ripresa ci sono e devono essere colti».15 Uno di questi segnali emerge dal rapporto mensile di Abi del febbraio 2015: «Nel documento si evidenzia un minimo segnale positivo rispetto all’erogazione di prestiti bancari -prosegue Barni-. I finanziamenti alle imprese hanno segnato nel quarto trimestre 2014, rispetto all’analogo periodo del 2013, un incremento su base annua del +12,1%. Anche per quanto riguarda i mutui si è registrato un incremento annuo del 32,5%, mentre il flusso delle nuove operazioni di credito al consumo ha segnato un incremento su base annua del +9,2%». Ottimista anche l’Ocse, che ha da poco presentato l’Economic survey sull’Italia: se si faranno le tanto auspicate riforme, si legge nel rapporto, il nostro Paese potrà riprendere a crescere.

Roberto Scazzosi - Presidente Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate - "In questo 2015 le condizioni per la ripresa sono tutte presenti, ma permangono anche molte incognite"
Roberto Scazzosi – Presidente Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate – “In questo 2015 le condizioni per la ripresa sono tutte presenti, ma permangono anche molte incognite”

Rivedere il mercato del lavoro potrebbe determinare un incremento del Pil del 6% in 10 anni. È però necessario fare alcuni passi: compiere le riforme; garantire una formulazione chiara della legislazione, supportata da una Pubblica amministrazione più efficace, e ridurre il ricorso ai decreti legge; snellire il sistema giudiziario e incentivare la mediazione; valutare la creazione di una commissione per la produttività; ridurre la corruzione. Altro elemento positivo, il balzo in avanti per la produzione industriale italiana rilevato dall’Istat, che ha reso noto che a dicembre gli ordinativi dell’industria italiana hanno registrato un incremento congiunturale del 4,5%, con un aumento dell’1,8% degli ordinativi interni e dell’8,1% di quelli esteri. «In questo anno che è da poco cominciato, ci sono tutte le condizioni per la ripresa, anche se non arrivo a definire il 2015 “annus felix”, come ha fatto Renzi -afferma il presidente della nostra Bcc, Roberto Scazzosi-. Condivido in parte l’entusiasmo del presidente del consiglio, perché i fattori che incidono sulla ripresa auspicata sono molteplici e imprevedibili, come, a titolo d’esempio, la Grecia. Il fatto che l’Italia stia cercando di cambiare rotta attraverso un processo di riforme è un segnale che dà forza. È un dato di fatto che l’economia reale si stia riprendendo. La politica economica è indirizzata verso la ripresa, è evidente, ma il substrato è deteriorato, quindi i dubbi sono legittimi: c’è speranza, ma non sarà un percorso né semplice né scontato».

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Luca Barni – Presidente BCC Busto Garolfo e Buguggiate – “Nonostante non ci sia un’improvvisa inversione di rotta, i segnali di ripresa ci sono e devono essere colti”

Sulla stessa lunghezza d’onda anche il primo sondaggio Swg del 2015: l’ottimismo non veleggia ancora ma lo sguardo inizia a essere rivolto al domani. Quest’anno, secondo il rapporto mensile “Scenari di un’Italia che cambia di Swg, si apre all’insegna di segnali positivi da diversi fronti. A cominciare dalla riduzione del senso di infragilimento, ossia del rallentamento netto dell’indice di fragilità economica, che misura la condizione dei nuclei famigliari dall’angolo visuale economico: a dicembre 2014 si è assestato sul 47%, la percentuale più bassa dall’anno scorso, quando era salita addirittura al 52%. La paura di perdere il lavoro e la percezione delle proprie condizioni di vita non sono ancora in piena risalita, ma la parte più cupa sembra superata e si scruta il futuro con maggiori speranze. Aumenta anche la fiducia verso le imprese: il 68% degli intervistati è d’accordo con l’affermazione che le aziende italiane non sono più in grado di essere competitive a livello internazionale, contro il 75% del febbraio 2014. Il senso di declino del paese è passato dall’87% del febbraio 2014 all’82%. Emerge poi una maggiore fiducia nel futuro: nel dicembre 2013 appena il 19% del campione indicava fiducia verso il futuro, oggi siamo al 31%. L’indice di confidenza del futuro considera sia le valutazioni sul presente (declino del Paese, riforme non realizzate, non competitività delle aziende italiane all’estero), sia quelle sul futuro (speranza che le nuove generazioni migliorino la situazione e contemporaneo timore che possano vivere peggio). Nel territorio, la situazione sembra sostanzialmente riflettere quella fotografata dal sondaggio Swg a livello nazionale: una sorta di cauto ottimismo e di speranza, anche se molte ombre permangono nel quadro. Così il presidente di Confindustria Varese, Giovanni Brugnoli, dice che «rispetto a un anno fa la situazione è molto diversa. È cambiato il clima politico ed economico, ma soprattutto stanno cambiando le aspettative delle imprese e gli indici di fiducia dei consumatori. I nostri dati fanno il paio con le recenti stime al rialzo uscite a livello nazionale, più o meno improntate a un miglioramento dello scenario. Tutte comunque concordi nel definire il 2015 come un anno spartiacque per l’economia italiana».

16Anche per Gian Angelo Mainini, Presidente di Confindustria Alto Milanese, qualcosa si sta muovendo, anche se debolmente: «Dai dati della nostra ultima indagine congiunturale il clima di fiducia delle aziende per il 2015 resta ancora improntato alla cautela. A livello macroeconomico ci sono segnali di miglioramento derivanti da un cambio dell’euro più favorevole, dalla politica monetaria accomodante e dal calo del petrolio. Siamo però ancora lontani da tassi di crescita soddisfacenti». Ancora molto, insomma resta da fare, come sottolinea il presidente di Confartigianato Altomilanese, Gianfranco Sanavia: «Ci aspettiamo una politica territoriale di sostegno allo sviluppo delle imprese, pur sapendo che i sindaci non possono fare molto. Auspichiamo che si inneschi una serie di cambiamenti nelle politiche locali di sostegno vero alle piccole imprese, che sono la ricchezza di questa area, ad esempio in materia di tassa rifiuti e burocrazia». La politica sembra essere la chiave per la ripresa, anche secondo il presidente di Confartigianato Imprese Varese, Davide Galli: «Ci attendiamo atti di fiducia da parte del Governo e quelle riforme strutturali che servono a cambiare il contesto nel quale le imprese devono lavorare ogni giorno. Al Presidente del Consiglio Matteo Renzi dico: «venga a visitare le nostre imprese, quelle che anche nei peggiori momenti economici producono e creano lavoro». Nonostante la crisi di questi ultimi anni, l’Italia sembra essere davvero un Paese dalle mille risorse. Anche se si respira ancora aria pesante, cresce la voglia di nuovo e di cambiamento: aleggia la voglia di reinvertire la rotta e di mettere uno stop al pessimismo.

Il parere degli stakeholder

Cosa ci riserva questo 2015? Sarà davvero l’anno che segnerà l’inizio della tanto auspicata ripresa? Tra ottimismo e pessimismo ecco il parere dei componenti del Comitato Esecutivo

COLOMBOMauro Colombo – Vice presidente Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate
Tra l’ottimismo e il pessimismo io scelgo sempre il realismo. E leggo le indagini e le statistiche alla luce della situazione reale, quella che tutti i giorni ognuno di noi può toccare con mano. Così, onestamente, mi ritrovo maggiormente nei dati dell’Osservatorio economico Ixè, secondo cui la gran parte dei cittadini non vede una serie ripresa né nel breve né nel medio periodo. Secondo me non si tratta di scetticismo o di negatività, ma di consapevolezza del fatto che ci vorrà davvero tanto tempo per ritornare a sfiorare i livelli dei primi anni Duemila. Testa bassa e pedalare, mi viene da dire. Pensare adesso alla fine della salita significa solo sprecare energie.

BARNI_GIUSEPPEGiuseppe Barni – Componente comitato esecutivo
Il 2015 si prospetta come un anno spartiacque. Potrebbe essere finalmente il punto di inizio di una ripresa che tutti stiamo aspettando ormai da troppi anni. Ci sono diversi segnali che fanno ben sperare, anche se non mancano le perplessità. Tra i dati che sono stati presentati in questi mesi, spiccano quelli dell’Istat secondo cui la produzione industriale italiana ha chiuso il 2014 con un balzo in avanti, registrando a dicembre un incremento congiunturale del 4,5%. Insomma, credo che valga quello che ha detto il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi sul 2015: ci sono dei fattori favorevoli per l’economia che dovrebbero poter smuovere qualcosa nel breve, anche se per ora non si vede una ripartenza alla grande.

PARRINELLOIgnazio Parrinello – Vice presidente Vicario Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate
Qualche segnale di ripresa inizia a vedersi, penso ad esempio alle esportazioni, che sono aumentate del 5,4% nell’ultimo trimestre o alla disoccupazione, che nel mese di dicembre 2014 è passata dal 13,4% al 12,9%. Si sta anche cominciando a investire e questo è un buon segnale, in quanto non può esserci ripresa stabile senza investimenti: è molto importante che si risvegli il mercato interno, che è fatto da consumi e investimenti. Un po’ di luce in fondo al tunnel si vede, ma bisogna far sì che si crei un clima di fiducia che spinga gli investimenti, che generano posti di lavoro, che a loro volta alimentano i consumi. Insomma, i sintomi di una ripresa ci sono, ma bisogna sperare che sia l’economia reale a prevalere su quella finanziaria e che non si scatenino operazioni finanziarie come quelle dei mutui subprime nel 2007.

PozziMario Pozzi – Componente comitato esecutivo
Anche io, come tutti, mi auguro che la ripresa cominci al più presto anche se al momento mi sembra che i segnali siano troppo deboli per parlare di un’inversione di rotta. Per questo 2015 sono piuttosto pessimista, atteggiamento che di solito non mi è abituale. Dopo tanti anni di crisi, dubbi e cautela sono d’obbligo: non è solo da oggi che sentiamo parlare di ripresa, ma al momento non si è ancora verificata. Anche come imprenditore non ho riscontrato nessun segnale di ripresa, almeno per il mio settore, quello elettronico. Non mi sembra però che attorno la situazione sia molto migliore. È possibile che il Jobs Act costituisca davvero una svolta: servirà davvero ad aumentare le assunzioni? Staremo a vedere.

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