Contro la crisi, tavola rotonda degli artigiani

A Villa Corvini, incontro tra gli attori economici del territorio perché si torni a credere nell’economia sociale di mercato per dare valore alle imprese. La via d’uscita passa sia dal settore pubblico (riforme istituzionali urgenti) sia da quello privato (responsabilità soggettive)

02L’invito è arrivato da più parti: mettere mano alle riforme istituzionali e tornare alla responsabilità di ciascun attore economico. Per cercare di superare l’attuale crisi finanziaria occorre fare un passo indietro, ovvero rimettere al centro l’economia reale. Basta, quindi, con grandi operazioni finanziarie, che spostano solamente capitali ma non sostengono in modo concreto chi produce. Basta puntare ai guadagni facili e in breve tempo, che vanno incontro a rischi mai calcolabili fino in fondo. È uno stimolo a restituire fiducia dando valore al territorio, quello che arriva dal mondo economico. Le associazioni d’impresa, gli studiosi, le stesse istituzioni continuano a sottolineare la necessità di tornare al “locale”, per non restare imbrigliati in un sistema che non darà certo vantaggi alle famiglie. È, quindi, seguendo la strada che la nostra Bcc ha sempre percorso che è possibile provare ad uscire dalla crisi. La tavola rotonda, che è stata organizzata lo scorso venerdì 5 dicembre nella Sala Rossa di Villa Corvini a Parabiago dalla Confartigianato Altomilanese in collaborazione con il Comune di Parabiago e la Banca di Credito Cooperativo di Busto Garolfo e Buguggiate, ha infatti sostenuto la necessità di tornare ad un’economia sociale di mercato. Un’economia dove viene dato valore alle imprese che operano sul territorio. «Il credito cooperativo è una banca di tipo diverso e la nostra identità definisce la stessa nostra operatività quotidiana sul territorio -ha ricordato Luca Barni, direttore generale della nostra Bcc-. Questo non solo perché le Bcc si fondano su una matrice cooperativa, ma anche perché non abbiamo mai dimenticato la nostra funzione tradizionale: originiamo per gestire e non per distribuire.

03Ovvero, non spostiamo il rischio su terzi, ma vogliamo generare valore per il territorio dove operiamo». Un modo di operare che «poteva farci apparire come dei “panda in via di estinzione” -ha proseguito Barni- ma che ha pagato in termini di risultati: non solamente in occasione dell’attuale crisi, ma anche nel recente passato. Infatti, nonostante i nostri 111 anni di storia, negli ultimi quattro anni abbiamo raddoppiato sia gli impieghi, sia la raccolta ». Oggi, quindi, alla Banca di Credito Cooperativo non servono cambiamenti di rotta: «Continueremo sulla nostra strada -ha ricordato il direttore generale-. Continueremo a far dormire sonni tranquilli ai nostri clienti e a far guadagnare il territorio, operando in stretta sinergia con gli attori che lavorano su questo territorio. Vogliamo continuare ad essere l’approdo sicuro di sempre». Prodotti finanziari dalle promesse quasi miracolose, secondo Barni, portano «alla perdita del senso del rischio associato ad un’operazione creditizia. La nostra scelta, dimostrata anche da un codice di autoregolamenteazione che è stato approvato dal Consiglio di
Amministrazione già tre anni fa, è stata quella di non proporre mai obbligazioni con certi rating: siamo stati cauti, anche a costo talvolta di rischiare di perdere alcuni clienti. Facciamo guadagnare un po’ meno, ma facciamo dormire sonni tranquilli», ha ribadito. In un clima di grande incertezza e di grande sfiducia, soprattutto nei confronti del sistema bancario, la nostra Bcc, come tutta la rete del Credito Cooperativo, diventa quel punto fermo, solido e sicuro, al quale famiglie, ma soprattutto gli imprenditori, possono far riferimento. Del resto, è stato proprio il presidente di Confartigianato Altomilanese, Edmiro Toniolo, a richiamare l’intero mondo del credito al suo ruolo originario. «Il sistema bancario è chiamato a rivedere gli indirizzi strategici sui quali si fonda», ha detto Toniolo nell’incontro di Parabiago. 05«Occorre restituire un ruolo sociale alla finanza affinché possa essere uno strumento di sostegno all’economia reale: il mondo dell’artigianato è fatto da piccole aziende. È questo il mondo dell’economia reale». Dal suo punto di vista privilegiato, l’associazione di categoria vede una situazione non semplice: nel quarto trimestre del 2008, Confartigianato ha registrato un raddoppio del ricorso ai contratti di solidarietà rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Inoltre, c’è una forte richiesta di liquidità: «Nel 2007 i finanziamenti per liquidità che sono stati presentati rappresentavano il 67 per cento. Adesso ci troviamo in una situazione che sfiora l’80 per cento», ha rilevato Bruno Mazza, presidente di Artigianfidi Legnano. «Ci troviamo davanti ad un problema di economia reale e di lavoro. C’è un’elevata propensione al risparmio e questo è sintomo di un Paese che non si fida», ha sottolineato Davide Colombo, caporedattore del Sole 24 Ore, che ha coordinato la tavola rotonda in Villa Corvini. Persino le istituzioni locali hanno lamentato uno scollamento tra gli interventi fatti in sostegno dell’economia e il territorio. Il sindaco di Parabiago, Olindo Garavaglia, ha invocato una revisione del patto di stabilità, che «di fatto blinda gli investimenti degli enti pubblici, anche quelli virtuosi -ha osservato-. Non poter usare le risorse, pur avendole a disposizione, significa frenare l’economia. Rinviare opere pubbliche, oppure essere costretti a rinviare dei pagamenti, non aiuta certo le imprese che vengono chiamate a lavorare con gli enti pubblici». La via d’uscita alla crisi passa quindi da due canali: il primo, pubblico, che deve varare riforme istituzionali che non possono essere più rimandate. Il secondo, privato, che richiama alla responsabilità di ciascuno: gli imprenditori al loro ruolo di “fare impresa” e le banche al loro compito di sostegno all’economia. Le Bcc sono pronte. È stato lo stesso Alessandro Azzi, presidente della Federazione nazionale delle Bcc, in uno suo recente intervento, a riportare l’attenzione sulla «finanza mutualistica», affidandole una funzione specifica, «complementare rispetto alla finanza di tipo capitalistico». Ha spiegato Azzi: «Mentre quest’ultima “dà valore al mercato”, fatto di per sé positivo e rilevante, la prima, la finanza mutualistica, ovvero le Banche di Credito Cooperativo, “danno mercato a valori” quali mutualità, democrazia economica, reciprocità. E tutto questo rimanendo all’interno dei principi di base del mercato. Rispettando i criteri di efficienza, produttività, concorrenza, sviluppo. Per questa ragione, la finanza cooperativa può essere strumento strategico per attuare il progetto di una economia di mercato che integri i valori della persona e della relazione, dell’efficienza e della solidarietà».

0 replies on “Contro la crisi, tavola rotonda degli artigiani”