Adozioni: l’invito a crederci di Luca Trapanese, oltre le difficoltà e la burocrazia

L'amore non chiede permesso: nati per amare Nella foto: Luca Trapanese. [Sara Perego - Archivio Ufficio Stampa PAT]
"A chi vuole iniziare questo cammino dico: è al tempo stesso faticoso e meraviglioso"

Un invito a rilanciare le adozioni in Italia e a semplificare una burocrazia ancora troppo complessa è arrivato da Luca Trapanese durante il suo intervento al Festival dell’Economia di Trento. Accolto da un lungo applauso in piazza Fiera, lo scrittore ha affrontato il tema dell’affidamento e dell’adozione partendo dalla propria esperienza personale con Alba, la bambina con sindrome di Down che ha prima avuto in affido e poi adottato.

In dialogo con la giornalista Alessia Tripodi, Trapanese ha evidenziato come il sistema italiano necessiti di interventi concreti per favorire le famiglie che desiderano intraprendere il percorso adottivo. “In Italia, la legge sulle adozioni, seppur con piccole variazioni, è ferma dal 1983”, ha spiegato, sottolineando come il quadro normativo non abbia seguito i cambiamenti vissuti dalla società negli ultimi decenni.

Lo scrittore ha richiamato l’attenzione anche sul drastico calo delle adozioni registrato negli ultimi anni. “Se nel 2000 le richieste erano circa tredicimila, nel 2021 sono state appena la metà”, ha ricordato, definendo necessario un ripensamento delle procedure e dei tempi che spesso scoraggiano molte persone intenzionate ad accogliere un bambino.

Al centro dell’incontro anche il tema della burocrazia, considerata uno degli ostacoli principali per chi affronta percorsi di affidamento o adozione. Trapanese ha parlato della necessità di rendere più snelle le procedure amministrative e di garantire maggiore sostegno alle famiglie, soprattutto nei casi più delicati.

“Vorrei comunicare a tutti che la perfezione non esiste”, ha detto rivolgendosi al pubblico numeroso presente in piazza Fiera. Un passaggio con cui ha invitato a superare modelli ideali e aspettative irrealistiche legate alla genitorialità, ricordando come ogni famiglia viva difficoltà, fragilità e responsabilità quotidiane.

Nel corso del dialogo si è parlato anche dell’utilizzo dei social network, che Trapanese considera uno strumento utile per raccontare la realtà dell’adozione e della disabilità attraverso la vita quotidiana. “Possono diventare un’arma positiva”, ha osservato, spiegando come i social aiutino a far conoscere esperienze che spesso rimangono poco raccontate.

Non sono mancati momenti di commozione e le domande del pubblico, molte dedicate proprio alle difficoltà affrontate da chi sceglie la strada dell’affidamento o dell’adozione. In chiusura, Trapanese ha voluto lasciare un messaggio di incoraggiamento a chi desidera intraprendere questo percorso: “Bisogna resistere e crederci molto. È un cammino faticoso e meraviglioso”. Un’esperienza che, ha concluso, richiede responsabilità, pazienza e una forte consapevolezza del valore dell’accoglienza.

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