Siamo l’ultima banca locale del territorio

Dei diciotto istituti di credito presenti a metà del Novecento tra l'Altomilanese e il Varesotto, la nostra Bcc è l'unico rimasto con radici locali: un punto di riferimento per le comunità

Dal 2013, per l’esattezza dal mese di settembre, quando Banca di Legnano si è fusa nella galassia della Banca Popolare di Milano, la nostra Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate è rimasto l’ultimo istituto espressione del territorio tra il Varesotto e l’Altomilanese che, a cavallo del Novecento, ha visto la nascita di ben 18 banche.
A parte il comprensibile orgoglio, non può certo far piacere essere l’unico reduce della storia bancaria locale, perché quello che il territorio perde non lo riacquista più, tanto in valore aggiunto quanto in prospettiva. Chi è rimasto sul campo, infatti, a volte per pochi anni in altri casi per oltre un secolo, ha rappresentato un punto di riferimento per le proprie comunità locali e giocato un ruolo nello sviluppo economico, sociale e culturale delle nostre terre. E, infatti, sono tante le iniziative che sono state possibili solo grazie alla presenza di banche locali che hanno fatto da volano, e in alcuni casi anche da motore propulsore, alla nascita di aziende piccole e grandi, al concretizzarsi di sogni e progetti di artigiani, agricoltori, commercianti e famiglie, al realizzarsi di interventi strutturali e strategici sia per le piccole comunità locali sia per tutto il territorio nel suo insieme. E il ricordare la Mostra del Tessile di Busto Arsizio e quello che ha rappresentato negli anni basti come esempio.

Del resto, quelle nate tra Ottocento e Novecento sono banche che prendono le mosse o dagli storici industriali di quegli anni o dal mondo cattolico, con una differenza di base: le prime sono state banche d’affari a tutti gli effetti, le seconde hanno avuto in sé una profonda valenza cooperativa e di mutuo soccorso. Valori, questi ultimi, che non devono e non possono essere traditi. E non solo o non tanto perché stanno alla base dell’essere banca della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate, ma perché solo la reciprocità e la capacità di aiutarsi l’un l’altro nel rispetto delle regole e dei ruoli -quindi non l’assistenzialismo- sono davvero in grado di aiutare l’economia locale a svilupparsi e a ripartire.
Ma c’è un altro aspetto negativo dell’essere rimasti l’unico reduce della storia bancaria locale. Che forse è il peggiore di tutti. Significa che il nostro territorio è diventato, nella stragrande maggioranza dei casi, la periferia di enti che hanno il cuore, il cervello e gli interessi primari legati ad altre zone del Paese. Perché la vera forza, il vero valore aggiunto di una banca locale è quello di essere amministrata da persone del territorio, che conoscono la realtà e le speranze di una comunità e che, in generale, sostengono tanto il tessuto economico quanto quello associativo e culturale della propria gente. Del resto, tornando alla storia bancaria delle nostre lande, se le banche commerciali sono figlie dell’iniziativa degli imprenditori locali, quelle nate nell’alveo del mondo cattolico sono espressione della volontà di un’intera comunità locale e di tante persone pronte a rischiare in proprio assumendosi la responsabilità illimitata pur di dare vita ad un ente che li aiutasse a svilupparsi, a superare i momenti di difficoltà, a trasformare i sogni e le speranze in fatti concreti. Così fu per la Cassa rurale di Casorezzo (fondata nel 1896) e quelle di Inveruno (1896), la nostra Santa Margarita di Busto Garolfo (1897), Magnago (1902), San Magno di Legnano (1902), Magenta (1903) e Castano Primo (1909). Tutti istituti bancari che coincisero “quasi sempre con la circoscrizione del paese, richiedendo di norma all’aspirante socio il requisito della residenza o quantomeno quello dell’abituale dimora in paese -scrive il professor Pietro Cafaro, docente di Storia economica alla Cattolica di Milano, nel suo libro «Tra due fiumi», pubblicato proprio dalla nostra Bcc-. Il principio della solidarietà illimitata non poteva infatti che essere applicato in piccoli contesti comunitari, ove la conoscenza personale dei soci diventava essenziale per porre la società al riparo dai rischi di insolvenza economica”. Di quelle Casse, soltanto la nostra superò lo spartiacque della prima guerra mondiale. E miglior fortuna non è toccata a quelle che abbiamo chiamato le banche d’affari, volute dagli industriali locali del tempo, che caldeggiavano con forza la presenza del mondo imprenditoriale nelle istituzioni creditizie.
Ecco, così, nascere la Banca di Legnano (1887), la Popolare di Abbiategrasso (1890), la Banca di Busto Arsizio (1873) e la Banca di Varese (1899). E poi, per completezza, ci sono gli istituti nati tra i due fiumi nel Novecento: la Banca Alto Milanese (1922) e il Credito Legnanese (1923), la Bcc di Buguggiate (1982), incorporata nel 1999 nella Santa Margherita di Busto Garolfo, e la Bcc di Busto Arsizio (1996), che nel 1998 è stata assorbita dal Credito Valtellinese.

 

DAL CAMPO DEI FIORI ALL’ALTOMILANESE, LA STORIA DEL CREDITO DAL BASSO

Tra le tante banche nate tra il Campo dei Fiori e la piana dell’Altomilanese, e poi incorporate, fuse, sciolte oppure perite, ne spiccano sei i cui nomi sono più o meno conosciuti a tutti. Meno note, probabilmente, le loro parabole, in alcuni casi durate 50 anni, in altri oltre un secolo. Le proponiamo qui, in rigoroso ordine di nascita.

1873/1921 Banca di Busto Arsizio
(Banca Italiana di Sconto)

Fondata nel 1873 da un gruppo di industriali locali guidati dal barone Eugenio Cantoni, nel giro di qualche decennio la Banca di Busto Arsizio conobbe una forte espansione, prima rilevando la Banca di Vigevano, quindi incorporando (1911) la Banca di Verona. Mutata la ragione sociale in Società italiana di credito provinciale, nel 1914, in parte grazie all’apporto di capitali francesi, divenne Banca Italiana di Sconto, con sede a Roma. Fu il principale finanziatore dell’Ansaldo, che finì per diventare il maggior azionista oltre che maggior debitore. Dopo la guerra l’Ansaldo si ritrovò con un eccesso di capacità produttiva: la Banca Italiana di Sconto fu così travolta dalla crisi finanziaria e nel 1921 dichiarò fallimento.

1887/2013 Banca di Legnano

Fondata come società anonima l’11 giugno 1887, per volontà di alcuni imprenditori locali (Eugenio Cantoni, Gaetano ed Antonio Muttoni, Giovanni De Martini, Costanzo Canziani e Guido Bossi), contava su un capitale di 300mila lire e un totale di 1.500 azioni. La banca aprì al pubblico il 16 gennaio 1888 e nel 1905 aumentò per la prima volta il suo capitale, raggiungendo il milione e mezzo di lire. Lo sviluppo sul territorio la portò ad arrivare ad avere 117 filiali e un capitale sociale di oltre 472 milioni di euro.
Per quasi quarant’anni di proprietà della Banca Commerciale Italiana, nel 2001 il pacchetto di controllo venne acquisito dalla Banca Popolare di Milano, in cui la Banca di Legnano si è fusa il 14 settembre 2013.

1890/1995 Popolare di Abbiategrasso

Nata come cooperativa anonima nell’agosto del 1890 con l’obiettivo di sostenere gli imprenditori agricoli del territorio, la Banca Popolare di Abbiategrasso prese le mosse rilevando l’agenzia della Banca Popolare di Vigevano che era attiva ad Abbiategrasso fin dal 1873. Profondamente legata alla storia e allo sviluppo economico di tutta l’area abbiatense, la banca operò esclusivamente in provincia di Milano, dove arrivò ad avere 28 sportelli. Nel 1995, quando il suo fatturato ammontava a 22,4 miliardi di lire, la Popolare di Abbiategrasso venne incorporata nella Banca Agricola Mantovana, per stemperarsi completamente nel 1998 nella galassia del Monte dei Paschi di Siena, che la sciolse definitivamente il 22 settembre 2008.

1895/1992 Banca Cooperativa di Varese
(Credito Varesino)

È del 1895 l’iniziativa di alcuni democratici radicali che, unendo i maggiori esponenti del mondo economico varesino di parte democratica, danno vita alla Banca Cooperativa di Varese e Circondario, che nel luglio 1906 diventa il Credito Varesino. Tra sviluppo nazionale e internazionale, giri in borsa, anni sotto il controllo dell’Ambrosiano e intrecci con Roberto Calvi, nel 1984 il Credito Varesino diventa di proprietà della Banca Popolare di Bergamo, che lo incorpora nel 1992. Nel 2003 la “Banca popolare di Bergamo-Credito varesino” si fonde con la Popolare Commercio e Industria e la Popolare di Luino e di Varese dando origine a Bpu (Banche Popolari Unite), che, nel 2007 si fonde con Banca Lombarda per far nascere UBI Banca.

1922/1974 Banca Alto Milanese

Il 5 settembre 1922 Benigno Airoldi, allora ventunenne, costituì insieme ad altri soci la Banca Alto Milanese, con capitale sociale di un milione di lire. Nel 1948 la Banca concorse alla realizzazione dell’aeroporto internazionale della Malpensa, dove aprì uno sportello. Negli anni ’50, con un gruppo di industriali della zona, contribuì alla nascita e allo sviluppo della Mostra internazionale del tessile e nel 1953 aderì alla costituzione del Mediocredito Regionale Lombardo.
Nel 1971 si trasformò in società per azioni e presidente venne nominato proprio Benigno Airoldi, nel frattempo divenuto Cavaliere del Lavoro. Nel 1974 il Banco Lariano acquisì la maggioranza del pacchetto azionario della Banca e l’anno dopo la incorporò.

1923/1975 Credito Legnanese

Il 29 maggio 1923, nel giorno dell’anniversario della battaglia di Legnano, piccoli e medi imprenditori dei settori tessile e meccanico e banchieri milanesi creano il Credito Legnanese. Lo sviluppo fu legato essenzialmente al territorio e gli interessi si allargarono al campo delle gestioni esattoriali comunali e consorziali. Nel 1967 il pacchetto di maggioranza andò a Italmobiliare, da qui trasferito alla Banca Provinciale Lombarda e, nel 1974, fu acquisito dal Banco Lariano.
L’Assemblea straordinaria del 25 luglio 1975 deliberò la fusione per incorporazione del Credito Legnanese nel Banco Lariano, passato nel 1977 all’Istituto Bancario San Paolo di Torino, che dal 1998 divenne SanpaoloImi e dal 2007 Intesa San Paolo.